Chiedilo al tuo capo…

Chiedilo al tuo capo, quando è ora di lasciare un posto di lavoro. Lui te lo racconta volentieri; un po’ ogni giorno.
Anzi, accontentati di ascoltare e guardare, non serve neppure chiedere! Ma ascoltare e osservare devi, altrimenti potresti non accorgertene. E questo non è bene, soprattutto per te.

Ma cosa ti racconta il tuo capo?
Ti racconta quanto gli interessa ancora il suo (e il tuo) lavoro, quanta grinta ha, qual è il suo livello di engagement.
Anzi, fa addirittura meglio; te lo mostra in modo inequivocabile, quando decide che non è più tempo di allegre cene, uscite in compagnia, gite, aperitivi…

Molto spesso infatti accade che la crescita aziendale venga associata ad una spiccata formalizzazione dei comportamenti, come se si dicesse:

nessuno prende più davvero le cose con passione, ma dobbiamo lavorare ancora di più e meglio!

Che senso ha questo pensiero? Le cose si complicano, ma lasciamo perdere ciò che ci unisce davvero?

Ecco, quando ti accorgi che sta accadendo questo, se sei un dipendente puoi iniziare a guardarti attorno; se invece sei un titolare sta attento a non perdere i tuoi collaboratori migliori.

Grazie per l’attenzione!

[Foto scattata nella catena delle Maddalene (TN), ottobre 2017]

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Sviluppo organizzativo 2^ parte

Il gioco di squadra presenta molte sfaccettature e rappresenta una chiave interpretativa fondamentale sia del benessere organizzativo, che della produttività interna e della soddisfazione del cliente.

Insomma, non ci interessano eroi o solisti, ma persone intelligenti, capaci davvero di vivere e lavorare assieme agli altri.

 

Grazie per l’attenzione!

“Cambiare? E’ impossibile!”

Balle!

Guarda il video e leggi l’articolo, poi ripensa a quanto rischi di perderti ogni giorno!

 

Andrea Dovizioso è stato fino a circa un anno fa un pilota serio e onesto.

Poi ha “scoperto” di essere un campione, l’unico che quest’anno ha sempre sconfitto il fenomeno Marquez negli scontri diretti.

Cosa è cambiato in lui?

Ha CAMBIATO il modo di vedere le cose, concentrandosi sui particolari e facendosi aiutare da professionisti esperti, perché se punti ad essere il migliore, le competenze ed i metodi di cui ti circondi non te li puoi inventare, ma debbono essere di grande qualità, come i risultati che vuoi ottenere.

Andrea afferma convinto:

Ho capito che spesso troviamo scuse per i nostri fallimenti invece di affrontarli.

Ne è scaturita una maggiore capacità di arrivare preparato all’evento, ma anche di saper gestire quelle situazioni al limite che spesso concorrono a fare la differenza nei risultati. Una differenza che pesa anche psicologicamente, in positivo e in negativo e che, indubbiamente, finisce per influenzare la propria percezione in termini di efficacia personale, di autostima e, in conclusione, di approccio alle situazioni future.

Cambiare si può; costa fatica e impegno, ma ti permette di passare dal ruolo di comprimario a quello di fuoriclasse.

E scusa se è poco. Immagina la soddisfazione per te e la qualità dell’esempio che generi su chi ti sta vicino!

Qui il link all’articolo de La Stampa che racconta la trasformazione.

Grazie per l’attenzione!

“Non venitemi poi a dire che non ve l’ho detto!!!”

Riesci sempre ad essere chiaro nella tua comunicazione aziendale, soprattutto nella definizione degli incarichi?

Le persone con cui lavori non si lamentano mai di non sentirsi ascoltate quando esprimono perplessità circa il ruolo assegnato?

Capita spesso che non si ricordi bene cosa è stato delegato e a chi?

…..

E non ti dà forse fastidio tutto questo?!

 

E qui trovi utili suggerimenti per migliorare la tua delega; inizia subito a farne tesoro!

Grazie per la tua attenzione!

Libertà di fare la differenza

Cosa ha fatto la differenza oggi?

«Tutto conta. Oggi ho vinto per un niente, so non ci credi, se non lavori sui dettagli non vinci una gara così. Mentalmente, con la lucidità, porti a casa tantissimo. Sto capendo che posso vincere in MotoGP, sono più consapevole del mio potenziale. Chi ti sta vicino te lo dice spesso, ma se non arrivano i risultati lo mandi a quel paese. Invece lavorare su certi aspetti ti aiuta a capire che ci sono i modi per migliorare».

Queste frasi sono di Andrea Divizioso, tratte da moto.it.

Direi che c’è da riflettere!

Libertà? Scusa, in che senso?!

Certo!

Libertà per l’imprenditore di poter fare il suo VERO mestiere, quello di scegliere, di dirigere, di migliorare, di fiutare il mercato. Intraprendere, appunto, e non limitarsi a “fare”; per  quello esiste la delega.

La libertà si conquista lavorando secondo due linee d’azione parallele, ma strettamente interconnesse e in grado di influenzarsi reciprocamente in modo positivo e virtuoso:

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Fare ordine: l’efficienza di un’impresa dipende in gran parte dalla chiarezza dell’impianto organizzativo e dalla funzionalità operativa che caratterizza i principali processi. Creare le condizioni per migliorare queste due situazioni risulta particolarmente importante nei periodi difficili e di crisi, quando il margine economico va ricercato soprattutto nella capacità di ridurre i costi e le diseconomie, aumentando produttività e rendimento. Fondamentale risulta pensare e sviluppare le capacità professionali del personale, con particolare riferimento alle competenze-chiave (cioè quelle che possono contribuire al successo dell’azienda) e alle competenze distintive, che invece costituiscono e rendono riconoscibile lo stile e le peculiarità proprie dell’impresa e contribuiscono a distinguerla dalla concorrenza agli occhi del cliente.

Costruire clima: é cambiato il rapporto impresa-cliente. Questa la sfida da vincere per l’imprenditore, nella consapevolezza che non sono più solo il marchio o il nome a condurre il gioco, ma le scelte del cliente. Credibilità, attenzione e fiducia costituiscono fattori imprescindibili, indispensabili per rendere concreta la qualità offerta. Ad essi è strettamente connesso il valore dell’organizzazione e la capacità della stessa di raggiungere gli obiettivi definiti. Per riuscire a prendersi cura in modo davvero completo dell’esperienza del cliente, risulta fondamentale sviluppare una buona capacità di ascoltare, di conquistare l’attenzione e la fiducia dell’interlocutore, fattore per nulla scontato in un tempo in cui le persone sono soggette ad un eccesso di informazione, spesso di bassa qualità.
A tutto questo concorre in modo determinante la motivazione del personale e la qualità del clima interno. E chi se ne può prendere cura se non l’imprenditore?

Vuoi poter fare davvero il mestiere che ami?
Bene! Comincia(amo) da subito a prenderci cura di questi due pilastri della libertà imprenditoriale.