Il tempo, la gestione del tempo, la costruzione della tua soddisfazione.

Certo!

Proprio questa è la chiave di volta della soddisfazione personale.

 

Gestire il tempo in modo efficace significa per me tre cose ben precise, che ho voglia e desiderio di condividere con te e con chi parteciperà al nostro dialogo:

  • Avere un progetto d’insieme della propria vita, dove mondo personale e professionale si integrino in modo positivo e coerente, riuscendo a convivere e a corroborarsi reciprocamente;
  • Essere convinto che il senso di ciò che sto facendo è essenzialmente nel percorso che compio ogni giorno ed avere la convinzione che questo percorso sarà tanto più mio quanto più lo conquisterò con scelte personali, frutto di decisioni su dove porre le mie priorità e quindi su dove concentrare il mio tempo, 
  • Agire di conseguenza, sviluppando un sistema personalizzato di pianificazione e programmazione, in linea con la propria personalità e la propria visione del mondo, che sappia sfruttare gli strumenti più utili, ma lasci spazio alle esigenze personali di rilassamento e risulti coerente, almeno in prima istanza, con le abitudini di vita più efficaci.

 

Certo, sono perfettamente conscio che ogni giorno molte persone e situazioni “lavorano contro”, ma quello che mi sta particolarmente a cuore è il fatto che io stesso, tu, noi non lavoriamo contro di noi, contro i nostri obiettivi, i nostri sogni, la nostra soddisfazione, la nostra vita.

 

E questo accade se non sai dove vuoi andare, se non hai definito cosa veramente costituisce la tua priorità, rispetto alla quale concentrare sforzi, attenzione, crescita, energia, entusiasmo.

 

Fermarsi ogni tanto a dialogare con te stesso è essenziale per definire proprio questo: cosa ti interessa davvero e cosa in fin dei conti ti distrae e non ti appaga… e dunque è meglio lasciarlo perdere.

 

Gestire con efficacia e soddisfazione il proprio tempo è questione di benessere e di risultati: Domenico De Masi racconta a me e a te come

 

 Il lavoro creativo è sempre a tempo pieno: chi è assillato da un problema che richiede soluzioni ideative (un artista, un pubblicitario, un imprenditore, un artigiano, un professionista) non può interrompere il filo del pensiero così come l’operaio, al suono della sirena, interrompeva la sua prestazione alla catena di montaggio. Il cervello del creativo, una volta impegnato su un certo problema, lavora senza sosta (in ufficio, a casa, nella veglia, nel sonno e nel dormiveglia) fin quando non arriva l’intuizione geniale, l’insight risolutivo. …

Il tempo libero è aumentato grazie al progresso tecnologico, all’igiene, all’alimentazione, alla medicina, alla farmacologia, all’informazione, alla scolarizzazione, che hanno consentito in due sole generazioni di raddoppiare la lunghezza della vita media.

Eppure, soprattutto i maschi hanno la sensazione che il tempo a loro disposizione non sia aumentato affatto e che occorra accelerare i ritmi, affrettarsi, programmare minuziosamente ogni loro giornata per non restare indietro. Ma indietro a chi e a cosa?…

Il tempo libero è sempre stato considerato meno utile, meno importante, meno etico, meno complesso del lavoro, per cui gli sforzi educativi sono stati concentrati su quest’ultimo….

A queste aberrazioni conduce un modello di vita per cui i cittadini (soprattutto maschi) hanno bandito l’arte di vivere bene il proprio tempo. Il problema della felicità, dunque, non coincide con il problema del progresso tecnologico, della ricchezza e dell’efficienza produttiva, visto che i popoli tecnologicamente più progrediti, economicamente più ricchi e organizzativamente più efficienti vedono crescere di giorno in giorno le loro contraddizioni e le loro inquietudini. Contraddizioni e inquietudini di un modello che noi rischiamo di importare attraverso la globalizzazione.

 

 

Che ne dici?

Pensaci, ci rivediamo domani!

 

Grazie per la tua attenzione ed i commenti che vorrai proporre!

1 comment

  1. Si effettivamente penso che il progresso (cosi’ come la globalizzazione) e’ un po’ come il coltello:
    possono essere tutti e due usati in modo diverso: un modo “buono” e uno “cattivo”.

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