Come si scrive un curriculum vitae! (E come io leggo i curricola!)

Come leggo i curricola! I mitici CV.

Ovvero… come mi approccio alla selezione del personale.

Innanzi tutto preciso una cosa, decisamente importante: la selezione del personale è un’area del lavoro che mi piace e che svolgo volentieri. Credo questo sia indispensabile per affrontare, condurre e portare a termine efficacemente un’attività di questo tipo, anche nella fase ‘solitaria’ di lettura dei CV.

Bene: come leggo i curricola; cosa cerco nei curricola?!

Nel CV non vedo un ‘formulario’ più o meno ben compilato, ma una persona più o meno ‘convinta’ di ciò che scrive; e dunque più o meno convincente.

RItengo che questa sia la metacomunicazione del CV, che fa emergere la persona e la sua personalità, il suo stile. E questa è secondo me un’attenzione tanto più importante – da parte del candidato – quanto maggiore è il rischio ‘omologazione’, ad esempio una selezione cui partecipino molti neo-laureati/diplomati, i cui CV si presentano molto simili tra di loro in termini di ‘cose fatte’.

E sta dunque alla persona arricchire le ‘cose’ con il proprio ‘valore aggiunto’.

Il ‘senso’ e l’entusiasmo/motivazione si colgono soprattutto da come è scritto il CV, più che da cosa vi è riportato. Si tratta – in sostanza – di far immaginare a chi legge la persona che c’è dietro il CV.

Il tutto va letto tenendo conto di due aspetti:

  • vale la pena far seguire il colloquio?
  • è molto più ‘semplice’ aggiungere conoscenze e competenze al profilo professionale di una persona, che cambiare gli atteggiamenti ed i comportamenti organizzativi della stessa.

Un piccolo accenno su come vedo il lavoro, posto che questo diventa il ‘punto di vista’ dal quale esamino i CV.

Il lavoro si compone di ‘cose da fare’ e di senso.

La competenza professionale è saper fare delle cose, conoscere il modo in cui vanno fatte e il perchè è importante farle; della competenza professionale è componente fondante e fondamentale la consapevolezza professionale.

Più una persona mira ad raggiungere una posizione di responsabilità ed autonomia, più deve avere la capacità di padroneggiare il senso di ciò che fa e di comprendere ed interpretare il contesto in cui agisce.

Nel curriculum cerco la capacità del candidato di fare e di capire, l’entusiasmo per l’attività svolta nella posizione cui si riferisce la ricerca di personale, perchè quella è la chiave del ‘successo’ della persona e dell’accordo azienda-lavoratore.

Certamente nel CV di un giovane ricerco un potenziale da sviluppare e la ‘voglia’ di essere compartecipe di questo investimento, ovviamente non fine a se stesso, ma utile anche all’azienda. Più che le competenze acquisite mi interessa l’atteggiamento ed il comportamento di apertura e motivazione all’apprendimento. Intendo il potenziale in termini di autonomia, flessibilità, responsabilità, qualità tanto più importanti quanto più è snella l’organizzazione di inserimento e complesso/dinamico il contesto di attività.

Da un adulto mi aspetto invece una base definita e strutturata sia in termini di competenze che di comportamenti organizzativi; cerco la presenza di conoscenze e competenze tecnico-procedurali e di abilità gestionali (metodo) ben sperimentate.

Bene, grazie per l’attenzione e al prossimo articolo, che approfondirà al colloquio di selezione e pubblicato il 15 dicembre.

Questo post è ‘dedicato’ in special modo ai colleghi Consulenti del lavoro delegati della Fondazione Consulenti per il lavoro ed ai laureandi della Professoressa Passamani dell’Università degli Studi di Trento, Facoltà di Economia.

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Andrea Pozzatti

2 comments

  1. Gentilissimo Andrea,
    le tematiche Delega, Selezione del personale e ..aggiungerei Gestione risorse umane, sicuramente m’interessano particolarmente.
    Trovo chiare e lineari le “Tue linee guida”,
    trovo altrettanto “difficile” metterle in pratica!
    Potresti darmi un consiglio?
    Cordialità

  2. Bene Maria,
    ecco tre cose che ritengo essenziali nella gestione delle persone:
    1. avere ben chiaro cosa si vuole raggiungere in termini di organizzazione del proprio ufficio e di ruolo di ognuno dei propri collaboratori, sia oggi che in futuro;
    2. dedicare tutto il tempo che serve a costruire il percorso verso l’obiettivo organizzativ-gestionale individuato;
    3. considerare i collaboratori come persone e dunque non ignorare problemi, aspettative, tipori che essi possano avere come individui, oltrechè come lavoratori.
    Applica queste indicazioni e poi fammi sapere.
    A presto.

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