Crisis, what crisis?

Ovunque legga, guardi, ascolti la parola d’ordine è crisi.

Crisi! Crisi con annessi e connessi… pessimismo, austerità, riduzione, contenimento…

Devo confessarti che la cosa comincia a stufarmi.

Eh sì!

Perche da quando sono nato questa parola rimbalza periodicamente nelle mie orecchie.

Negli anni settanta la crisi dello shock petrolifero, con domeniche in bici e temperature contingentate al ribasso. Poi la crisi da baby boom, con i turni pomeridiani alle scuole per carenze di aule. A fine decennio la crisi degli anni di piombo, con omicidi, tensione, scontri, occupazioni, ecc.

Negli anno ’80 la crisi economica e dell’occupazione, con licenziamenti, cassa integrazione, i contratti di formazione lavoro. Sullo sfondo poi, periodicamente riacutizzantesi, le crisi internazionali dovute alla guerra fredda ed agli ‘scazzi’ delle due superpotenze; inoltre lo sfondo grigiosangue dei morti da eroina.

Negli anni ’90 le periodichè strette di cinghia per rientrare negli ormai mitici paramentri europei, le crisi asiatiche, la guerra nei balcani, le bottiglie d’acqua minerale ‘battenti bandiera’ albanese, l’inizio della bolla (balla?) speculativa delle dotcom.

Per il nuovo millennio non hai che da pescare nel mazzo; che preferisci?!?

  • lo ‘spettro’ del millennium bug (ma ti ricordi quanta ansia per nulla!!)
  • i poveri morti delle Torri Gemelle
  • il conseguente shock mondiale
  • l’esplosione della globalizzazione e della minaccia cinese
  • il terrorismo ed alla paura di volare
  • le ‘crisi personali’ di fronte ai check in aeroportuali
  • i mutui subprime
  • la paura per la sicurezza personale
  • ….

Che ne ho tratto??

Che ogni volta ne sono/siamo usciti e che molto spesso il ‘castello’ che mi/ci eravamo costruiti in testa preventivamente si è sfaldato un pò alla volta, lasciando intravedere un ‘mostro’ molto più abbardabile del previsto.

Mi sono allora convinto a cercare di vedere il futuro un pò più roseo di come i mass media tendono a rappresentarlo, profondamente convinto della veridicità dell ‘profezia che si autoavvera’. Cioè, se vado incontro al domani convinto che sarà difficile e brutto, tutte le mie scelte saranno sulla difensiva, di chiusura, denoteranno mancanza di fiducia e dunque difficilmente coglierò le possibili occasion (perchè tanto andranno male) o farò investimenti (perchè tanto non saranno positivi) ecc.

Mi sono persuaso che non c’è ‘la’ crisi, ma periodicamente avvengono dei fenomeni di riequilibrio e di evoluzione del mercato e della società, rispetto ai quali bisogna adeguarsi e modificare un pò comportamenti ed abitudini. Ma se ne esce generalmente vivi e non troppo sofferenti.

Se mi volgo indietro e guardo la mia vita fino ad ora, non posso certo dire che ciò che non ho realizzato è stato causa delle ‘crisi’ attraverso le quali è passata la mia generazione.

Considera la ‘crisi’ una fase, come un’altra; considera che fa più danni il timore di ciò che potrebbe avvenire, che cio che avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Considera anche che i mezzi di comunicazione hanno da tempo operato la scelta di alzare i toni e calcare la mano sulle parole, quindi credo sia utile se tutti noi, nel leggere titoli ed articoli, facciamo una buona tara a tutto ciò che ci viene propinato. Per il mio e tuo benessere psicologico, in primis… e per amor di verità!

Penso che l’errore più grande sia credere troppo alla crisi e comportarsi di conseguenza, rinunciando a crescere, investire, fare qualità, soddisfare il cliente.

Anzi, da evitare questa spirale negativa che unisce pessimismo (= minor entusiasmo) a tagli (= minori risorse) ottenendo come risultato un’offerta di minor qualità. Questa finirà con lo scontentare il cliente che presumibilmente si rivolgerà altrove e indurrà ulteriore pessimismo e tagli e minor qualità e…..

…. e dove si va a finire?

E’ certo meglio che il cliente che si rivolge a te trovi serenità ed ottimismo (= sicurezza nelle tue capacità e positività verso il futuro) e ti possa considerare il suo personale baluardo rispetto ad un pessimismo dilagante!

Grazie per la tua attenzione!

http://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoavvera

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3 thoughts on “Crisis, what crisis?

  1. Sono d’accordo con l’atteggiamento di Andrea. La vita economica (e non solo) dei popoli è costellata di “cicli” ai quali gli esseri umani hanno il dovere di adattarsi senza perdere fiducia. E’ vero anche che, in tempi di crisi, occorre essere meno rilassati ma non per questo meno impegnati o meno gioiosi o meno entusiasti o meno propositivi. Io applico un metodo semplice: mi adatto serenamente ad un utilizzo più oculato del denaro (se necessario elimino il superfluo, tanto è superfluo…) e continuo ad avere gli stessi atteggiamenti positivi in quello che faccio ma, soprattutto, in quello che penso. Mi serve per non perdere quel minimo di passione che è indispensabile a combattere atteggiamenti depressivi e non abbassare il livello di qualità della vita. Perchè poi, alla fine, è la qualità della nostra vita quotidiana che perde punti. E con lei si abbassa la qualità dei nostri rapporti con gli altri. Lavoro e privato.

  2. Ciao Andrea….
    ecco il mio contributo:

    Condivido pienamente il tuo post e mi collego però al tuo commento (18-02) qui sopra:
    Ognuno è portatore di “ottimismo” o di “pessimismo” e quello “sociale o di massa” non è altro che la somma di tutti quelli individuali.
    E’ la solita vecchia storia… <>

    Beh la mia risposta è: sicuramente SI!!!

    Ok… questo è solo un pensiero… gli altri se volete su: http://www.ottimismo.info

    Un saluto caro a tutti
    Sebastiano

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