Cosa vuol dire… essere nel flusso 1^ parte

Teoria dell’esperienza ottimale (M. Csikszentmihalyi e altri)
Vorrei parlare brevemente di una teoria di psicologia sociale che ritengo interessante e che proporrò per sommi capi.

Riguarda la qualità dell’esperienza, lo sviluppo del comportamento e la costruzione della personalità individuale, con una particolare attenzione alla relazione con i processi di evoluzione della cultura a cui gli individui appartengono.

Essa fa parte di quel filone di studi che, negli ultimi decenni ha portato la ricerca ad occuparsi di indagare modelli positivi di funzionamento e dello studio delle risorse della persona per contribuire al percorso di crescita e di integrazione nel contesto sociale, piuttosto che delle situazioni problematiche o di deficit.

Nello specifico l’approccio rappresentato si ispira al concetto aristotelico di eudaimonia, cioè di felicità che fa riferimento alla soddisfazione individuale ed all’integrazione positiva con il contesto sociale di riferimento, in un processo di socializzazione ed integrazione reciproca che genera benessere.

Trae spunto da uno studio che ricercava i motivi per i quali le persone in taluni casi svolgono attività difficili, spesso pericolose, talora a rischio, senza che sia presente alcun tipo di ricompensa materiale o comunque quando questa rappresenti solo un elemento secondario del sistema di gratificazioni tratte dall’individuo. L’esame di centinaia di soggetti e l’indagine rivelò come essi condividevano uno stato soggettivo simile e tanto positivo da spingerli a prolungare ed a ricercare nuovamente l’esperienza. L’esperienza provata venne frequentemente descritta utilizzando la metafora di “una corrente che li trasportava”.

L’esperienza ottimale (il flow, la corrente che trasporta) è uno stato complesso in cui i processi cognitivi, motivazionali e affettivi interagiscono ed operano in modo integrato rispetto alle capacità ed alle aspettative della persona, così come si sono costruite nel tempo, sia rispetto alle richieste del contesto esterno attivo in quel momento.

Non è semplicemente un’esperienza di picco, estasi o esaltazione; si tratta invece di una condizione piuttosto strutturata e ricorrente, legata a situazioni quotidiane, comunque in grado di generare un significativo livello di coinvolgimento.

Il flusso di coscienza rappresenta uno stato soggettivo per cui l’individuo è talmente coinvolto in ciò che sta vivendo, da dimenticare ogni altro elemento esperienziale (es. ricordi passati, problemi contingenti, attività da svolgere nell’immediato futuro, ecc.) per focalizzare la propria cognizione e immergersi totalmente nella situazione in atto, il qui ed ora.

Grazie per la tua attenzione!

 

Vedi anche:

https://obiettivoefficacia.wordpress.com/2008/12/20/stay-on-the-blue-groove/

1 comment

  1. mi sono letta e riletta due volte questo articolo perché certi punti mi affascinavano proprio (e malgrado la mia formazione non specialistica, credo di aver capito qualcosa)..ti volevo fare i complimenti per questo blog molto interessante: io ho scoperto da qualche mese le mappe mentali e mi sto interessando molto al tema e liminari, per cui devo dire che averti trovato (in realtà tu hai trovato me ;-)) è stato proprio fortuito! buon lavoro
    panzallaria

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