Organigramma, organizzazione e ruoli professionali: due chiavi per leggere tempi e metodi di lavoro

Leggendo i due commenti fino ad oggi pervenuti da parte dei Divi Claudii in calce all’articolo in materia di tempi e metodi di lavoro, ho pensato di approfondire il tema, secondo due punti di vista distinti ma sinergici.

Come sempre, mettiti comodo e guarda il video!

Leggi l’articolo correlato!

Grazie per la tua attenzione.

3 comments

  1. Andrea, buona serata.
    Concordo in generale sull’impostazione data a “Organizzazione e Ruoli”. Sono sorpreso quando affermi che se il collaboratore non condivide il percorso, bisogna cambiarlo. Sarei più dell’idea di fare un tentativo più soft (sik!!!): IMPORRE il sistema. Capisco non sia il massimo ma sostituire una persona che è con te, magari da qualche anno, non è facile. Alla fine noi vogliamo migliorare l’attività di studio utilizzando un programma che intende prima organizzare il lavoro e, contestualmente, rilevare i tempi nel suo percorso. L’obiettivo è avere uno strumento “oggettivo” per finalità premiali. Credo che, se i passaggi vengono spiegati in modo chiaro, difficilmente non si arrivi ad ottenere condivisione anche perchè il “non collaborativo” crea problemi al gruppo. Sai quanto io sia positivo!!! Se insiste nel non collaborare nonostante le imposizioni, a quel punto è “il gruppo” che lo espelle ma ………….
    certamente abbiamo perso solo un gran P.ST.L. !!!!!
    Ciao
    Claudio

  2. Ciao Claudio e ben ritrovato sul blog, come sempre apprezzo la tua attenzione e le tue parole.
    Quando dico ‘se il collaboratore non condivide il percorso…’ sottintendo che sia stato costruito un percorso di condivisione degli obiettivi dello dello studio o dell’azienda sia con il gruppo che con il singolo.
    Solo se non si riesce a costruire la condivisione e se la persona diviene una ‘nota stonata’ che rischia di ‘rovinare’ il suono dell’insieme, allora è importante intervenire in modo netto.
    Conosco molto bene tutto il lavoro che si fa per inserire e formare i collaboratori e so che un addio non è mai indolore; penso però non sia mai utile far durare oltre termine i rapporti che non sono più condivisi. Molto difficilmente ne può uscire qualcosa di buono, sia per il singolo che – soprattutto – nei confronti del gruppo.
    Ciao.

  3. Guarda, se ti avessi risposto prima di Claudio (ma i Claudii non stanno monopolizzando il blog?) ti avrei evidenziato le medesime perplessità. Mi aveva colpito (e non la riconoscevo in te) quella drasticità che poi hai ampiamente chiarito nella tua risposta. Insomma a mali estremi…..estremi rimedi. Ok. Io nel percorso che sto compiendo all’interno del mio studio, mi sono accorto (ma non voglio cantar vittoria) che le idee chiare da parte mia e della mia “socia”, si traducono in disponibilità delle collaboratrici, anche quando ciò che viene richiesto loro è “impopolare”. Il tuo blog, caro Andrea, mi sta aiutando molto, anche se molte delle cose che leggo (te l’ho già detto in un’altra occasione) appaiono scontate. Ma quando ragioni sulla loro ovvietà, ti accorgi che lo sono idealmente, ma non nella pratica quotidiana. Che ti devo dire…..se son rose fioriranno.
    Ciao e a presto, Claudio

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