ORGANIZZAZIONE AZIENDALE E BENESSERE: capire lo stress per non subirlo (1^ parte)

Stress!!

Che brutta cosa! O non del tutto?!

Con il termine stress intendiamo una reazione d’adattamento che l’individuo mette in atto rispetto ad una sollecitazione proveniente dall’ambiente esterno.

È un fenomeno assolutamente normale, che non può essere evitato e verso il quale, dunque, è possibile soltanto operare in termine di migliore o peggiore strategia di adattamento.

I fattori scatenanti la reazione di stress sono detti stressors e possono essere di natura fisica (ad es.: rumore, calore, vibrazioni, affollamento, ecc.) o psicologica; in questo secondo caso, la valutazione è estremamente soggettiva e personale. Il fattore di stress può essere concentrato e distinto, ad esempio un incidente, oppure, come generalmente succede, prolungato in un ripetersi di situazioni interpretate negativamente dal soggetto.

Rispetto alla strategia di risposta allo stress, abbiamo due polarità opposte in termini di atteggiamento

  • Distress: quando si ha il fallimento adattivo della risposta psicofisiologica di stress
  • Eustress: la persona attua la propria energia in modo efficace e ben mirato, in relazione al raggiungimento dei propri scopi ed obiettivi.

Tieni inoltre conto di due specifiche relazioni:

  • Stress e caratteristiche della persona
  • Stress e processi di adattamento

Per quanto attiene il rapporto fra stress e caratteristiche personali, la maggior parte degli studi recenti sul tema, fanno costante riferimento alla stretta interconnessione esistente fra persona ed ambiente ed a come le caratteristiche della personalità possano costituire elemento di facilitazione o di complessità rispetto a tale interazione.

Viene sostanzialmente rilevato, come le personalità che meglio riescano ad interagire con il contesto, quindi ad adottare strategie che limitano il distress, sono capaci di utilizzare approcci positivi, che si caratterizzano per la capacità di impegnarsi in ciò che si sta facendo (commitment), per la convinzione che il proprio agire possa influire sul corso degli eventi (control), per l’apertura verso il nuovo ed ai cambiamenti (challange).

Secondo Kobasa, questa strategia facilita l’adattamento (coping). Viene definita vigoria psicologica (hardiness); le personalità così connotate presenterebbero migliori capacità di risposta, che si manifesterebbero in un minor numero di malattie psicosomatiche.

In diretto riferimento vi è la teoria di Rotten, che identifica due tipologie di persone: a locus of control interno ed esterno. Nel primo caso, la persona è convinta che successi ed insuccessi siano direttamente connessi alle proprie capacità e quindi siano gestibili; nel secondo caso la persona si sente invece in balìa dell’esterno.

Friedman e Roseman legano la maggiore o minore capacità di rapportarsi con l’ambiente e quindi di gestire lo stress, con l’insorgenza di patologie cardiovascolari. Personalità caratterizzate da iperattività, ambizione, impazienza nel raggiungimento degli obiettivi e nel bisogno di ottenere riconoscimento sociale, cosiddette di tipo A – coronary prone, manifestano maggiori probabilità di sviluppare la patologia. All’estremo contrario si pone la personalità di tipo B.

Sulla stessa linea Zuckerman sottolinea come la propensione al rischio derivi dal fatto che nell’uomo esiste un bisogno generico di attivazione, chiamato arousal, che in alcune persone si concretizza in una ricerca attiva di situazioni di rischio, di novità, di complessità (sensation seeking).

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