Ma dove andiamo?

Dovremo con questo prender atto che la complessità italiana è essenzialmente complessità culturale. La crisi che stiamo attraversando ha bisogno quindi principalmente di uno scavo e di messaggi che facciano autocoscienza di massa
(di massa e non di piazza, come pensano affabulatori in cerca di autostima).
In una società che ha sempre fatto paradigma di se stessa (senza uniformarsi ad impulsi e dispositivi dati in precedenza) tale autocoscienza di massa può nascere solo dalla consapevolezza che la strategia dell’offerta continuata giova al tardo capitalismo, ma non alla gente comune; che occorre contrastare tale strategia, sottraendosi il più possibile ad essa; che occorre ricominciare ad esprimere domande autonome; che occorre, in parole già dette, “tornare a desiderare”; che occorre perciò sviluppare una mente immaginale, capace di innovare pensieri e richieste. E forse quel che dobbiamo desiderare è questo ritrovare una mente in opera, un riarmo mentale più che morale.

L’anno zero della contrattazione. La maggioranza degli italiani sembra ormai convinta che la crescita di competitività di cui il sistema-Paese ha bisogno non possa avvenire senza un surplus di impegno da parte di tutti. Circa l’80% si dichiara d’accordo sul fatto che la retribuzione dei lavoratori dovrebbe essere collegata per una quota significativa alla produttività individuale. Una delle strade da percorrere è il rilancio della contrattazione decentrata. Nell’ultimo decennio, tra le aziende industriali con oltre 20 addetti il ricorso alla contrattazione di secondo livello è andato progressivamente diminuendo: se alla fine degli anni ’90 il 43,4% delle aziende aveva sottoscritto nel corso del decennio (1990-1998) almeno un contratto integrativo aziendale, coinvolgendo il 64,1% degli addetti, nel 2008 la percentuale è scesa al 30,6% e quella degli occupati al 54,4%.

 

Sono alcuni passaggi dell’introduzione al Rapporto Censis 2010 che ti consigli caldamente di scorrere, almeno nei primi punti.

Sono minuti ben spesi, per non dipingere un quadro senza cornice.

Qui trovi la sintesi del

One thought on “Ma dove andiamo?

  1. Mi aveva incuriosito già il tuo primo post dell’articolo del Corriere della Sera e, quindi, domenica sera sono andato sul sito di CENSIS. La “lettura” sociologica del lavoro credo sia fatto assolutamente essenziale per interpretare il “mondo lavoro” e per immaginarne delle soluzioni attraverso la traduzione dei fenomeni e l’utilizzo mirato della tecnica. Il mondo in cui operiamo non è interno alla società, ma probabilmente E’ LA SOCIETA’ e le nostre conoscenze tecniche devono essere al suo servizio. Ciao, Claudio
    P.S.: l’entusiasmo della domenica sera mi ha portato anche a registrarmi sul sito del CENSIS

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