Ordini professionali: e se valesse la pena provare a sparigliare?

Claudio:

Sottoscrivo. Non sarebbe male che questo possa diventare un luogo di dibattito “laico” sulla funzione degli Ordini Professionali. Se si ha la capacità di fare autocritica (individuale e collettiva) e quindi essere laici rispetto all’approccio alla problematica, probabilmente ci renderemmo conto che gli Ordini godono di privilegi (a dire il vero sempre meno) che non trovano rispondenza nella necessità per cui sono stati creati. E l’autocritica fa sempre bene se si vuole immaginare un futuro migliore. Ciao

La Costituzione della Repubblica Italiana, art.41 e la madre di tutte le liberalizzazioni.

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata a fini sociali.

Essere un Ordine professionale oggi significa vedere costantemente girare a spire più o meno ampie avvoltoi pronti a prendersi la polpa e a lasciarti solo le ossa, per quanto ben lucidate e ripulite.

Da qualche mese e soprattutto nelle ultime settimane le spirali dei voli si sono fatte più aggressive e ravvicinate. L’Ordine professionale è inquieto, non gli pace il futuro che altri vogliono dipingere per lui. Una sera, prima di coricarsi, gli capita di leggere una frase di Zygmunt Bauman, che gli sembra indicare la via da seguire:

Sfuggire all’incertezza è il tacito presupposto di qualsiasi immagine della felicità.

Prima di addormentarsi riflette sulla situazione e cerca di esaminare con oggettività la situazione:

  • gli sembra evidente che nel contesto economico di uno stato moderno possano convivere ed integrarsi utilmente attività organizzate in forma d’impresa (con prevalenza di organizzazione, capitali e risorse immateriali) e forme di attività libero-professionale (prevalenza della componente intellettuale, assetti organizzativi snelli, limitato investimento in termini di capitali).
  • Questa è una caratteristica propria del sistema economico italiano, pensa, che larga parte ha avuto nello sviluppo economico del dopoguerra, attraverso la collaborazione fra questi due pilastri. Ora uno si vuol mangiare l’altro in una sorta di lotta dove il più forte cannibalizza l’altro, per consolarsi della propria incapacità di ampliare il proprio mercato all’estero, ove davvero avrebbe senso competere, senza cercare scorciatoie in casa.
  • Che fare allora? Occorre cambiare la prospettiva. Ecco il sogno dell’Ordine professionale, quella notte: per prima cosa è importante far riconoscere il valore economico e sociale, nonché la modernità della libera professione. Questo modo di vedere il lavoro e la professionalità valorizza le competenze individuali, la creatività e la libera iniziativa dei singoli, senza dover ricorrere a strutture, risorse, capitali ingenti. E’ una modalità estremamente moderna per permettere a molti giovani di giocarsi le proprie chances senza vincoli d’ingresso particolari.
  • Ma tutto questo ora non conta; serve un agnello sacrificale per poter effettuare il sacrificio che scacci la tempesta.
  • Ma l’agnello non ci sta e pensa di diventare tanto grosso che non sia possibile sgozzarlo sull’altare.
  • Allora chiama a raccolta tutti quelli che condividono il suo punto di vista, anche se non propriamente suoi simili, cioè Ordini professionali, purché condividano la sua visione.
  • Stende un Manifesto da far condividere e organizza in tempi strettissimi una Convention alla quale invita tutti coloro che svolgono un’attività riconducibile al manifesto. LinedIn, Facebook, Twitter si rivelano una miniera.
  • Dalla Convention esce un soggetto politico ampio e diffuso, che riesce a rappresentare quanto lui da solo non riusciva a fare.
  • Gli avvoltoi hanno trovato pane per i loro denti.
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7 thoughts on “Ordini professionali: e se valesse la pena provare a sparigliare?

  1. sarò antico man non ci sto . non mi piace questa idea. tempo fa ero a pranzo con un rappresentante della confindustria settore turismo, ipotizzava la rottamazione delle licenze delle piccole pensioni in nome della liberalizzazione. gli ho risposto che non si può pensare a distruggere quello che già c’è per poter crescere noi , anche perchè quello che voleva distruggere era ciò che aveva fatto crescere l’Italia in quel settore. non si può cancellare con un colpo di spugna le nostre radici (radici dell’economia italiana) con affetto antonio

  2. Ciao Antonio e grazie per la tua attenzione.
    Comprendo il tuo punto di vista.
    Sparigliare non nel senso di cancellare ma di distruggere.
    Io sono convinto che stiamo vivendo un passaggio epocale – soprattutto noi europei – di tale importanza che non credo che chi rappresenta i soggetti politici attualmente in auge abbia compreso e sappia interpretare e gestire.
    Tutti noi viviamo la sensazione di non capire, di smarrimento di fronte ad una realtà che ha una faccia privata, il mondo attorno a noi che nel complesso funziona, ed una pubblica, istituzionale e globale della quale capiamo assai poco. E quel poco che capiamo non ci rassicura.
    L’Ordine cui sono iscritto nacque poco più di trent’anni or sono per normare una professionalità che già esisteva e chiedeva rappresentazione.
    Perché ora questa rappresentazione non potrebbe avere forma diversa?
    Perché è la forma che oggi non appare più efficace per tutelare e promuovere la sostanza.

  3. Sono d’accordo con Andrea, ci possono essere forme diverse per rappresentare la nostra professionalità … ma fa un pò male sapere che tutti i nostri sacrifici (praticantato svolto dopo il lavoro quotidiano, anni passati sui testi per provare a superare l’esame a discapito degli affetti familiari, la lotta quotidiana che stiamo facendo da qualche anno a questa parte per difendere la nostra professionalità da attacchi esterni di chi, con proposte da specchietto per le allodole, ci sottrae clientela approfittando della crisi economica attuale e proponendo tariffe assurde) sono stati vani e che, da domani, forse chiunque potrebbe fare il nostro lavoro senza un minimo di professionalità, ma soprattutto senza decoro e correttezza. Non oso immaginare tra qualche anno quale sarà la mole di lavoro di chi dovrà sistemare i danni della poca competenza e professionalità che si diffonderà con l’abrogazione degli ordini professionali. Forse è il caso che ci prepariamo a questo? Un saluto a tutti e …. buone vacanze!!

  4. Il fatto di aver sopportato dei sacrifici, di per sé, non legittima la permanenza delle condizioni che ci hanno imposto di sopportare quei sacrifici. Cerco di essere più chiaro: se i nostri genitori hanno sopportato la seconda guerra mondiale, non per questo auspicano un’altra guerra per i propri figli. Si tratta di governare il cambiamento nella maniera più utile possibile per tutti (“Sfuggire all’incertezza è il tacito presupposto di qualsiasi immagine della felicità”), convinti che si va a costruire meglio di ciò che si distrugge. Il “sogno dell’Ordine di Andrea” mi pare presagisca una diversa forma e non una diversa sostanza del contenuto. Lo condivido questo sogno e anzi auspico che esso “contamini” anche ciò che non è libera professione . Ovvero che il “valore economico e sociale” sia una stella polare anche dell’impresa, pur mediandosi con capitale e risorse. L’art. 41 della Costituzione recita questo. E a chi oggi dice che occorre modificarlo perché “ciò che non è vietato sia consentito”, non posso dirgli di non condividerlo, semplicemente non lo capisco.
    Una cosa è certa: ne vedremo e sentiremo ancora delle belle. Noi, dal canto nostro, potremmo esercitarci in un compito: scrivere ciascuno di noi un articolo di quel manifesto che per ora ha soltanto una rappresentazione onirica.

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