Comunicazione negoziale: quando cala l’entusiasmo deve scendere in campo la competenza

Accade frequentemente di essere coinvolti in nuovi progetti, iniziative, percorsi.

Ecco allora che si forma un gruppo di persone, fra loro sconosciute o quasi, che condividono l’entusiasmo per questa nuova attività.
L’entusiasmo è un collante molto forte, favorisce un legame saldo ma flessibile, aiuta ad essere disponibili, tolleranti, flessibili.

Un po’ alla volta la situazione si normalizza e, quando occorre distinguere i ruoli, assumere responsabilità, prendere decisioni, quelli che sembravano obiettivi comuni si riempiono di distinguo individuali.
La coesione iniziale comincia a mostrare le prime crepe, emergono personalismi ed obiettivi individuali; ognuno vede nel gruppo uno strumento per soddisfare qualche proprio bisogno.

Il sistema-gruppo sembra non essere in grado di resistere all’entropia generata da egoismi, ambizioni e gelosie, a meno che non emerga la capacità di negoziare tra interessi distinti il perseguimento di un obiettivo comune, che possa in qualche modo soddisfare le aspettative individuali.

Proprio in queste settimane sto assistendo ad una di queste parabole, da splendida opportunità ad occasione persa, e mi rendo conto di come un gruppo non sia in grado di autogestire naturalmente il passaggio dall’entusiasmo iniziale ad una maturità organizzata e condivisa, se una leadership attenta e competente non si pone come tessitore di interessi individuali, evitando che gli stessi portino il gruppo stesso verso il proprio dissolvimento.
Serve tempismo, capacità di ascolto (anche critico), assertività, autorevolezza; poi il gruppo e con lui il progetto riprendono quota.

Grazie per la tua attenzione!

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3 thoughts on “Comunicazione negoziale: quando cala l’entusiasmo deve scendere in campo la competenza

  1. ottima analisi!
    rimarco i passaggi sensibili: leadership e individualismi.
    la leadership deve essere sostanziale; se è solo di forma siamo di fronte ad una barca magari anche con buoni rematori ma, inevitabilmente, destinata a schiantarsi sugli scogli poichè manca il timoniere.
    individualismi: sono le eccellenze del gruppo, se ci troviamo di fronte a singoli che vogliono apportare i propri “talenti” per la miglior riuscita del progetto comune. dunque, le individualità devono essere in equilibrio e non in preda a (eccessive) manie di protagonismo.
    bello sarebbe saper sempre riconoscere le persone “giuste” con le quali fare gruppo…
    un caro saluto,
    Alberto

  2. Giusto. Condivido le tue riflessioni.
    Quando si costituiscono questi gruppi di lavoro è molto facile e frequente che l’individualista prenda di prepotenza il sopravvento su gli altri e non lasci emergere chi ha effettivamente le capacità di “tessitore” o “coordinatore” di tutte le capacità individuali per raggiungere l’obiettivo comune.

    La difficoltà sta proprio:
    – oltre che nel riconoscimento delle persone “giuste” del gruppo, anche nel riuscire a fare gruppo tra persone che si incontrano per la prima volta
    – nell’istaurazione di corrette relazioni tra i componenti che permettano di far emergere le potenziali capacità individuali di ognuno per il raggiungimento dell’obiettivo per il quale è nato gruppo

    ……ma quanto è difficile tutto questo……..
    .
    …….mi chiedo: ma io sono capace di fare gruppo senza , inconsapevolmente, ingerire sugli altri?????

    Insieme ad un caro saluto ti dico GRAZIE….

  3. Gestire un gruppo significa necessariamente persuadere le persone ad assumere comportamenti ed atteggiamenti coerenti con i risultati che il gruppo si è posto.
    Altrimenti non parliamo di un gruppo, ma di un insieme destrutturato di persone.
    Nel voler influenzare gli altri in sé non va letta un’ accezione negativa, anzi, se esistono presupposti etici condivisi, il gruppo è uno strumento straordinario per raggiungere traguardi condivisi altrimenti irraggiungibili.
    Certamente se il gruppo è costruito e gestito esclusivamente per tornaconto personale la situazione è ben diversa.
    Un caro saluto!

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