Organigramma e organizzazione aziendale: hai mai sentito parlare dell’alchimista organizzativo? (II parte)

Ma che razza di individuo è l’alchimista organizzativo?
Proviamo ad entrare assieme nel suo laboratorio e vediamo come lavora; non servono pentoloni fumanti e misteriosi ingredienti esoterici. Piuttosto il contrario: idee chiare e coraggio di credere nel proprio progetto; crederci al punto tale da risultare credibile ed autorevole rispetto ai propri compagni di viaggio.

Ecco gli ingredienti propri del vero alchimista organizzativo:

  • un traguardo da realizzare,
  • persone scelte in modo coerente con il ruolo che verrà loro richiesto,
  • uno stile di leadership che permetta ad ognuno di loro di far emergere i propri talenti ma che non sacrifichi assolutamente la finalizzazione del gioco di squadra, anzi che riesca a far raggiungere al gruppo risultati che individualmente sarebbero inimmaginabili.

Ora che abbiamo scoperto gli ingredienti, vediamo come l’alchimista li combina nella ricetta. Innanzi tutto non si accontenta dei primi ingredienti che trova, anche se apparentemente simili a ciò che gli occorre, ma va alla ricerca delle persone che quanto più possibile sono in linea con la squadra che vuole formare e con il traguardo da raggiungere. Per fare questo egli deve sapere con buona certezza ciò che sta ricercando, sia per selezionare correttamente sia per far crescere in modo adeguato alle proprie esigenze.

L’alchimista ha iniziato in questo modo a produrre le basi dell’armonia che intende ottenere, ma sa bene che per raggiungere il suo traguardo deve operare scelte veloci ed agire con altrettanta rapidità, senza peraltro sconfinare nella fretta. Gli serve dunque poter contare anche su un buon ritmo, poiché dell’armonia fine a se stessa non sa cosa farsene. Egli vuole condurre un’organizzazione vincente, infatti, non gestire un gruppo affiatato.

E’ ben coscio, inoltre, del fatto che ogni progetto che si rispetti non può pretendere di ipotecare del tutto il futuro; anzi, nel periodo attuale, il progetto avrà tante più probabilità di avere successo quanto più sarà in grado di interagire con il contesto, sfruttando nel modo migliore tutti gli spiragli, anche minimi, che si andranno creando e riuscendo a tamponare le difficoltà che, inutile nasconderselo, emergeranno.

Dunque create le premesse per l’armonia, in prima battuta l’alchimista organizzativo si dedicherà ad assicurarsi di raggiungere ed essere in grado di mantenere il ritmo necessario per raggiungere il proprio traguardo. Lavorerà dunque per mettere le persone in grado di interpretare il ruolo affidato coerentemente con le attese sia in termini di performance individuale che di comportamenti organizzativi attesi. Inizialmente si concentra per fare in modo che tutto quanto è ascrivibile alla routine venga operato con un buon grado di autonomia e con la competenza professionale necessaria affinché le persone coinvolte siano davvero responsabile a pieno titolo del lavoro che svolgono. Chiaramente questo risultato richiede attenzione e tempo, poiché consiste nell’accordare progressivamente il sistema creato, fino a quando non offra una base ritmica soddisfacente.

Quando l’alchimista ha messo a punto la base del suo sistema, dovrebbe essere in grado di percepire un suono armonico, costante continuo, ritmico ma piacevole; è vero, ho scordato di dire che una delle armi della competenza di un buon alchimista è l’orecchio, con cui praticare con costanza l’ascolto attento.

Bene siamo arrivati alla fase più interessante e divertente dell’opera alchemica; che fa dunque l’alchimista quando ha stabilizzato in modo armonico il ritmo operativo della propria organizzazione?

Grazie per la tu attenzione e a giovedì per la continuazione di questa appassionante avventura!

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