Comunicare il lavoro

Comunicare il lavoro. Questo il titolo proposto dai colleghi Calabresi, in occasione del loro recente Congresso Regionale.

Un titolo, una frase solo apparentemente semplice ed innocua, dietro la quale in realtà si cela una domanda insidiosa, che merita una risposta importante, che cerchiamo di dare.IMG_1532

Quindi il lavoro non va solo fatto, ma anche comunicato?

Certo, comunicare il lavoro è necessario ed importante.

Con un’avvertenza altrettanto importante: in un mondo invaso da una valanga di comunicazione, spesso pessima, che procede per tweet e slogan è fondamentale comunicare bene, per essere ascoltati e compresi.

Dunque al professionista è conviene imparare a comunicare in modo professionale, rappresentando anche in questo modo la natura del proprio lavoro.

Comunicare il lavoro rappresenta un’esigenza ed un’opportunità, per un professionista e per la categoria.

In questa fase economica nella quale la forbice tra qualità e quantità si divarica sempre più, diventa essenziale posizionarsi sul ramo della qualità, quello del valore aggiunto e della produzione di reddito, mentre il ramo della quantità si associa a margini ridotti, che richiedono volumi elevati.

Scegliere la qualità significa sapersi distinguere e promuovere, rendendo evidente agli interlocutori come si sia in grado di offrire un valore importante e difficilmente imitabile

Comunicare la qualità del lavoro proprio e dello studio è fondamentale per muoversi verso quel ramo della forbice che è proprio del professionista, mentre molti interlocutori vorrebbero porlo sull’altro, definendolo “mero intermediario”.

Il professionista stesso, se non fa brillare il proprio lavoro finisce per rimanere con fastidio imprigionato in questo gioco al ribasso, riducendosi ad un calimero intermediario.

Il professionista può curare il proprio lavoro anche attraverso la comunicazione del valore che produce per il cliente, avendo l’accortezza di considerare come spesso, al cliente, sfugga proprio questo valore, mentre rimane più evidente il prodotto, l’adempimento, che, ahimè risulta più imitabile e meno personale.

Nel rapporto con il mercato va da sé che realizzare gli adempimenti, seppur in modo impeccabile, non è più sufficiente.

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Occorre distinguersi e promuoversi (cioè diventare davvero bravi e riuscire a crearsi le credenziali presso il cliente ed il mercato) per riuscire a essere competitivi rispetto ad una concorrenza aggressiva e spesso decisamente cruda.

Ma anche il cliente ci mette del suo, puntando l’attenzione, spesso da noi ben supportato per carità, quasi esclusivamente al prezzo e dunque al costo unitario dell’adempimento.

E dunque il professionista deve per forza puntare a “spiegare” e a far comprendere quanto valore ci sia nel suo lavoro, pena il misconoscimento ed il venir meno di una fedeltà, oggi quanto mai importante.

Il comune denominatore è la complessità montante e la necessità di gestirla efficacemente: le due armi sono la competenza e la tecnologia:

  1. La competenza professionale deve essere aggiornata per supportare il CdL quando esce dal suo studio e si dedica al mercato; anche il tradizionale passaparola positivo non si sviluppa più autonomamente, ma richiede di essere promosso e coltivato, curando la relazione col cliente e la qualità dell’esperienza che questi vive con lo Studio;
  2. La tecnologia è importante per aumentare la visibilità del professionista e dello Studio, per diffondere un’immagine di competenza ed efficienza, per fare in modo di “essere trovato”.

Ma anche attraverso software dedicati alla gestione della relazione con il cliente (CRM customer relationship management), per migliorare l’interfaccia fra studio ed azienda, creando un canale privilegiato che concorra a promuovere e ad alimentare il legame studio-azienda, riuscendo a compensare la calante tendenza alla fidelizzazione espressa dal cliente

Attraverso le piattaforme di dialogo è inoltre possibile scambi are prodotti, servizi, offrire contenuti, acquisire input, promuovendo al contempo l’idea di uno studio dinamico, al passo con i tempi ed in grado di supportare davvero un cliente, anche oltre le sue aspettative immediate.

In questo campo è importante trovare una soluzione che offra un servizio ma anche che sgravi il professionista da incombenze lontane dalle sue priorità professionali, che lo hanno trasformato in un amministratore di sistema.

In questo modo la tecnologia costituirà il sistema nervoso dello studio e non fonte di esaurimento nervoso per titolare e collaboratori.

Insomma, il lavoro non basta più farlo, ma serve anche comunicarlo.

E anche questo va fatto “da professionisti”

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2 thoughts on “Comunicare il lavoro

  1. E’ questo il momento buono per “comunicare” il lavoro: tanto più la situazione è difficile tanto meglio dovremmo imparare a comunicare anche i nostri salti mortali per dare una ottima prestazione in questa nebbia causata da ignoranti presuntuosi! Buon lavoro a tutti!

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