Di cosa parliamo oggi?

Già, di cosa parliamo oggi? E domani?
E ieri, di cosa abbiamo parlato? E la settimana precedente?
E quando parliamo, che parole usiamo?

Parlare, in azienda, è un fatto naturale.
Meno abitale, da parte dell’imprenditore, è prestare attenzione alla qualità della comunicazione interna, alle battute, ai dogmi e alle frasi fatte che vengono dette ed accettate senza riserva.

Come le parole definiscono il mondo, così la comunicazione interna caratterizza l’azienda e la connota nel bene e nel male, suggerendo cosa è giusto o sbagliato (in termini relativi, s’intende), quali traguardi possono essere raggiunti e quali no, fino a dove è lecito pretendere e conveniente impegnarsi, e così via.

I sedimenti minuti che la comunicazione interna rilascia quotidianamente concorrono lentamente, sommessamente ma inesorabilmente a connotare l’azienda e a conferirle atteggiamenti e comportamenti che si radicano e finiscono con l’influenzare fortemente il quotidiano.

A questo punto un imprenditore intelligente (determinato ad essere vincente), ma anche un dipendente che abbia a cuore l’azienda dove lavora, dovrebbe non solo riflettere, ma anche domandarsi quanto il proprio modo di comunicare sia una espressione di interesse e di partecipazione verso il proprio lavoro e verso l’azienda.

E chiaramente questo compito è proprio delle elites di un’organizzazione, dalle quali è lecito attendersi un agire responsabile e ponderato e non soltanto una operatività fine a se stessa e meramente distinta dalla consapevolezza propria di chi non solo lavora in un’azienda, ma anche per quell’azienda, nei confronti della quale prova appunto un sentimento di interesse e, perché no, di amore professionale.

Sono le elites a generare lo storytelling interno di ogni organizzazione, rendendosi cura della costruzione di senso rispetto al lavoro ed alla azienda loro e dei colleghi. Si parla molto poco di questo tema, ma è bene considerare come esso sia sempre presente nel quotidiano di ogni impresa e come possa essere dirimente nei momenti di cambiamento e passaggio, quando i vincoli economici e le esigenze di mercato spingono ad un’evoluzione, che però cozza contro la rigidità di abitudini e credenze. Abitudini e credenze costruite e rafforzate ogni giorno dalla stessa azienda che ora necessità di cambiare passo e modo di pensare.

Come fare?
Ascolta ogni giorno le parole e la comunicazione che circola in azienda; è tutto vero quello che si dice? Il tenore della comunicazione è coerente con gli obiettivi e con il percorso che l’azienda sta affrontando? Nelle parole e nelle frasi cogli spirito positivo, motivazione, rispetto reciproco e voglia di collaborare?
Se ci sono coerenza, motivazione, rispetto, bene; altrimenti è meglio provvedere e cercare di cambiare il tiro, pena il dover rinunciare ai traguardi previsti (ammesso che sia possibile farlo).
Aspettare che la musica cambi da sola, come sempre, non serve a nulla, se non a peggiorare le cose.

Grazie per la Tua attenzione!

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