Il regolamento aziendale

[In fondo quello che leggerai ora lo sai da tempo, solo che forse… te ne sei dimenticato…]

Il termine regolamento non ti tragga in inganno; quello che intendo non ha nulla a che spartire con documenti tipo il mitico e famigerato “regolamento condominiale”.

Le regole condivise sono lo strumento che ci permette di stare assieme, collaborare, ottenere quei risultati che altrimenti da soli non potremmo mai raggiungere e, perché no, trovare quelle soddisfazioni non solo economiche che sono “il sale” del lavoro.

Se ci pensi bene, i bambini imparano presto, che per giocare assieme, divertirsi e limitare i litigi, devono darsi delle regole. E’ questa la prima cosa che fanno quando si incontrano, in modo da sottrarre meno tempo possibile al gioco ed al divertimento.
Come molte cose che da piccoli ci vengono naturali, anche questa la dimentichiamo crescendo e, credimi, non è affatto un bene!

Per vivere e lavorare assieme occorrono regole condivise, che aiutino ognuno a trovare i propri spazi, essere utile e sentirsi realizzato, senza pestre i piedi agli altri.
Chiaramente per raggiungere traguardi elevati, servono buone regole ed un elevato livello di adesione e condivisione; se vuoi essere un imprenditore vincente non puoi assolutamente trascurare questo aspetto.

In azienda ci sono persone con aspettative diverse e devi tenerne conto se vuoi davvero costruire il loro coinvolgimento.
Se nei confronti dei dipendenti storici va concordato un nuovo livello di engagement con l’azienda, verso i giovani va invece offerto un modello da seguire, che costituisca riferimento professionale e relazionale, per garantirne una crescita coerente con le esigenze di produttività e clima interno.
Proprio per questo motivo e dando ulteriore corso alle soluzioni indicate, ti consiglio caldamente l’adozione di un regolamento aziendale di foggia moderna (cioè non dedicato soltanto agli adempimenti procedurali, ma soprattutto ai comportamenti sostanziali e quotidiani), che aiuti a comprendere le attese del titolare e a chiarire a tutti le regole del lavorare e dello stare assieme.

La costruzione di questo documento aziendale costituisce uno strumento utile ed importante nelle sapienti mani di un imprenditore vincente.
Può validamente diventare il fil rouge che lega e conferisce senso alle varie fasi del lavoro che andremo a svolgere e ne rappresenta un esito concreto e rivolto a tutti i dipendenti, nessuno escluso.
Del resto un buona negoziazione aiuta a costruire engagement e partecipazione; insomma a “giocare assieme” divertendosi e ottenendo risultati migliori.

Come una volta!

Grazie per la tua attenzione.

[Immagine tratta dalla serie TV How i met your mother]

2 comments

  1. Buona sera Dott.Pozzatti,

    Il suo articolo mi ha fatto tornare alla mente, non senza commozione, i primi giochi fatti con gli amici delle scuole elementari e le discussioni per stabilire le regole da rispettare durante il gioco.
    Poi mi sono ricordato che, un pò più grandicelli, in corso d’opera venivano aggiunte delle regole strane tipo “chi segna il prossimo gol ha comunque vinto la partita” a significare quella voglia di primeggiare che iniziava a far capolino nei nostri comportamenti.
    Oggi da grandi hai voglia a ricordarti di quando eri bambino e così, nonostante la vigenza del “Codice della Strada” le infrazioni, anche mortali, si contano numerosissime.

    Il regolamento aziendale può rappresentare lo strumento per stabilire quelle regole condivise che aiutino a “giocare assieme” magari divertendosi nell’ottenere risultati di livello.

    Certo occorre che l’imprenditore punti ad un regolamento non di tipo tradizionale che si limiti ad elencare i comportamenti ammessi e quelli sanzionabili, ma ad un regolamento di tipo innovativo che punti primariamente a comunicare ai collaboratori l’insieme dei valori e lo stile dell’azienda.

    Un regolamento di questo livello può costituire un valido strumento a cui ogni collaboratore può attingere affinché, partendo dalle “mansioni” assegnate, possa approdare a ricoprire un “ruolo” che sia appunto in sintonia con i valori e lo stile dell’azienda.

    Sono temi che sottendono “valori culturali” che hanno a che fare anche con la percezione che abbiamo di noi stessi posti in relazione con gli altri.

    Il suo articolo, oltre che farmi riflettere, mi ha fatto tornare alla mente due vecchie canzoni del duo Gaber-Luporini, “la parola io” che evidenzia i nostri limiti e “la canzone dell’appartenenza” che rappresenta quello che potremmo essere.

    Grazie.
    Stefano Piron

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