Il segreto dell’evoluzione dell’impresa

Oggi voglio parlarti del rischio reale, che ogni giorno una parte del tuo tempo sia dedicata a costruire vincoli e non opportunità, per la tua azienda o per il tuo studio professionale.

L’evoluzione dell’impresa passa attraverso la capacità dell’imprenditore di rimodulare il proprio ruolo, in relazione al mutato fabbisogno che deriva dalla crescita dell’azienda sul mercato ed ai conseguenti cambiamenti organizzativi interni.

Come un bravo allenatore, egli deve saper adeguare il proprio stile di lavoro alle caratteristiche del nuovo campionato, ogni qual volta ottiene una promozione e porta la sua squadra a giocare in una serie superiore.

Rimanere bloccati e fissi in un’unica declinazione dell’essere imprenditori non giova all’azienda.

Anzi!

Le stesse caratteristiche che ne hanno determinato la crescita e lo sviluppo, se non vengono aggiornate per tempo, rischiano di determinarne il blocco o addirittura l’involuzione, attraverso la generazione di vincoli del tutto inutili.

Accade sovente che l’imprenditore non si accorga di questa contraddizione, restando convinto della bontà del proprio agire; del resto lo ha portato fino a lì!

Perché mai non dovrebbe continuare a funzionare?

Proprio questa incapacità di guardarsi dall’esterno, senza coinvolgimento emotivo, rappresenta il rischio principale in cui non deve cadere il titolare di un’impresa in evoluzione.

Una delle capacità fondamentali da mettere in campo, per garantire lunga, sana e prospera vita alla sua creatura, sta nel non innamorarsi del proprio metodo di lavoro, accorgendosi per tempo di quando è ora di cambiarlo. Accettare che si possa (e si debba) agire diversamente non è motivo di debolezza, bensì ragione di crescita.

E così deve fare anche per le persone attorno a sé; difficile trovare compagni di viaggio capaci di interpretare al meglio ogni terreno. Dunque nulla è per sempre, anche se rimane fondamentale lasciarsi con stile e possibilmente in modo consensuale, dopo aver fatto tutto il possibile per supportare e favorire la crescita della persona, in modo coerente con l’evoluzione aziendale.

Ma allora, cosa deve fare periodicamente un titolare, per scongiurare il pericolo di essere egli stesso il creatore dei vincoli che bloccano l’azienda?

(Semplicemente) Fermarsi e riflettere sulla propria esperienza quotidiana e sui risultati che genera; quali sono soddisfacenti e quali no? Quali possono essere le contromisure da prendere per evitare di continuare ad ottenere esiti poco coerenti con le attese? Si vede in grado di affrontare la situazione da solo, o serve un esperto che lo possa aiutare a vedere ciò che guarda ma non coglie e ad agire di conseguenza per sciogliere i vincoli?

Il primo passo è dunque connesso alla gestione del proprio tempo da parte del titolare ed alla sua capacità di individuare dei momenti dedicati a riflettere sul modo in cui affronta il ruolo. So benissimo che il quotidiano urge, ma se permette alle urgenze di assumere il comando della propria agenda, accetta implicitamente di divenire una variabile dipendente del sistema che ha creato; e questo non va bene. Un po’ alla volta finirà per trovarsi seriamente vincolato.

Dunque, l’inizio del cambiamento passa attraverso il porre attenzione a quei particolari, che nel quotidiano altrimenti sfuggono e che invece vanno interpretati e compresi, perché sono sintomi delle priorità su cui operare. Questa è una delle attività che competono all’imprenditore, eventualmente anche attraverso l’intervento di un esterno che sia meno coinvolto e dunque più sereno ed oggettivo nell’analisi dei vincoli che bloccano l’evoluzione aziendale.

Quello che è certo, è che non si può far finta di niente, se non accettando il rischio di pagare per questo un prezzo alto, spesso esageratamente alto e di ritrovarsi vincolato da lacci e laccioli decisamente fastidiosi!

Grazie per la tua attenzione!

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