Imparare la leadership

Oggi voglio ritornare sulla magia della leadership, che aiuta il capo a raggiungere gli obiettivi definiti e a far star bene i propri collaboratori.

Alcuni giorni fa, nel corso di un webinar dedicato al ruolo della leadership in momenti cruciali, due partecipanti hanno sollevato due temi davvero cruciali:

  • la solitudine del leader
  • la differenza, talvolta macroscopica, tra capo e leader.

Non c’è che dire; entrambe queste considerazioni sono assolutamente valide.

Trovo che la solitudine del leader, qualora crei delle difficoltà, possa essere affrontata in modo positivo evitando l’accentramento e la polarizzazione e favorendo una certa diffusione della leadership stessa, lungo le linee fondamentali della struttura. Sto pensando ad un processo di contaminazione con comportamenti organizzativi positivi quali: senso di responsabilità, autonomia, capacità di lavorare in team, consapevolezza organizzativa. Attraverso questo processo, il leader può riuscire ad operare nei confronti dei collaboratori più stretti una delega maggiormente efficace e di conseguenza può contare sul fatto che essi fungeranno da cinghia di trasmissione affidabile verso il resto della struttura e nei confronti del cliente. Questo può essere un modo per sentirsi meno soli nell’affrontare momenti cruciali della gestione aziendale e poter contare anche sull’apporto costruttivo di altri membri della struttura nella definizione delle decisioni e in una attuazione più celere e convinta delle stesse.

Per quanto riguarda invece il rapporto fra capo e leadership, credo che mai come ora sia necessario affiancare alle doti di resilienza una notevole capacità di empatia.

Infatti, certamente è fondamentale saper superare le situazioni complesse, e apprendere dall’esperienza per passare ad un livello superiore; usare le esperienze anche negative come occasioni di sviluppo. È uno stile, questo, che può far parte del quotidiano di ogni leader. Ma è uno stile anche lavorare quotidianamente sull’empatia, riconoscendo (finalmente!) il ruolo giocato dalle proprie e altrui emozioni rispetto alla qualità dell’ambiente di lavoro e all’efficacia dei processi. In questo modo è possibile migliorare la capacità di interagire con gli altri e gestire una rete di relazioni di qualità.

Si tratta di due piste di lavoro che possono aiutare il leader (o il capo) a diventare più consapevole e competente. Ogni situazione è una buona occasione per migliorare imparando dai propri errori (e per essere pronti quando arriva l’occasione propizia).

Serve energia (fisica e psichica) per agire e per imparare e dunque è importante la cura di sé. Aiuta assumersi la responsabilità di leggere con occhi oggettivi la situazione, per poi affrontarla in modo diretto, senza pregiudizi o ipocrisia.

Agire significa dunque misurarsi apertamente e serenamente con se stessi e aver voglia di imparare qualcosa per la volta successiva, evitando di ricadere in schemi di comportamento poco efficaci e poco apprezzati dai collaboratori.

Grazie per la tua attenzione e Forza!

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