Imprese familiari: qual è il giusto mix fra altruismo(?) e masochismo?

Questo post nasce da una mia certa esasperazione, che nasce dall’arrogante ignoranza di molti imprenditori, che decidono in modo assolutamente arbitrario di servirsi della propria azienda (o studio professionale) per risolvere propri problemi familiari.

La follia – altro termine non mi esce – di pensare di risolvere un problema creandone uno maggiore; maggiore perché coinvolge più persone che non centrano nulla ma devono subire, a testa china (?).

Cosa intendo? Mi riferisco alla scelta di inserire nell’organico dell’impresa familiari inutili alla stessa, in quanto non solo privi di competenze, ma spesso palesemente inadatti ad impegnarsi fattivamente nello sviluppo del business di famiglia.

Mi spiace davvero molto per il personale, vittima spesso impotente di queste scelte scellerate, che si ritrova costretto a fare i conti con colleghi catapultati di punto in bianco nella struttura e davvero poco centrati rispetto alle esigenze dell’impresa.

Mi spiace invece meno per i soci, a cui non perdono (simpaticamente ma anche con una certa fermezza) di permettere al titolare o a uno dei soci di fare strazio del buon senso organizzativo, soprattutto in un periodo di grande difficoltà e che richiede solo persone convinte, motivate e competenti, non mezze cartucce. Sia chiaro, ben vengano i giovani da formare, ma solo se si tratta di una scelta razionale, non di un ripiego.

Mi spiace trovare ad appesantire le imprese figure disperse di mogli, mariti, partner vari, figli e figlie, parenti e affini vari insomma, che nulla hanno da offrire al lavoro ed ai clienti, ma sono lì semplicemente perché nessun altro li avrebbe mai scelti. Sono stanco di cercare di rimediare situazioni causate da persone di scarsa umiltà, che si arrogano chissà quali capacità, mentre invece non hanno mai combinato nulla che ne giustifichi l’impiego, soprattutto in un momento di difficoltà operativa, oltreché economico-finanziaria.

Con questo articolo mi rivolgo non tanto a chi commette l’errore (infatti non ama ascoltare questo tipo di ragionamento, perché comunque nel breve termine crede di aver risolto un problema familiare che lo assilla); ma parlo agli altri soci. Sono loro generalmente a pagare lo scotto più grande e dunque a loro voglio dire di non permettere che avvengano simili nefandezze organizzative senza almeno chiedere il perché e pretendere risposte aziendalmente convincenti.

Se non vi sentite di farlo per voi e per l’impresa, fatelo almeno per i dipendenti, che non meritano davvero di veder accresciuto di questi tempi il proprio carico di lavoro e di impegno. Se lo meritano davvero!

Grazie per l’attenzione e forza!

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