Premiare fa bene anche a te, ci hai mai pensato?

Pensare ad un sistema premiale significa innanzi tutto conoscere a fondo il tuo mondo; e non è poca cosa.

Fermarsi a pensare e a decidere come premiare la tua squadra ti aiuta a comprendere meglio il tuo lavoro e le tue priorità.

Decidere chi, come e quanto premiare costituisce un’ottima modalità per riflettere su cosa ti interessa davvero in merito al tuo business. Che dici, hai le idee chiare al riguardo?

Ad esempio, ti interessa più la costanza di rendimento, la curiosità e la voglia di sperimentare oppure il rispetto delle procedure? E privilegi l’impegno individuale o la capacità di collaborare e di lavorare in team?

Ecco; hai le idee chiare in proposito? (Eviterei, se possibile, il ricorso all’obsoleto paternalismo…)

E ne hai parlato con la tua squadra?

E il tuo modo di valutare e gratificare a tua squadra è coerente con le priorità che hai pensato e dichiarato?

Tieni sempre in debita considerazione che premiare significa non solo remunerare, ma anche gratificare delle aspettative e costruire appartenenza.

Inoltre, considera che il modo in cui valuti e gratifichi definisce il tuo stile di leadership e contribuisce a definire la cultura organizzativa che caratterizza la tua impresa. Non mi sembra poco, non trovi?

La maggior parte delle imprese, anche medie, non dedica tempo a definire un’opportuna politica del personale. O meglio, pensa così, ma in realtà ogni mese consegna decine o centinaia di cedolini (spesso in modo assolutamente impersonale e meccanico[!]), dimenticando che la loro sommatoria costituisce un esplicito documento, capace di raccontare molte cose circa le priorità e i reali interessi della proprietà o della direzione. Ti consiglio di non lasciare al caso questo tipo di comunicazione, che, sai bene, arriva diretta al… cuore del tuo personale!

Il sistema premiale va pensato e concepito partendo dalla conoscenza del proprio personale; non deve risultare neutro o generico, ma calzare su misura sulla realtà esistente. Solo così potrà riuscire a raggiungere due risultati; quello di premiare e gratificare nell’immediato e quello di riuscire ad indirizzare, stimolare e sostenere la crescita.

Grazie per l’attenzione e… lavoraci sù, a prescindere dalle dimensioni della tua impresa. Forza!

2 comments

  1. Buondì Dott. Pozzatti,
    rispetto alla mia esperienza professionale noto che molti imprenditori, pur essendo attenti e disponibili a premiare i loro dipendenti, spesso e volentieri commettono errori che poi alla lunga gli si ritorcono contro.
    MI riferisco in particolare a queste situazioni:
    – premiano i singoli perdendo di vista l’insieme;
    – premiano sulla parola senza predisporre lettere di incarico;
    – premiano “ad personam” senza fissare obiettivi e traguardi.
    E così, anche dopo pochi mesi, accade che insorgano fraintendimenti oppure che, mancando la formalizzazione degli obiettivi da conseguire, la persona premiata “si sieda” e magari avanzi ulteriori richieste.
    Ma noto anche un altro aspetto per niente secondario, Lei nell’articolo richiama l’attenzione sul fatto che premiare la propria squadra oltre che gratificare può costruire “appartenenza”. Ecco a me sembra che questo aspetto di solito sfugga completamente non solo per quanto sopra evidenziato ma anche rispetto al fatto che si trovano ben pochi imprenditori disposti ad esempio a impostare delle premialità di gruppo (ovviamente dove è possibile individuare gruppi omogenei) privilegiando sempre e soltanto le forme individuali, e allora che fare?
    Cordialità
    Stefano Piron

  2. Caro Stefano,
    tra premiare e impostare una premialità sistematica efficace c’è molta differenza. E lei ben lo sa.
    A cominciare dal rinunciare al paternalismo, per misurarsi con un progetto che punti a riconoscere, coinvolgere e motivare; e che vada oltre il breve periodo ma riesca a dare risultati positivi almeno sul medio.
    Grazie per il contributo!

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