Mi serve tempo! E non ne ho mai… (almeno credo)

Quante volte abbiamo pronunciato e ascoltato questa frase?

E quante volte, parimenti, ci siamo detti o abbiamo pensato che le cose non stavano proprio così?

E vogliamo parlare poi della tendenza, micidiale, a rimandare, procrastinare, tralasciare piccole e grandi priorità, fino a quando non finiscono per accumularsi in modo preoccupante?

Può accadere (e spesso accade!) di rimanere sopraffatti dal cumulo di piccole e grandi incombenze quotidiane personali e professionali, che vediamo davanti a noi.

E forse non solo avanti, ma anche dietro, sopra, sotto, a destra e a sinistra. Insomma, si ha l’impressione di essere immersi e circondati dalle incombenze, che risultano tanto più fastidiose quanto più sono banali, insignificanti, noiose.

Il rischio reale è veder peggiorare la qualità della vita, a causa della fastidiosissima sensazione di sentirsi in trappola, accerchiati, sopraffatti. La risposta? Impegnarsi a mettere in fila le tue cose personali e professionali e realizzarle una per una, per dare corpo al tuo futuro.

Nel farlo, tieni in debita considerazione l’ammonimento della Legge di Parkinson: “più tempo a disposizione si avrà, più se ne sprecherà”. Invece, nelle situazioni in cui il tempo scarseggia, il lavoro viene svolto con maggiore efficienza, per non rischiare di non riuscire a portare a compimento un incarico a tempo debito, con la prospettiva di possibili conseguenze negative.

In sostanza, secondo questa legge, il tempo che serve per svolgere una attività non dipende esclusivamente dalla complessità della stessa, ma piuttosto dalla quantità di tempo di cui si dispone.

Per evitare l’eccessivo spreco di tempo, con le conseguenze ben note in termini di rincorsa delle urgenze e conseguente stress ricorrente, può venire in aiuto il Timeboxing, cioè l’articolare il tempo in tante piccole unità, ognuna delle quali presenta una finalità specifica e limitata. Questo metodo permette di concentrare l’attenzione ed evitare la dispersione, favorendo la focalizzazione sul qui e ora.

Questione di metodo, appunto.

Sulla base delle considerazioni sopra riportate, è stata sviluppata una tecnica di gestione del tempo, capace di affrontare il discorso in modo efficace ma anche simpatico e leggero, liberando il tema del “tempo” da quella dimensione di ansietà e senso di impotenza che spesso lo caratterizza.

Mi riferisco alla Tecnica del pomodoro, che utilizza un semplice timer (per l’appunto a forma di pomodoro) per conferire ritmo e metodicità alla gestione del tempo, attraverso la sua suddivisione in slot della durata di 25′ ciascuno, intervallati da pause periodiche che consentano di riposare la mente e sciogliere la postura.

Chiaramente, uno degli risultati che la tecnica si prefigge di raggiungere è costituito dalla volontà di limitare al massimo, se non eliminare del tutto, le rotture di concentrazione sia interne che esterne e i conseguenti inceppamenti del flusso di attività.

Qui trovi una sintetica ma esaustiva spiegazione di come puoi migliorare il tuo metodo di lavoro e di gestione del tempo: https://it.wikipedia.org/wiki/Tecnica_del_pomodoro

Puoi usare il segnatempo che preferisci, ovviamente la forma non conta; non ti consiglio però il timer del cellulare, visto che, a mio parere, uno degli obiettivi del metodo e di riuscire a maneggiarlo il meno possibile!

Grazie per l’attenzione e forza!

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