Imprenditore libero: ma dove inizia questa libertà?

Già, dove inizia la libertà?

Beh, credo proprio questo che sia un argomento che ti debba interessare!

Sappiamo bene come ogni spazio organizzativo non debitamente presidiato, venga occupato da leadership personali e come questo possa portare ad incomprensioni, sovrapposizioni, ambiti o attività non coperte, concorrendo a generare attriti, diseconomie, conflitti.

Gli equilibri interni sono determinati dai ruoli interpretati dai dipendenti e ogni cambiamento (ad esempio la fuoriuscita di una figura importante o un nuovo inserimento) va programmato e gestito, per evitare ripercussioni indesiderate e “scosse di assestamento” poco opportune.

E’ importante trovare il giusto compromesso fra formalizzazione e autonomia, curando con attenzione e chiarezza la definizione di criteri di comportamento organizzativo e fissando con precisione le attese dell’organizzazione rispetto alle modalità di interazione del personale con clienti e colleghi.
Solo in questo modo, cioè dopo aver definito i confini dello svolgimento dei ruoli individuali e del lavoro in team, sarà effettivamente possibile attuare in modo efficace e produttivo un processo di delega ampio, che lasci una significativa libertà all’interpretazione individuale, senza compromettere gli esiti dell’agire singolo e collettivo.

La capacità di un’organizzazione di rispondere alle esigenze del cliente è strettamente correlata all’efficacia dell’azione operativa e a come essa si diffonde attraverso la comunicazione interna, soprattutto nel caso di servizi personalizzati e di alta o altissima qualità.
Comunicare efficacemente significa oggi rappresentare al cliente il valore del servizio e del prodotto offerto e costruire fidelizzazione attraverso il miglioramento dell’esperienza che egli vive nel rapporto con l’azienda (customer experience).

Tutto questo lo si fa soprattutto con i comportamenti e gli atteggiamenti quotidiani della front line operativa, spesso interpretata da molti dipendenti che al riguardo non ricevono la benché minima formazione, né possiedono un adeguato livello di consapevolezza. Anche la provenienza da precedenti diverse compagini aziendali non facilità l’uniformità automatica dell’approccio al ruolo ed alla percezione del proprio lavoro.

La diffusa azione di front-office può diventare strumento di marketing importante ed economico (si deve comunque comunicare con il cliente), a patto che si abbia cura di gestirla con consapevolezza e professionalità.
La reputazione, con il rapporto di fiducia che ne consegue, costituisce uno degli sbocchi più immediati della qualità del rapporto tra azienda e cliente.

In termine di messa a fuoco delle priorità, preme approfondire il concetto di ruolo, che (vedi schema e grafico di seguito presentati), va ben oltre la mera mansione affidata e le conoscenze tecniche necessarie per svolgerla, ma considera anche le modalità di interpretazione messe in atto dalla persona ed il sistema di aspettative generato negli interlocutori con cui interagisce, sia interni che esterni all’organizzazione.

img_5062

L’interpretazione del ruolo non può però essere affidata in toto al singolo dipendente, ma è essenziale che la Dirigenza, per tramite del Referente diretto (ad esempio il capo-servizio) espliciti, chiaramente le attese in termini di risultati operativi da raggiungere (“cosa”) e di stile da adottare (“come”). Solo in questo modo la delega potrà considerarsi chiara e completa e l’organizzazione potrà esprimersi al meglio e verrà percepita all’esterno come un tutt’uno armonico e non come una sommatoria di individualità diverse fra loro e talvolta addirittura concorrenti.

Prospettiva evolutiva e sviluppo del capitale umano
Nell’attuale congiuntura in profonda evoluzione dell’economia e dei mercati vanno considerati quali obiettivi fondamentali:

  • garantire continuità al consolidamento ed allo sviluppo aziendale, anche attraverso il miglioramento della comunicazione interna e della consapevolezza organizzativa del personale;
  • migliorare l’efficienza interna, curando la line gerarchica e introducendo un repertorio contenente le procedure fondamentali per il funzionamento dell’operatività ed il rapporto con il cliente;
  • lavorare sulla competenza del personale sia a livello individuale che di team, anche costruendo un maggiore sensibilità in termini di condivisione, collaborazione e affiatamento;
  • valorizzare ed incrementare la credibilità e il posizionamento costruito negli anni, attraverso una comunicazione efficace e ad un livello eccellente di relazione con il cliente.

Come sopra descritto, i reparti in cui è articolata la struttura rischiano di presentare culture organizzative e climi interni differenti.

Ricordiamo al riguardo come la cultura organizzativa sia il frutto della progressiva stratificazione nel tempo di relazioni, abitudini, modi di lavorare, consuetudini comunicative ormai consolidate e divenute automatiche. In realtà di piccole dimensioni viene generalmente influenzata dalla mano (o dalle mani) che guidano l’organizzazione, a seconda che prediligano un impianto accentrato o diffuso. Parimenti influisce la provenienza delle persone, soprattutto quando hanno maturato esperienze anche importanti in realtà diverse per mission e stile di leadership.

I capi intermedi costituiscono lo snodo di ogni successo (questa frase va enfatizzata al massimo); essi posseggono un notevole bagaglio in termini di conoscenza tecnica e di know-how operativo, ma altrettanto frequentemente non dispongono di reali competenze nella formazione e gestione dei propri sottoposti. Questo li costringe ad intervenire on the job con continui rinforzi, correzioni, precisazioni, riprese ed incitamenti dell’operato del personale.
Quando tutto ciò accade sotto gli occhi e le orecchie del cliente (che spesso rimane stupefatto) è evidente come il risultato che ne scaturisce non possa essere dei migliori, con il rischio ulteriore per la struttura di lavorare in affanno costante.

Inoltre capi e responsabili intermedi non amano esercitare questo tipo di responsabilità, anche perché generalmente si sentono scoperti sul versante delle procedure e dei regolamenti aziendali, per quanto concerne gli standard operativi di presenza e di comportamento da richiedere ai sottoposti.

L’idea che libera è dunque quella di venire loro in aiuto attraverso uno strumento (costruito anche con loro oltreché con l’imprenditore) che vada a definire le attese dell’azienda e del responsabile nei confronti del personale, secondo le specifiche esigenze dei diversi reparti.

Definendo in modo chiaro e formalizzato i confini dello “Stile Azienda”, in termini di comportamenti, atteggiamenti, decoro, modalità di comunicazione, ecc. si andranno a rendere espliciti i “fondamentali” da rispettare, evitando in questo modo che il responsabile intermedio debba ripetere tutto a tutti, magari più volte e con logoramento proprio e dell’ambiente di lavoro (nel quale spesso è compreso anche il cliente).

Questo documento, che sarà semplice, schematico ed adeguato alle esigenze aziendali, potrà anche essere usato in fase di selezione, per inquadrare al meglio le persone da inserire nella struttura e spiegare loro il fabbisogno aziendale, riducendo incomprensioni e scelte errate.

Il periodo migliore per redigere il documento?

Subito a ridosso del “periodo di punta”, quando l’esperienza è ancora calda, ma vi sono degli spazi da dedicare già alle riflessioni ed alle valutazioni per impostare un percorso di crescita e miglioramento.Grazie per la tua attenzione!

[Foto scattata in valle di Bresimo (TN), luglio 2017]

Annunci

Diamoci dentro!

Ma chi ha detto che solo i vecchi debbano avere perizia e mestiere? Ci sono tanti giovani dotati e capaci in giro per il mondo! Non solo: la vocazione vera, quella che fa tremare l’animo, e spinge ad affrontare la vita come un miracolo, si svela principalmente nei giovani e raramente si trova ancora nei vecchi.

Da ‘Passaggio in ombra” di Mariateresa Di Lascia, Ed. Feltrinelli

(Grazie ad Ale)

APP Consulenti del Lavoro (finalmente è arrivata!)

Davvero il (mio) mondo in tasca, e proprio grazie alle APP.

Una premessa necessaria: per quel che mi riguarda, in veste di mero utilizzatore, parlare di un’APP significa andare molto oltre l’oggetto in sé.
IMG_0925

Quattro grandi rivoluzioni hanno contraddistinto negli ultimi anni il mio rapporto con il “telefono”, ovvero con quel mobile device che oggi è diventato necessariamente una prolunga della mia memoria, della capacità di gestire la comunicazione, le relazioni ed il problem solving

  • Schermo e esperienza touch, che a mio parere hanno completamente modificato la modalità di concepire e fruire lo schermo; ad esempio il numero telefonico è quasi scomparso dallo stesso, a favore di tutt’altro genere di contenuti. Questa nuova scelta tecnologica ha anche permesso la nascita di dispositivi totalmente nuovi, ovvero quei tablet che sono tanto utili per il viaggiatore e la multiforme famiglia che ha avuto origine dal loro “incrocio” con i cellulari.
  • Sorpasso del mobile sul desktop, quindi cambiamento delle abitudini di vita e lavoro nella fruizione dei contenuti (video, conversazioni e foto), ma anche nel lavoro; la scrivania e’ ovunque, se lo studio lo sviluppiamo davvero in modo integrato (software e cloud)
  • Cloud: ovvero, almeno per quanto mi riguarda, la possibilità di poter condividere in tempo reale files, email, calendari, contatti, note, immagini, musica, video, ecc. e potendo in questo modo disporre veramente di tutta una gamma di strumenti e contenuti che mi permettono di portare con me la mia scrivania digitale, il mio archivio (quanti come me usano le email archiviate, come un prezioso supporto alla memoria e un fantastico contenitore di dati e di documenti, disponibili ovunque ci sui trovi?!)
  • Avvento delle APP sui dispositivi mobili, che permettono di raccogliere e organizzare in modo sistematico dati, informazioni e notizie. L’ APP interagisce con il device e ne amplifica le possibilità, mettendoci in condizione di sfruttare al meglio le sue potenzialità. Penso a quanto la mia esperienza con la formazione continua obbligatoria sia facilitatata dall’uso dell’APP di Teleconsul, che racchiude in sé il DUI, liberando uno spazio nel portafoglio, che mi permette di verificare ovunque la proposta formativa di categoria e di iscrivermi ovunque io sia, che mi offre tre possibilità di registrazione ai convegni, servendosi della fotocamera e del Gps del mio iphone, che raccoglie diligentemente tutti i miei crediti formativi e mi rende disponibile il loro dettaglio organizzato per biennio. Questo è un esempio di piacevole ed utile semplificazione! Ma le APP mi permettono anche di raccogliere le carte d’imbarco, di gestire il conto corrente (ahimé…), di leggere i quotidiani e consultare Leggi di Lavoro, di aggiornare il mio Blog, ecc. E che dire delle APP social? Quanto hanno inciso sulle abitudini, sulle modalità di fare conversazione, sul far circolare gli eventi, le esperienze, le immagini? E Runtastic, che si ostina a spararmi sul naso le mie scarse performances pedestri e a spronarmi quando mi considera eccessivamente latitante?!

Ogni tanto mi sembra di aver acquisito il dono dell’ubiquità; di certo riesco a utilizzare i modo più efficace il mio tempo, anche quando viaggio, attendo, subisco o incappo in qualche imprevisto; tutto questo concorre a limitare le arrabbiature e a migliorare l’umore!
Certo, finché dura la batteria! Ma anche per questo ci si può attrezzare.

Dunque ben venga l’APP di Categoria, la nostra APP.
Ben venga uno strumento innovativo e semplice, garantito dal Consiglio Nazionale e dalla Fondazione Studi, capace di racchiudere in pochi tocchi di schermo le informazioni, i contenuti e gli aggiornamenti indispensabili per ogni collega e utili per chiunque voglia rimanere al passo con divenire quotidiano della professione, anche quando non si trova comodamente seduto nel proprio ufficio.
Si tratta di uno strumento agile, che permette all’utente di scegliere gli abiti rispetto ai quali essere informato e coinvolto, che permette di ricevere contenuti dinamici e di unire la sostanza tipica dell’informazione di Categoria ad una forma accattivante e pratica.
Un bel messaggio ad ogni Consulente del Lavoro, quest’APP, ma anche un esplicita indicazione di quanto le professioni ordinistiche siano al passo con i tempi ed in grado di coniugare competenza professionale e tecnologia per fare sistema e contribuire al rilancio del Paese, contribuendo a bucare il muro dell’indifferenza e a “fare ordine” sul tema lavoro e a superare l’overdose di malainformazione che si scatena da tempo su questo importante argomento.

Davvero un’ulteriore bella novità, inserita nella cornice festosa e competente del Festival del Lavoro 2015, che ancora una volta riesce a stupire positivamente.

Che aspetti?! L’APP Consulenti del Lavoro ti attende nello store di riferimento del tuo device abituale.

Grazie per la tua attenzione!

Cari i miei errori

Cari i miei errori.
Si, proprio i miei, quelli che ormai conosco così bene che… quasi non riesco a lasciarli, quasi temessi poi di sentirmi privo di una parte di me.
Quante volte ci sono cascato e, non contento, poi ci sono ricaduto ancora, come se non ne avessi mai abbastanza.
E ogni volta ho pensato di aver imparato la lezione.
E ogni volta, invece… ho scordato… di ricordare di aver imparato del tutto la lezione.
E ci sono ricaduto.

Alzi la mano chi non ha mai fatto dentro di sé pensieri simili a questo dialogo interiore!
Beh, se tu ci sei riuscito davvero, tanto di cappello!

Io invece ci devo lavorare spesso, anche se non sempre la cosa mi entusiasma.

Ho sempre pensato quanto sia importante, per gestire la situazione, conoscere il “nemico”, facendolo diventare un prezioso fornitore di informazioni e di dati. Insomma, se non un amico almeno un alleato.

Per questo scrivo, scrivo spesso.

E leggo, rileggo, anche tornando indietro di molto, ciò che ho scritto.

Spesso vedo i passi avanti, altre volte mi accorgo di quanto siano radicate certe “brutte” abitudini; ma non mollo e continuo a scrivere, a leggere e rileggere, a sorridere e a incazzarmi.

Grazie agli errori fatti cerco di evitare i vecchi e di farne di nuovi, da questo punto di vista la mia fantasia e’ davvero senza limiti!

E così imparo ancora, soprattutto a conoscermi.