Perché ti fidi di lui (lei)?

Ti occupi di consulenza?

Hai a che fare con le persone?

Bada a come parli e, prima di puntare su qualcuno, ricorda le parole di Leonardo Sciascia, ne Il giorno della civetta:

Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…(don Mariano Arena al capitano Bellodi)

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Parole, parole, parole?

La comunicazione non è concreta come la lamiera!

E’ vero; c’è poco da obiettare a questa considerazione che ho ascoltato pochi giorni fa dalla bocca di un maturo imprenditore.
La comunicazione non è concreta. La lamiera si.

Ma cosa c’è dietro questa frase? Credo la considerazione che la lamiera “segua” piuttosto docilmente le disposizioni di chi la lavora, mentre per le persone… beh, non vale certo lo stesso rapporto causa-effetto che tanto piace e gratifica i tecnici.

Purtroppo (o per fortuna vien da dire) le aziende non funzionano come la lamiera e dunque bisogna fare i conti con la realtà: bisogna imparare a “lavorare” le persone, nella consapevolezza che non reagiranno tutte nello stesso modo e, addirittura, la stessa persona potrà avere comportamenti diversificati a seconda delle situazioni in atto, dei periodi della propria vita, dell’atteggiamento dei colleghi, ecc.

Quindi? Quale cassetta degli attrezzi vuoi usare?

[Foto: Tarifa (E), agosto 2016]

Nutrire il tuo gruppo

Un’organizzazione è un sistema vivo e come tale si nutre.

Il leader ha il compito di nutrire al meglio le persone intorno a sé e lo può fare anche aiutandole a guardare con occhi diversi il proprio lavoro.

A me piace pensare che egli possa nutrire i suoi mettendoli in condizione di guardare l’attività lavorativa attraverso tre piani distinti ma correlati:

  1. il primo è il piano dell’attività di ogni giorno, apparentemente sempre uguale a se stessa, ma in grado di agire sulla persona in modo positivo o negativo, a seconda che essa sia interessante e varia o faticosa, stressante o noiosa. La cosa diventa importante soprattutto per le persone con una significativa anzianità lavorativa/aziendale e non più giovanissime, che potrebbero trovarsi a vivere situazioni di stanchezza o demotivazione prolungate, finendo un po’ alla volta per distaccarsi dall’azienda e dai colleghi. Nel limite del possibile va quindi posta attenzione a evitare che il rapporto tra persona e mansione assegnata si irrigidisca e si impolveri, cercando invece di introdurre periodicamente dei cambiamenti coinvolgenti (anche piccoli), degli stimoli e delle sollecitazioni. Inoltre va aiutata e messa in grado di migliorare il proprio metodo di lavoro, risolvendo per quanto possibile ciò che di noioso, faticoso o pesante c’è  nei compiti che svolge in modo ricorrente. Ad esempio è importate sviluppare e migliorare la competenza nell’utilizzo degli strumenti tecnologici di cui si serve abitualmente, per evitare che invece che ausilio si rivelino un fattore di insoddisfazione.
  2. Il secondo punto prende in carico la carriera della persona e la aiuta a guardare anche avanti (domani) e non solo a terra (oggi), in modo da permetterle di trovare una logica, uno stimolo ed una prospettiva ampia, che la conduca a traguardare la propria carriera in modo partecipato e motivato, evitando di bloccasi in un day by day ripetitivo e, alla lunga, sempre uguale a se stesso.
  3. Il terzo piano dello sguardo deve potersi posare sulla cornice che racchiude la mansione e la carriera della persona. Per fare in modo che esista una cornice il leader deve avere e condividere un progetto di sviluppo e di crescita della propria azienda, all’interno del quale ogni membro coinvolto del sistema possa trovare il proprio equilibrio personale e professionale. Comprendere la situazione è fondamentale per sentirsi coinvolti e per trovare le condizioni per aver voglia di impegnarsi, partecipare, mettersi in gioco.

Grazie per l’attenzione!

Una cosa che mi piace fare

Già, c’è una cosa che mi piace proprio fare.

Ed è ringraziare di cuore tutte le persone che incontro e che ho modo di apprezzare come si impegnino davvero nel proprio lavoro.

Trovo che mi regalino una parte di se’ e che migliorino la mia giornata.

Così mi viene spontaneo cercare di migliorare la loro.

In fondo non sarebbe difficile…

… vivere in un’organizzazione e lavorare con altre persone.

Basterebbe non farne reciprocamente una questione di vittoria o sconfitta, ma cogliere con passione l’opportunità di percorrere un tratto di strada assieme ad altri, perché solo in questo modo molti traguardi diventano realmente raggiungibili.

Accettando la fatica, imparando ad essere flessibili e diventando più pazienti e meno permalosi.

Ma l’arte di complicare le cose non sempre aiuta, anzi molto spetto sgambetta le migliori intenzioni.

Buon ferragosto!

Ogni tempo ha il suo bello

C’è il tempo dei dolci cannoli.
E c’è il tempo degli aspri limoni.

Una buona strategia verso la serenità sta nel farseli piacere entrambi, evitando di prendere il secondo troppo di petto e di abbuffarsi eccessivamente con il primo.

Quand’è il tempo dei dolci cannoli in primo luogo va riconosciuto che si sta vivendo una situazione positiva, magari lasciandone almeno un boccone a chi ci sta intorno. Per gratitudine verso la vita.

Quando invece il massimo che puoi fare è una aspra limonata, val la pena apprezzare pure quella, riflettere sui dolci cannoli svaniti senza inveire, recriminare o deprimersi.
Anche se non è facile.

(Nella foto: fiori e spine convivono sulla sponda del Lago di Garda)

Quella metafora vincente

Sono sempre più convinto che la qualità della comunicazione interna sia una delle chiavi del successo è della capacità di competere di un’azienda o di uno studio professionale.

Al leader e’ chiesto di aver a cuore il proprio personale, di costruire serenità e promuovere armonia.

Il capo può lavorare in modo silenzioso nell’accordare la propria organizzazione, facendo in modo che la comunicazione interna si svolga abitualmente e naturalmente su toni contenuti, con l’impegno corale a non alzarli. Certamente qui l’esempio del capo conta non poco; scegliere lo stile manageriale corretto e’ davvero importante e può essere rischioso dare libero sfogo alle intemperanze caratteriali!

Nella squadra la regola fondamentale deve essere quella di supportarli l’un l’altro sulla base dei propri punti di forza e di quelli meno entusiasmanti, tenendo conto dei limiti e delle capacità di ognuno, anche per cercare di crescere come persone e per migliorare professionalmente.

Collaborare (all’interno) per competere (sul mercato). Ogni volta che parla e agisce, il capo comunica anche questo.

Come sempre il pallino sta nelle mani del leader.

(Nella foto: con grinta e ritmo la squadra lancia la punta, che salta l’uomo è se ne va verso la porta. TN autunno 2015)