Quanto conta una “bella” voce? (1^ parte)

Mi piace tornare periodicamente a parlare di comunicazione, vista l’importanza che la competenza comunicativa ricopre nella vita e nel quotidiano.

E la voce rappresenta senz’altro uno dei principali strumenti della tua comunicazione; sia per esprimerti, che per conoscerti.

La voce ti fa sembrare più o meno sicuro di te e di ciò che affermi e, al contempo, ti farà sentire più o meno sicuro. Gioca dunque un duplice ruolo, verso gli altri e verso te stesso; proprio per questo motivo va conosciuta e gestita in modo adeguato, senza rifiutare l’ascolto… delle proprie parole.

Esatto, senza commettere questo primo errore, visto che di solito ci si sente a disagio ad ascoltare “dall’esterno” la propria voce, quasi si avesse la sensazione di non riconoscersi (o non si volesse proprio farlo!)

Eppure conoscersi è importante per aver chiaro qual è l’effetto che produci sugli altri quando comunichi, anche perché dalla capacità di risultare efficace dipende lo “stare bene” nella relazione e viceversa: si tratta di un circolo virtuoso o vizioso, a seconda di come ti riesci a porre nelle situazioni.

Ascolta te stesso, dunque; i mezzi non mancano di sicuro. renditi conto di quale può essere l’effetto che produci sugli interlocutori. Cerca anche di capire se la voce che senti ti soddisfa e ti sembra coerente con la persona che vuoi essere.

Il primo passo per una “bella” voce è sapere com’é oggi la tua “vera” voce.

Grazie per l’attenzione!

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Come migliorare i rapporti tra soci e titolari di studio?

Argomento davvero interessante [e complesso]!

Per iniziare ti dico questo: ottieni risultati migliori ogni volta che decidi di dedicare il tempo necessario alla questione che affronti. I risultati li potrai considerare direttamente proporzionali alla cura che poni nell’ottenerli.

Questo è un primo aspetto importante: la gestione delle relazioni richiede una manutenzione costante e curata nel tempo, possibilmente preventiva e non “di rincorsa” dopo l’insorgere di problemi ed incomprensioni.

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Come sempre sta a TE decidere se vuoi davvero cambiare una modalità che hai riscontrato non funzionare o se vuoi ostinarti comunque.

Nel primo caso, ti può aiutare molto avere un progetto, una direzione ben definita da seguire, sulla base della quale costruire dialogo, confronto, entusiasmo, coinvolgimento, superando il rischio di rimanere imprigionati nella monotonia e nel grigiore di gran parte del quotidiano.

Ma a questo punto va da sé che serve curare la propria capacità di leadership, per meglio gestire le relazioni importanti; ed è importante conoscere i gli interlocutori. Dunque devi ascoltare con attenzione, in modo attivo, competente.

E ascolto attivo [conoscenza dell’altro] e capacità di leadership [interesse ad influenzare gli altri] ti daranno i migliori risultati quanto più attenta, convinta e coinvolgente sarà la tua comunicazione!

Che ne dici?

Buona giornata.

Vuoi cambiare qualcosa? Usa l’Angelo Custode!

I colori della gioventù

Da più di quarant’anni della mia vita a Leeds vedo dalle mie finestre i ragazzi e le ragazze che tornano a casa dalla vicina scuola secondaria. È raro che camminino da soli per strada, preferiscono camminare nel gruppo dei loro amici. Questa consuetudine non è cambiata. Tuttavia, quel che vedo dalle mie finestre è cambiato nel corso degli anni. Quarant’anni fa, ciascuno di questi gruppi era “di un solo colore”; oggi, non lo è più quasi nessuno di essi…

Tratto da: Zygmunt Bauman
in collaborazione con Riccardo Mazzeo
Conversazioni sull’educazione
Erickson, 2012

Quasi ogni giorno si mostrano ai nostri occhi i segni del cambiamento in atto.
Spesso sono molto evidenti, dirompenti; altre volte meno.
Non sempre sappiamo riconoscerli ed interpretarli in modo adeguato.

Il comportamento certamente da evitare è quello di non assumersi la responsabilità di cercare di comprendere e di affrontare il cambiamento in atto, che prepotentemente ogni giorno si insinua nelle abitudini consuete, mostrandone impietosamente l’inadeguatezza.
Delegare ad altri questo passaggio, sperare che tutto torni “come prima”… è un modo sottile ma efficace per farsi del male.

Comunicazione efficace: attenzione ai feedback

Oggi ti voglio parlare di una delle principali leve di miglioramento che io conosca.

Il feedback, ovvero le reazioni degli altri alla tua comunicazione verso di loro e verso il contesto.

O meglio, ti voglio parlare dell’importanza che può avere per te e per la tua vita, quanto più ti disporrai e ti attrezzerai per maturare:

  • la disponibilità a leggerlo;
  • la volontà di porti nelle condizioni per coglierlo ed interpretarlo;
  • la ricerca delle chiavi di lettura per comprendere le reazioni degli altri.

Perchè introduco questo argomento?

Per due motivi

  • il primo: sono assolutamente convinto che le reazioni degli altri ai nostri atteggiamenti e comportamenti siano lo strumento più efficace, posto nelle mani tu e mia, per comprendere, migliorare e rendere maggiormente performante il modo di porre la tu e mia personalità e professionalità agli altri ed al contesto. Tu costruisci il tuo modo di proporti sulla base di una tua personale interpretazione dei ruoli sociali che decidi di interpretare, attraverso una mediazione tra la ricerca della tua individualità e l’adesione alle aspettative degli altri: è una tua libera scelta – meglio così dovrebbe essere – decidere che connotazione vuoi dare alla tu interpretazione, quanto sei disposto a costruire una tua propria mappa del mondo o quanto decidi di adottarne una proposta da altri, meno confacente ma più “comoda” nel senso che più facilmente verrà accettata positivamente.
  • come secondo piano di analisi ti declino invece un punto di vista mio personale: io mi aspetto dei feedback, ovvero dei commenti, per riuscire a comprendere al meglio cosa ti possa interessare da parte mia e come tu ti attenda di ricevere i miei input. D’accordo, questa parte è smaccatamente pro me. Ma davvero, sono goloso io, in prima battuta, dei tuoi commenti, per migliorare ed essere più efficace. é goloso il blog, perchè ogni commento è un arricchimento, che non serve solo a me, ma può essere utile a chiunque legge e leggerà. Perchè tu hai certamente cose utili, importanti e personali da raccontare, basta che tu le voglia condividere.

Ebbene, sappi che il feedback è lo strumento più importante di cui disponi per validare le tue strategie di promozione, sviluppo ed attuazione della personalità e professionalità verso l’esterno.

Ti offre la possibilità di comprendere

  • se la tua comunicazione ha colto nel segno;
  • se alla causa che generi corrisponde l’effetto che volevi generare;
  • se l’evoluzione che stai apportando alla tua crescita personale ed al tuo stile ti danno i risultati che ti eri prefisso;
  • se le reazioni che ottieni con i tuoi comportamenti sono quanto ti proponevi di ottenere.

Insomma: il feedback non aspetta altro che tu lo noti, lo comprenda e lo valorizzi al massimo, usandolo come uno specchio nel qule vedere riflessa lu tua azione quotidiana.

Ti permette di provare, simulare, rischiare, modificare, sperimentare: quello che è importante è che ti abitui a notare il feedback, soprattutto quello implicito, inespresso, non verbale…. cioè quello VERO!

Comunicazione efficace: zucchero o sale?

Nei giorni scorsi si parlava di comunicazione, di riso e di sorriso; mi sono imbattuto in un simpatico toscano che mi ha fatto dono di un detto popolare che non conoscevo.
Mi è piaciuto e te lo propongo, come scusa per riflettere un pò sul proprio stile di comunicazione.

Comprano più dieci grammi di zucchero che un chilo di sale.

Mi sambra davvero un buon promemoria, semplice, chiaro, efficace.

Grazie per l’attenzione!

Il quadro e la cornice

Capita spesso che il quadro attiri la nostra attenzione.

Capita talvolta che ci colpisca la cornice.

Quando cogliamo l’insieme quadro+cornice da fuori, almeno siamo ben consci di quale sia l’uno e quale l’altra e di come si influenzino reciprocamente.

Ma capita anche sovente, e forse generalmente, che ci sfugga la cornice entro la quale viviamo esperienze e relazioni. Accade così che non ci accorgiamo dei pregiudizi, dei preconcetti, degli errori di attribuzione di significato, dei comportamenti poco efficaci che comunque tendiamo a perpetuare, stupendoci di non ottenere i risultati sperati.

Quella cornice è davvero più sfuggente e spesso non la consideriamo una delle tante possibili, ma l’unica esistente.

Come sempre siamo tentati di far scorrere la nostra esistenza in una sorta di ovattamento, che non ci permette di cogliere la cornice, all’interno della quale proiettiamo il nostro quadro personale, senza verificarne l’efficacia, la fondatezza, l’attualità. Soprattutto in in mondo che cambia e che ci porta a modificare – aggiornandoli – i ruoli sociali che interpretiamo.

Ed è per questo che ho provato grande piacere nel considerare come quanto cerchiamo di ignorare, ci si presenta invece in modo prorompente, attraverso un tema che sembra all’apparenza diametralmente opposto.

E invece no; la letteratura consolidata che tratta i temi dell’ADR e della mediazione – forse perchè risenti dell’impronta americana – riporta in primo piano il ruolo personale e professionale del mediatore, che non si connota esclusivamente per la conoscenza tecnica delle diverse procedure.

Grande attenzione è data a temi quale l’ascolto attivo e la consapevolezza emozionale che sono i pilastri per una capacità di risoluzione creativa dei conflitti.

Nei prossimi articoli mi propongo di approfondire questi temi.

Ma è proprio necessario che sia una norma a farci porre attenzione ad argomenti tanto rilevanti, ben oltre i procedimenti di mediazione e conciliazione?

Grazie per la tua attenzione