Non puoi pretendere di mungere la mucca, senza portarle ogni tanto un po’ di erba fresca!

Ti credo! Oggi c’è da fare.

Un sacco da fare.
E anche domani.
Posdomani poi…

Ogni giorno c’è tanto da fare, davvero tanto.

Considera però attentamente una cosa: quello che mungerai domani non dipende soltanto da ciò che fai oggi, ma anche da ciò che ascolti, incontri, vivi oggi.
E molte risposte (molta erba fresca) non crescono nell’ufficio o nei luoghi soliti, lo sai bene.

Conoscere nuove idee, incontrare persone, fare rete e costruire rapporti; piccoli e grandi tesori per un futuro che in ogni momento può diventare presente.

Grazie per la tua attenzione!

Dimenticavo… occhio a non rimanere in secca!

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Fino a dove puoi/vuoi arrivare?

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Ciao!

Che ne dici?

Non sarebbe affatto male poter protendere le tue capacità e competenze in direzioni diverse e fin nel dettaglio del particolare, come riesce a fare questo splendido platano cittadino con tutti i suoi rami!

Ma è possibile?

Tu come ti consideri?
Come un singolo o come parte di un sistema?

Per alto che tu possa essere, se allunghi da solo le braccia non raggiungerai l’altezza dell’albero e, per forza di cose, potrai scegliere soltanto due direzioni lungo le quali protenderle, fra le innumerevoli a tua disposizione.
Rischi di raggiungere dunque solo un’infinitesima parte dello spazio che invece la pianta riesce a coprire.

Se, invece, non ti porrai di fronte al platano solitario, ma assieme ad altri che, come te, sono interessati a costruire un sistema attraverso la messa in comune delle proprie competenze, riuscirai assieme a loro a sopravanzare di molto anche le vette più elevate di quei rami e a dirigere i tuoi interessi e la tua conoscenza in molte direzioni diverse.

Hai voglia di imitare e superare questo bel platano, o preferisci rimanere per conto tuo?

La scelta consapevole

I figli dei tuoi amici fanno l’unica cosa che gli hanno insegnato i loro padri ed è per questo che stanno appresso alle pecore.

Io faccio invece l’unica cosa che volevo fare ed è questo, non le pecore, che fa di me un pastore.

Si conclude così un racconto breve di Michela Murgia che ho letto oggi un po’ per caso in treno.

Quel giornale abbandonato sul sedile aveva attirato la mia attenzione, con il richiamo del racconto in prima pagina. “Caro Babbo ho studiato da pastore” mi ha incuriosito; come mi incuriosisce sempre incontrare figli che  hanno percorso carriere formative e professionali ai miei occhi dissonanti da quelle paterne. E invero questo mi accade tanto più frequentemente da quando i ragazzi hanno iniziato a prendere più decisamente in mano le redini delle proprie scelte personali, ad iniziare dagli studi.

Michela Murgia descrive il percorso del figlio di un contadino pastore, che asseconda il padre seguendo gli studi in giurisprudenza, fino a divenire avvocato, seguendo una strada che il padre aveva immaginato per affrancarlo da una condizione sociale nella quale non vedeva opportunità positive per il figlio. Il padre si comporta in modo diverso da tutti i suoi coetanei, che invece vedono naturale che i propri figli curino il gregge di pecore, senza soluzione di continuità rispetto a loro.

La forza della cultura e della consapevolezza di sé; un messaggio bellissimo.

Grazie per la tua attenzione.

Di padre in figlio: la tua voce

Con piacere do spazio a due interessanti commenti scaturiti dalla lettura dell’articolo pubblicato alcuni giorni or sono, con l’intento – dichiaratamente provocatorio – di “pesare” la percezione del tema del Passaggio generazionale da parte dei lettori di ObiettivoEfficacia.

Entrambi i commenti sottolineano l’importanza che il Passaggio Generazionale costituisca e sia percepito come un’opportunità e non come una necessità.

Questo significa che la dimensione psicologica si integra strettamente con quella prettamente economica ed organizzativa; termini come sensibilità, armonia, benessere, equilibrio parlano molto chiaro.

In premessa, penso che sia necessario ammettere che esiste il passaggio generazionale, che non è scontato e che non si limita a insegnare al figlio come lavorare, all’assegnarli una scrivania e appendere i diplomi alla parete.
Fondamentale è valutare la spinta motivazionale del figlio, la reale volontà del padre a concedere spazio e responsabilità al figlio e chiarire il ruolo del figlio agli eventuali dipendenti.
Vista la premessa, sarei disposta a investire molto tempo per pianificare con attenzione il pg.
Dal pdv umano un buon pg implica la serenità di padre e figlio, il consolidamento del loro rapporto e l’armonia dell’ambiente aziendale.
Dal pdv produttivo genera migliori risultati grazie alla chiara ed equilibrata definizione dei ruoli.
Un cattivo pg porta al contrario della risposta alla domanda 2: figlio immotivato o represso, clima di lavoro e famigliare nervoso e conflittuale.
Quanto sarei disposta a spendere? E’ la risposta più difficile.
Il pg non si traduce solo in numeri, è coinvolta la componente emozionale/psicologica.
Il valore in € della gestione emozionale non deve essere basso. L’accettarlo dipende dalla sensibilità degli attori del pg e dalla volontà ad affrontare il dolore (non solo dell’importo della parcella) che smuove il toccare le corde famigliari.

Anche questo secondo commento pone con forza l’attenzione sull’importanza della condivisione e del benessere psicologico che deve costituire premessa indispensabile di un positivo Passaggio Generazionale, che sia utile per tutti gli attori coinvolti.

Sembra scontato, ma non lo è. Molti genitori trascurano l’impatto della componente motivazionale di tale passaggio. La fortuna in questi casi gioca un ruolo fondamentale. Per quanto mi riguarda il passaggio generazionale, avvenuto nel 1998, alla “tenera età” di 43 anni, è stato “obbligato”, concause la morte di mio padre, la scelta universitaria indotta dallo stesso 23 anni prima. I costi in termini di accettazione convinta della stessa scelta sono stati altissimi. Riflettiamo quindi prima e verifichiamo in tempo utile (prima dell’esame di maturità) due cose:
– con molta onestà, e spogliandoci del punto di vista da “genitore indulgente”, se il figlio è adatto;
– se il tipo di attività da “passare” rientra nei “Sogni” del figlio.

Un ruolo importante lo gioca indubbiamente il contesto dell’impresa o dello studio oggetto del Passaggio; chiaramente lo junior deve provare un buon entusiasmo verso il settore d’attività, ma trovo anche molto importante che si faccia in modo che il subentro avvenga rispetto ad un’organizzazione ben strutturata e funzionante e non rispetto ad una realtà in disarmo ed alla deriva.

Per questo è importante avere un piano ed un programma, per non lasciare nulla al caso e per costruire i ruoli professionali e rafforzare le leadership coinvolte, anche in considerazione che lo scenario attuale non è di certo dei più semplici. Ma non per questo bisogna evitare di confrontarsi in modo attivo, responsabile e grintoso con l’affascinante sfida dell’imprenditorialità o della libera professione.

Il problema e’ centrato e veritiero, mancanza di organizzazione e di ruoli ben definiti rischia di creare confusione e approssimazione. In questi casi c’e’ una lotta a difendere il proprio potere e questa genera una guerra fratricida all’interno della struttura che rischia di distruggerla. E’ fondamentale x chi vuole passare il testimone, intanto essere convinto e voler realmente passarlo!! Poi gestire l’inserimento del successore facendolo accettare dalla base e non calandolo dall’alto, altro grave problema. Per gestire un’azienda o un ufficio bisogna avere la leadership, e tu mi insegni che non e’ calata dall’alto. Se così fosse, ci sarebbe qualcun altro leader riconosciuto che contrasterebbe con la direzione e manderebbe la barca a fondo!
Sempre prezioso negli argomenti ti auguro buon lavoro e ci vediamo per il tuo regalo di compleanno.