Chiedilo al tuo capo…

Chiedilo al tuo capo, quando è ora di lasciare un posto di lavoro. Lui te lo racconta volentieri; un po’ ogni giorno.
Anzi, accontentati di ascoltare e guardare, non serve neppure chiedere! Ma ascoltare e osservare devi, altrimenti potresti non accorgertene. E questo non è bene, soprattutto per te.

Ma cosa ti racconta il tuo capo?
Ti racconta quanto gli interessa ancora il suo (e il tuo) lavoro, quanta grinta ha, qual è il suo livello di engagement.
Anzi, fa addirittura meglio; te lo mostra in modo inequivocabile, quando decide che non è più tempo di allegre cene, uscite in compagnia, gite, aperitivi…

Molto spesso infatti accade che la crescita aziendale venga associata ad una spiccata formalizzazione dei comportamenti, come se si dicesse:

nessuno prende più davvero le cose con passione, ma dobbiamo lavorare ancora di più e meglio!

Che senso ha questo pensiero? Le cose si complicano, ma lasciamo perdere ciò che ci unisce davvero?

Ecco, quando ti accorgi che sta accadendo questo, se sei un dipendente puoi iniziare a guardarti attorno; se invece sei un titolare sta attento a non perdere i tuoi collaboratori migliori.

Grazie per l’attenzione!

[Foto scattata nella catena delle Maddalene (TN), ottobre 2017]

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Libertà? Scusa, in che senso?!

Certo!

Libertà per l’imprenditore di poter fare il suo VERO mestiere, quello di scegliere, di dirigere, di migliorare, di fiutare il mercato. Intraprendere, appunto, e non limitarsi a “fare”; per  quello esiste la delega.

La libertà si conquista lavorando secondo due linee d’azione parallele, ma strettamente interconnesse e in grado di influenzarsi reciprocamente in modo positivo e virtuoso:

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Fare ordine: l’efficienza di un’impresa dipende in gran parte dalla chiarezza dell’impianto organizzativo e dalla funzionalità operativa che caratterizza i principali processi. Creare le condizioni per migliorare queste due situazioni risulta particolarmente importante nei periodi difficili e di crisi, quando il margine economico va ricercato soprattutto nella capacità di ridurre i costi e le diseconomie, aumentando produttività e rendimento. Fondamentale risulta pensare e sviluppare le capacità professionali del personale, con particolare riferimento alle competenze-chiave (cioè quelle che possono contribuire al successo dell’azienda) e alle competenze distintive, che invece costituiscono e rendono riconoscibile lo stile e le peculiarità proprie dell’impresa e contribuiscono a distinguerla dalla concorrenza agli occhi del cliente.

Costruire clima: é cambiato il rapporto impresa-cliente. Questa la sfida da vincere per l’imprenditore, nella consapevolezza che non sono più solo il marchio o il nome a condurre il gioco, ma le scelte del cliente. Credibilità, attenzione e fiducia costituiscono fattori imprescindibili, indispensabili per rendere concreta la qualità offerta. Ad essi è strettamente connesso il valore dell’organizzazione e la capacità della stessa di raggiungere gli obiettivi definiti. Per riuscire a prendersi cura in modo davvero completo dell’esperienza del cliente, risulta fondamentale sviluppare una buona capacità di ascoltare, di conquistare l’attenzione e la fiducia dell’interlocutore, fattore per nulla scontato in un tempo in cui le persone sono soggette ad un eccesso di informazione, spesso di bassa qualità.
A tutto questo concorre in modo determinante la motivazione del personale e la qualità del clima interno. E chi se ne può prendere cura se non l’imprenditore?

Vuoi poter fare davvero il mestiere che ami?
Bene! Comincia(amo) da subito a prenderci cura di questi due pilastri della libertà imprenditoriale.

Dentro (e fuori?)

Mi capita spesso di collaborare con imprese familiari.

Secondo te qual è il rapporto che intercorre fra un’azienda ben organizzata ed efficacemente funzionante ed il nucleo familiare che la possiede e gestisce?

Immagini forse che l’armonia nella famiglia si possa poi riverberare in un buon clima interno all’impresa e fra il personale che vi opera?

Beh, se tu la pensi così io sono certamente d’accordo con te, mo non immagini quanto questo rapporto, che a mio parere è estremamente logico, per non dire ovvio, venga trascurato e spesse volte, addirittura “tradito”.

Ma non dispero e continuo a lavorare per creare simmetria.

[Foto scattata sulla riva del Po’, aprile 2017]

Quanto investi nelle relazioni di lavoro?

Il tema delle relazioni interpersonali e della comunicazione nei luoghi di lavoro è di primaria importanza.
Generalmente nelle aziende e negli studi che visito e nei quali operò la cattiva o scarsa comunicazione interna sono il problema o una rilevante parte del problema, ma quasi mai i responsabili se ne rendono conto.
Sostituire la comunicazione interpersonale con falsi efficientismi non rappresenta certo una soluzione efficace e costruttiva.
Qui trovi la conferma http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/13_maggio_03/email-vicino-scrivania_34263a30-b3cb-11e2-a510-97735eec3d7c.shtml .