Qual è la tua cifra?

Andrea, qual è la tua cifra?

Mi capita sovente di pormi questa domanda, soprattutto quando mi trovo davanti ad un nuovo cliente e mi domando, inevitabilmente:

Che gli dico, come lo convinco ad avviare un rapporto fiduciario con me?

Come posso spiegare, in poche parole, quanto posso fare per lui e la sua organizzazione?

Come si sa, il primo contatto è essenziale; spesso non si sa bene quale sia la situazione che ci si troverà davanti, né le caratteristiche dell’interlocutore.

È facile provare un po’ di apprensione, tesi come si è a cercare di sfruttare al meglio un’occasione che potrebbe non ripresentarsi.

Necessario riuscire a catalizzare l’attenzione del proprio interlocutore, indispensabile riuscire ad ascoltare con attenzione, riuscendo a farsi quanto prima un’idea delle attese e dei bisogni inespressi. Indubbiamente esperienza ed un po’ di empatia possono fare molto, al riguardo.

Forte la tentazione di cercare di accontentare le richieste del proprio interlocutore, magari snaturando il proprio modo di lavorare e la propria visione della professione.

Ho sempre cercato di avere chiara a me stesso la mia cifra peculiare, l’ambito d’azione professionale nel quale essere davvero in grado di fare la differenza; e questo proprio per sentirmi più sicuro e per riuscire a rendere più convincenti le mie parole.

Ho riscontrato come, al primo incontro, paghi proporre il “servizio” attraverso un prodotto, cioè qualcosa di concreto, di più facilmente descrivibile e comprensibile da parte dell’interlocutore.

Ma so anche che proprio questo è “il mio limite”, poiché sono convinto che sia sbagliato, o almeno non sempre il meglio, proporre un “pacchetto” preconfezionato, anche se sul breve periodo paga. Mi sono reso conto che questo atteggiamento talvolta mi complica la vita e mi costringe ad essere più incisivo, a rappresentare meglio il perché delle mie scelte nell’approccio professionale.

Sono arrivato alla conclusione di non proporre un prodotto, ma un metodo; e lì dedico la mia attenzione, quando mi rendo conto che il mio interlocutore è predisposto all’ascolto. In caso contrario meglio il prodotto, poi da questo nel corso della relazione, potrà emergere il metodo.

Grazie per la Tua attenzione.

DA NON PERDERE!

Si, proprio Tu.

So bene quanta cura dedichi alla tua crescita professionale e quanto ti stia a cuore il tuo lavoro.
So bene come in questo periodo sia spesso difficile controbattere colpo su colpo a tutte le difficoltà che incontri nel quotidiano.
Lo so perché le provo e vivo anch’io.

Ma so anche che quanto fai oggi tornerà utile a breve, soprattutto se non ti dedichi solo alla gestione del quotidiano, ma poni attenzione anche

Ti ricordo che proprio per aiutarti e starti accanto nel lavoro quotidiano ho pensato i Seminari Autunnali, ideati espressamente per permetterti di sfruttare al meglio questo periodo e preparare il tuo Studio per affrontare con la giusta grinta e determinazione il nuovo anno, denso di incognite, ma anche di opportunità e soddisfazioni da cogliere.

Mi potrai segnalare, anche preventivamente, i temi caldi che vorresti approfondire, i problemi che ti assillano, i progetti che stai macinando…

Dialogare assieme, con altri colleghi; condividere pensieri, progetti, opportunità, idee, buone prassi, esperienze; un gruppo ristretto e motivato che crea valore concreto; proprio quello che serve in questo periodo.
Con fiducia reciproca e competenza.

E ad un costo davvero contenuto, lasciamelo dire!

Che aspetti dunque?! >>>> leggi e cogli al volo questa offerta!

Grazie per l’attenzione e … Ti aspetto a Verona, non vorrai mancare all’appuntamento!
Proprio Tu.

Sguazzare alle terme?!

Oggi ti voglio raccontare il regalo che mi sono fatto nell’ultimo fine settimana.
Ebbene si, come hai capito dal titolo, sono stato alle terme, per l’esattezza a Salice Terme, nell’Oltrepò Pavese.

Alle terme si, ma per un corso di guida sicura attraverso le morbide colline del territorio tra le province di Alessandria, Parma e Piacenza.
Davvero un fine settimana alla grande, con insegnanti competenti e “colleghi” driver simpatici.

Perché?

Per tanti motivi:

  • per il piacere di dedicare un pò di tempo  a me stesso e ad una delle mie passioni. Soprattutto in questo difficile momento prendersi cura di sé e del proprio stato d’animo è davvero importante;
  • per la sicurezza dei miei cari e mia, che non è cosa da poco: sicurezza => serenità => divertimento;
  • perché possiedo una moto fantastica, ma a guidarla sono comunque io e da tempo avvertivo l’esigenza di migliorare competenze ed abilità in questo campo. Sai bene che non amo l’improvvisazione e che ritengo il fai da tè il più delle volte una perdita di tempo, con il rischio di effetti collaterali negativi;
  • perché ritengo sia importante mettere il naso nel posto giusto ed imparare da chi veramente sa di cosa sta parlando, evitando di improvvisarsi esperti, soprattutto quando di mezzo ci sono cose molto serie;
  • perché ero curioso – professionalmente parlando – di sperimentare nuove forme di insegnamento/apprendimento, chissà mai che non mi potesse venire qualche buona idea anche per il mio lavoro, oltreché per il tempo libero…

A consuntivo… una gran bella esperienza, la consapevolezza di aver scelto bene, derivante dalla maggior padronanza acquisita della moto e della sua conduzione. Questo è certamente un grande risultato: l’allievo esce trasformato in modo evidente (soprattutto a se stesso), dal processo formativo.

Mi è davvero piaciuto comprendere e sperimentare subito i “fondamentali” di una guida sicura, piacevole e competente.

Bello e positivo l’ambiente; preparati ed esperti nella trasmissione dei corretti metodi e modi di guida i docenti, utilissimo rivedersi in foto e video.

Abbiamo anche mangiato assai bene, che non guasta mai e goduto di buona compagnia.

Sotto un sole africano, dentro le bardature, copiosissime sudate, compensate peraltro da graditissimi tuffi in piscina a fine pomeriggio, una volta rientrati dallo “studio”.

Ed ora via, prontissimo ed entusiasta verso il Festival del Lavoro di Brescia.

A giovedi mattina!

Chi c’è, c’è.

Il link per saperne di più…

Ti presento delle persone in gamba!

Nelle ultime settimane ho percorso l’Italia è ho avuto la fortuna di incontrare diverse persone davvero in gamba.

Giovani e non, determinate, ottimiste, coraggiose, competenti.

A loro dedico questo mio pensiero; a te idealmente – e non solo – le voglio presentare.

Ne scelgo alcune, sia come individui in sè che come archetipi.

Una giovane collega decisa ed entusiasta della sua scelta professionale, capace di descriverla con grinta ed entusiasmo, trasmettendo il piacere oltre che il senso di responsabilità, riflettendo la capacità di coniugare impegno e cura di sè.

Un giovane collega che nella difficoltà ha saputo vedere il lato utile, che non ha perso nè speranza nè determinazione, ma ragiona in termini assai maturi di sviluppo e posizionamento ed investe sul suo domani. Sono contento che nel momento più nero abbia sentito il calore dei colleghi attorno a sè, ma, davvero, la sua forza è dentro di lui.

Un altro professionista innamorato della propria area di attività, privo di remore verso i cosiddetti ‘affermati’, attento nel porre i temi nel modo corretto e nel sottolineare con un lessico attento ma non autoreferenziale la qualità ed i contorni del proprio argomentare.

Grazie per la tua attenzione.

Cameo underground

 

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Lunedì pomeriggio, metropolitana di Milano, un binario deserto.

Ci siamo solo io e un attacchino, per alcuni minuti.

Con pochi gesti precisi e misurati stende le due parti del cartellone che deve predisporre sull’apposito spazio, che ha appena pulito dai residui dei manifesti che hanno esaurito la propria funzione.

Una pennellessa intinta di colla si trasforma in uno strumento leggero ed armonicamente svolazzante nella sua mano destra, con il compito di stendere la colla, preparare il manifesto, lisciare le pieghe.

Davvero dal movimento traspare armonia e serenità, direi soddisfazione per un gesto semplice, per nulla umile, anzi interpretato con soddisfatta e naturale competenza.

In pochi attimi il cartellone prende forma, installato nello spazio.

La pennellessa continua nelle rifinitura, perfezionando il combaciare dei due fogli e lisciando le pieghe sui bordi.

Gesti ampi si alternano a piccoli tocchi.

Si avvicina un ragazzo. Mi chiedo se anche lui fissa il lavoratore o sta guardando il manifesto.

Chissà.

Come affrontare il colloquio di selezione?

Che succede ora?

Il candidato ha superato – grazie al suo CV – il primo gradino della selezione e quindi lo invito al colloquio.

Se i candidati sono più d’uno cerco sempre di organizzare i colloqui in serie, in modo da potermi concentrare appieno su quella attività; se ciò non è possibile cerco almeno di effettuare raggruppamenti minori. Mi sforzo, comunque sia, di tenere molto ristretti i tempi della selezione, in modo da evitare inutili trascinamenti e da ridurre i rischi di utilizzo strumentale “al rilancio” della selezione da parte di qualche candidato.

La gestione del colloquio si basa su due pilastri:

  • la posizione da ricoprire, eventualmente descritta nell’inserzione pubblicata
  • il CV presentato dal candidato.

Se è disponibile l’inserzione, nella quale ho cercato di rendere il più chiaro possibile l’obiettivo della ricerca, inizio il colloquio ponendola davanti al candidato: perchè, mi è capitato di vedere persone fissarla come se non l’avessero mai vista prima, di non avere ben chiaro a quale selezione stessero partecipando, posto che ovviamente l’inserzione era anonima e la selezione si stava effettuando in un terreno ‘neutro’.

Questo avviene se il candidato ha inviato una ‘raffica’ di CV, senza porre particolare attenzione ai destinatari: chiaramente questo apprccio parla da sè.

Bene, grazie per l’attenzione e al prossimo articolo della ‘trilogia’, che sarà dedicato all’inserimento in azienda del neoassunto.

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Questo post è ‘dedicato’ in special modo ai colleghi Consulenti del lavoro delegati della Fondazione Consulenti per il lavoro ed agli allievi della Professoressa Passamani dell’Università degli Stdi di Trento, Facoltà di Economia.

Andrea Pozzatti