Quella metafora vincente

Sono sempre più convinto che la qualità della comunicazione interna sia una delle chiavi del successo è della capacità di competere di un’azienda o di uno studio professionale.

Al leader e’ chiesto di aver a cuore il proprio personale, di costruire serenità e promuovere armonia.

Il capo può lavorare in modo silenzioso nell’accordare la propria organizzazione, facendo in modo che la comunicazione interna si svolga abitualmente e naturalmente su toni contenuti, con l’impegno corale a non alzarli. Certamente qui l’esempio del capo conta non poco; scegliere lo stile manageriale corretto e’ davvero importante e può essere rischioso dare libero sfogo alle intemperanze caratteriali!

Nella squadra la regola fondamentale deve essere quella di supportarli l’un l’altro sulla base dei propri punti di forza e di quelli meno entusiasmanti, tenendo conto dei limiti e delle capacità di ognuno, anche per cercare di crescere come persone e per migliorare professionalmente.

Collaborare (all’interno) per competere (sul mercato). Ogni volta che parla e agisce, il capo comunica anche questo.

Come sempre il pallino sta nelle mani del leader.

(Nella foto: con grinta e ritmo la squadra lancia la punta, che salta l’uomo è se ne va verso la porta. TN autunno 2015)

Migliorare produttività e competitività

Il tema dell’efficienza, della produttività è un tema importante.

E’ un tema che assolutamente non va trascurato, anche se può apparire scomodo da affrontare e gestire.
E il bello è che noi Italiani sappiamo bene come fare, perché negli anni settanta la nostra produttività era ai vertici mondiali. I nostri genitori e i nostri nonni posero basi solidissime ed assai efficaci, ahimè ora molto incrinate.
Queste cose le dice bene il Rapporto sul mercato del lavoro a cura del CNEL.

In quarantanni siamo precipitati dalla testa alla coda della classifica della produttività, scavando un fossato tra noi e le economie più attente a questo tema.
I margini si sono drasticamente ridotti, sia per via dell’aumento dei costi dei fattori produttivi impiegati, sia per le diseconomie interne che hanno ulteriormente gravato i conte delle imprese e degli studi professionali.
Neppure gli investimenti massicci in tecnologia sono stati in grado di arginare questa debacle, anzi in molti casi, come negli studi professionali, l’informatica applicata ai processi produttivi ha richiesto profondi cambiamenti e rivisitazioni dei profili di competenza degli addetti, senza che questo processo di crescita professionale venisse adeguatamente programmato e condotto.

Questo perché? Perché il lavoro è più complesso, in termini di modalità di realizzazione, di brevità dei tempi di consegna, di frenetico susseguirsi delle scadenze. E dunque è importante prestare attenzione ai modi ed ai metodi con i quali il lavoro viene svolto, ai sistemi di direzione, gestione e controllo di aziende e studi professionali.

Lasciare al buon senso del singolo la scelta delle modalità organizzative del lavoro rappresenta ormai una scelta riduttiva ed alla lunga perdente; molto spesso equivale a lasciare al caso una scelta assai importante in termini di efficienza e di redditività dell’impresa o dello studio.

Certamente quarant’anni di declino stanno a significare, secondo me, che la disattenzione verso la produttività ha assunto una dimensione di abitudine, influenzando (negativamente)  la cultura del lavoro di titolari ed addetti. Addirittura l’introduzione delle tecnologie di automazione dei processi sembra aver dato alle machine ed ai software la parola (e la responsabilità) in materia di organizzazione del lavoro, perdendo in questo modo lo sguardo d’insieme sul lavoro e quella capacità di personalizzare e di innovare che larga parte ebbero nel successo italiano durante il boom economico del secondo dopoguerra.

Non occuparsi della produttività del proprio lavoro, dello studio professionale, dell’impresa è un grosso errore, significa fare molto fatica per ottenere scarsi risultati, rinunciando a conquistare gratificazioni e soddisfazione altrimenti a portata di mano.

Meglio affrontare la situazione; ecco come.

Organigramma e organizzazione aziendale: il sistema professionale

Un sistema professionale è uno strumento che mette l’organizzazione nella condizione ottimale per gestire le competenze del personale, migliorarne l’efficacia lavorativa, tutelarne il benessere e aumentare il capitale umano dell’organizzazione.

Concorre inoltre ad aumentare la qualità ed il valore del prodotto dell’organizzazione, sia nei confronti del proprio interno che verso il sistema esterno di shareholders e stakeholders con cui essa si confronta.

Attraverso di esso l’organizzazione presidia le proprie competenze-chiave e favorisce la diffusione e l’evoluzione efficace, anche attivando programmi mirati di intervento. Il sistema professionale porta l’attenzione verso la dimensione degli atteggiamenti e dei comportamenti organizzativi (competenze trasversali), aprendo una dimensione ‘nuova’ rispetto ai più tradizionali ambiti di ricognizione legati prevalentemente, se non esclusivamente, alle conoscenze e capacità tecnico-professionali.

Organizzazione aziendale: che te ne pare?

Non voglio certo fare pubblicità…
ma questo video mi sembra esprima bene cosa significa organizzare un processo produttivo, curare l’ergonomia dei posti e dei metodi di lavoro…

Nulla è per caso e l’insieme esprime positività e… fa venire voglia di lavorare!
Che te ne pare?