Chiedilo al tuo capo…

Chiedilo al tuo capo, quando è ora di lasciare un posto di lavoro. Lui te lo racconta volentieri; un po’ ogni giorno.
Anzi, accontentati di ascoltare e guardare, non serve neppure chiedere! Ma ascoltare e osservare devi, altrimenti potresti non accorgertene. E questo non è bene, soprattutto per te.

Ma cosa ti racconta il tuo capo?
Ti racconta quanto gli interessa ancora il suo (e il tuo) lavoro, quanta grinta ha, qual è il suo livello di engagement.
Anzi, fa addirittura meglio; te lo mostra in modo inequivocabile, quando decide che non è più tempo di allegre cene, uscite in compagnia, gite, aperitivi…

Molto spesso infatti accade che la crescita aziendale venga associata ad una spiccata formalizzazione dei comportamenti, come se si dicesse:

nessuno prende più davvero le cose con passione, ma dobbiamo lavorare ancora di più e meglio!

Che senso ha questo pensiero? Le cose si complicano, ma lasciamo perdere ciò che ci unisce davvero?

Ecco, quando ti accorgi che sta accadendo questo, se sei un dipendente puoi iniziare a guardarti attorno; se invece sei un titolare sta attento a non perdere i tuoi collaboratori migliori.

Grazie per l’attenzione!

[Foto scattata nella catena delle Maddalene (TN), ottobre 2017]

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Comunicazione di servizio

Ovvero: che parole usate tra di voi?

Esatto; che parole usate fra di voi quando discutete del vostro lavoro, dei clienti, dell’azienda o dello studio professionale?

Come dipingete ogni giorno il vostro mondo?

Qual è il messaggio che trasmettete ai vostri collaboratori, ai giovani colleghi, ai tirocinanti?

Ci hai mai pensato?

Prova a tenerne conto e a non dare per scontato tutte le frasi che siete abituati a considerare come “naturali”.

Grazie per l’attenzione!

[Foto scattata a Lisbona (P) nell’agosto 2017]

 

Zitto e lavora!

Sembra impossibile, ma esiste davvero chi pensa che lavorare e parlare siano due azioni in conflitto fra loro.

E questo accade anche in realtà dove la comunicazione sarebbe davvero importante, per la complessità del lavoro svolto, per l’attenzione alla qualità necessaria, per il gran numero di informazioni da maneggiare, per la diffusione della competenza.

Eppure quasi sempre la comunicazione si riduce ad un minimo indispensabile, che in realtà si rivela insufficiente anche per la routine quotidiana, figuriamoci per raggiungere le eccellenze.

Quindi l’abitudine gioca brutti scherzi! E si tende a dimenticare quale possa essere il valore della comunicazione all’interno di un’organizzazione.

Quando lo si scopre?

Molto semplice; quando si esce almeno un po’ dagli schemi tradizionali e si permette e favorisce la comunicazione tra le persone. Allora come d’incanto si scoprono mondi inesplorati e sconosciuti ai più, malgrado pochi metri di distanza o convivenze pluriennali nella stessa impresa. Evidentemente non conoscere al di là della propria attività quotidiana non giova a quel “fare sistema” che tanti vantaggi offre all’organizzazione ed ai suoi membri.

Basta poco, volendo, per crescere e migliorare!

Grazie per la tua attenzione.

[Foto scattata a Passo Oclini (BZ), ottobre 2016]

Ma come comunichi?

Già, come comunichi?

Sembra davvero una domanda sciocca.

Che diamine! Tutti comunicano in modo naturale, spontaneo, quasi automatico.

Ma siamo sicuri di essere davvero in grado di comprendere e valutare la nostra comunicazione, non solo per quanto riguarda la sua efficacia, ma anche, e sarebbe il minimo, per essere certi che riusciamo davvero a trasmettere ai nostri interlocutori quanto vorremmo?

Ma quanto tempo hai dedicato a conoscere la tua comunicazione? Insomma, a conoscere te stesso?

Già, te stesso, poiché il modo in cui comunichi rappresenta agli altri ciò che sei.

Tu conosci la situazione; se ti fermi e rifletti sei anche in grado di immaginare la risposta.

Grazie per l’attenzione!

 

Quanto conta una “bella” voce? (2^ parte)

Hai ascoltato la “tua vera voce”?

Se lo hai fatto davvero, molto bene! Si tratta di un primo passo fondamentale.

Dunque ora sai di preciso cosa udirò io, quando mi parlerai; sa di preciso quali sono le tue caratteristiche in termini di:

  • Precisione e chiarezza dell’esposizione
  • Tono della voce: risulta monotona o spazia in modo da risultare davvero in linea con le diverse situazioni e gli effetti che vuoi ottenere?
  • E il ritmo: il discorso scorre bene o si inceppa frequentemente con borbottii o frequenti intercalari? Rallenta invece quando è importante far comprendere la rilevanza di ciò che stai dicendo? Nel complesso ti sembra di riuscire ad interessare chi ti ascolta con un ritmo coinvolgente o risulti noioso?
  • A che volume parli normalmente? Ti si sente bene? Sei in grado di affrontare da questo punto di vista situazioni pubbliche?
  • La tua voce è alta o bassa? Come ti sembra influisca questo aspetto sull’effetto che fai agli altri? E su te stesso?

Aver avuto il “coraggio” di ascoltare pazientemente la tua voce ti permette di raggiungere alcuni risultati importanti; per rendere questo esercizio ancora più potente registrati in situazioni diverse e valuta come la tua voce si comporta in queste diverse condizioni. Cerca di capire se lei ha fatto esattamente quello che tu avresti voluto facesse; poni attenzione all’effetto che produce su di te e domandati quali risultati può generare nei tuoi interlocutori.

Valuta anche quale dei parametri sopra elencati ti è sembrato più in linea e quale/i invece richiedono un lavoro da parte tua. Conoscere la situazione rappresenta certamente un primo importante passo verso la consapevolezza dei propri mezzi e la volontà di migliorarli, ove necessario.

Poni attenzione agli aspetti che non ti soddisfano, cerca di lavorarci e continua ad ascoltarti, per verificare il miglioramento.

Quanto conta una “bella” voce? (1^ parte)

Mi piace tornare periodicamente a parlare di comunicazione, vista l’importanza che la competenza comunicativa ricopre nella vita e nel quotidiano.

E la voce rappresenta senz’altro uno dei principali strumenti della tua comunicazione; sia per esprimerti, che per conoscerti.

La voce ti fa sembrare più o meno sicuro di te e di ciò che affermi e, al contempo, ti farà sentire più o meno sicuro. Gioca dunque un duplice ruolo, verso gli altri e verso te stesso; proprio per questo motivo va conosciuta e gestita in modo adeguato, senza rifiutare l’ascolto… delle proprie parole.

Esatto, senza commettere questo primo errore, visto che di solito ci si sente a disagio ad ascoltare “dall’esterno” la propria voce, quasi si avesse la sensazione di non riconoscersi (o non si volesse proprio farlo!)

Eppure conoscersi è importante per aver chiaro qual è l’effetto che produci sugli altri quando comunichi, anche perché dalla capacità di risultare efficace dipende lo “stare bene” nella relazione e viceversa: si tratta di un circolo virtuoso o vizioso, a seconda di come ti riesci a porre nelle situazioni.

Ascolta te stesso, dunque; i mezzi non mancano di sicuro. renditi conto di quale può essere l’effetto che produci sugli interlocutori. Cerca anche di capire se la voce che senti ti soddisfa e ti sembra coerente con la persona che vuoi essere.

Il primo passo per una “bella” voce è sapere com’é oggi la tua “vera” voce.

Grazie per l’attenzione!