Promesse e sostanza; quando non c’è trasparenza

Devo dirti che ogni tanto rimango proprio perplesso.

Sai quando?
Quando mi trovo davanti a a situazioni nelle quali rilevo una grande distanza fra apparenza e realtà. E sono ormai diventato molto poco paziente in questi casi.
Sono davvero stufo di ricevere promesse di un certo livello tramite il battage comunicativo, fatto di location “prestigiose”, cartelline patinate, siti web, brochure, email, ecc., per poi trovarmi davanti a performance decisamente lontane dalle aspettative.

Sono stanco di relatori che usano esclusivamente la prima persona singolare come unica declinazione del proprio agire lavorativo, di chi legge la relazione, di chi non mostra passione e entusiasmo per quello che dice, di chi ti ammorba con slide fitte fitte di parole che non si vedono oltre la terza fila e sembrano servire molto più allo speaker che al discente, di chi non va oltre la proposizione di informazioni di base, che non valgono il tempo messo a disposizione.

Mi rendo conto di essere controcorrente, ma per me il focus è costituito dal contenuto.

Cerco sempre di avere grande rispetto per chi mi sta di fronte, sapendo bene quanti altri pensieri affollino la sua testa.
Non mi sogno di essere il protagonista, ma organizzo la relazione con chi mi ascolta ponendolo al centro e cercando di trovare l’approccio migliore per coinvolgerlo ed interessarlo al tema proposto.
Dedico particolare attenzione a tutto ciò perché so bene che è questo è il modo migliore per alleviare la fatica dell’ascolto e favorire la memorizzazione dei contenuti proposti.

Credo sia un mio limite personale quello di pensare prevalentemente alla sostanza, senza curare principalmente il packaging, senza ricercare l’evento.

Mi rendo conto che limita le mie potenzialità, in un mondo dove l’abito fa ancora, eccome, il monaco.

Comunque ci sto lavorando.

Grazie per la tua attenzione!

[Foto scattata a Olbia (OT), giugno 2017]

Ogni tempo ha il suo bello

C’è il tempo dei dolci cannoli.
E c’è il tempo degli aspri limoni.

Una buona strategia verso la serenità sta nel farseli piacere entrambi, evitando di prendere il secondo troppo di petto e di abbuffarsi eccessivamente con il primo.

Quand’è il tempo dei dolci cannoli in primo luogo va riconosciuto che si sta vivendo una situazione positiva, magari lasciandone almeno un boccone a chi ci sta intorno. Per gratitudine verso la vita.

Quando invece il massimo che puoi fare è una aspra limonata, val la pena apprezzare pure quella, riflettere sui dolci cannoli svaniti senza inveire, recriminare o deprimersi.
Anche se non è facile.

(Nella foto: fiori e spine convivono sulla sponda del Lago di Garda)

Compensare per crescere

Se ti fermi un attimo e ti ascolti con attenzione, puoi sentire i tuoi limiti.

Ascoltali con attenzione e riconosce quelli “veri”, quelli con cui ti scontri più di frequente.

Prendine atto con sincerità e serenità, visto che proprio questa è la cosa più saggia che puoi fare. Se non lo fai li lasci liberi di agire e di “farti del male”.

Se invece li riconosci e te ne fai una ragione, puoi affrontarli in modo armonico, senza “steccare” e lavorare per compensarli.

Quanto più ci riuscirai e tanto meno metterai i tuoi limiti nella condizione di decidere per te.

In fondo la ricerca dell’equilibrio fa parte della vita e mote evoluzioni spettacolari si basano proprio sull’accettazione della sua precarietà.

(Nella foto: evolvo e non cado [anche se a prima vista potrebbe sembrare] – Skate park Trento 2013)

 

 

Ma qual è il confine vero

… tra lasciare che la vita scorra e che le cose accadano e voler invece plasmare il mondo intorno a sé, affinché si materializzino i propri e altrui sogni?

E qual è il naturale punto di separazione fra la guida e l’autonomia di chi si ha accanto? Fra coordinamento e crescita personale?

Quanto lavoro quotidiano è dedicato al fare e quanto a trovare un personale e non troppo precario equilibrio fra queste diverse dimensioni della relazione con il mondo e con le persone?

Quanta creatività viene stimolata e messa in campo proprio dal non lasciar che accada solo ciò che vuol accadere?

Quanto si annusa il vento ogni giorno per cercare “quello giusto” e quante “nasate” costa decidere di non arrendersi alla prima soluzione che ci si ritrova fra le mani?

Non sono certezze e neanche risposte, è vero, ma non sono neppure domande sciocche (almeno credo). E le domande aiutano a pensare.

Questione di feedback

Valuto la qualità del lavoro che realizzo ogni giorno in modo direttamente proporzionale alle risposte concrete e convincenti che riesco a dare al cliente. E’ lui infatti a pesare l’efficacia dei servizi ricevuti ed il feedback che offre è merce preziosa per migliorare le mie competenze e la capacità di comprenderne effettivamente le esigenze.

Credibilità, fiducia e qualità umana della relazione che si instaura fra consulente e cliente, costituiscono una gran parte del valore offerto al cliente, ma concorrono anche a contraddistinguere lo stile e la cifra del consulente.

Proprio per questo è assolutamente importante cogliere con attenzione tutti i segnali che il cliente (nelle sue varie sfaccettature: titolare, collaboratori, dipendenti) è disponibile a trasmettere, non solo con la comunicazione verbale, ma anche (e soprattutto) con quella non verbale, che rappresenta il vero termometro con cui misurare la qualità della relazione.

E’ chiaro come l’importanza della relazione superi quella del servizio, perché il secondo ha una conclusione, mentre la prima è fondamentale per generare continuità e per sviluppare un sincero passaparola positivo.

I feedback che ricevi aiutano a capire se pensi all’oggi (cioè allo specifico servizio) o al domani, ovvero alla costruzione di una relazione basata sulla fiducia, che nasce dalla volontà di dare risposte concrete e specifiche, mettendo al centro il cliente e non te stesso.

Preparazione, determinazione, tenacia, voglia di crescere e migliorare costantemente, capacità di “esserci” nei momenti chiave, leadership, apertura a nuove soluzioni sono alla base della costruzione di una solida reputazione, capace di generare relazioni di elevato spessore qualitativo, sulle quali tessere il proprio lavoro, anche grazie ai preziosi feedback ricevuti ogni giorno.

Poi talvolta anche il feedback non verbale risulta particolarmente esplicito! Grazie!