A proposito di emozioni…

Lavorare significa generare emozioni, se possibile positive.

Pensare invece che si tratti semplicemente di tirare la carretta in modo meccanico e scarsamente partecipato, comporta uno scarso divertimento per chi lo fa ed una sensazione di efficacia limitata per chi lo riceve.

Non c’è da stupirsi se poi il feedback che segue denota perplessità e ridotta fidelizzazione.

[Foto scattata a Melara (RO), aprile 2017]

Le emozioni nella comunicazione: riconoscerle e gestirle

Sapevo bene cosa dire, ma non sono riuscito a farlo.

Ho dei buoni argomenti, ma non riesco a persuadere.

Volevo restare tranquillo, ma mi sono lasciato prendere dalla rabbia.

Quante volte ti trovi a fare i conti con le tue emozioni e con l’effetto che generano sulla  comunicazione?

Basta pensare alle assemblee condominiali, a certe riunioni di lavoro in cui si toccano temi “delicati”, agli incontri con parenti quando si debba affrontare problemi, controversie o situazioni similari.

So bene che in questo momento ti stanno passando davanti agli occhi le immagini di situazioni vissute nelle quali le emozioni hanno avuto il sopravvento sugli eventi, nei confronti tuoi e nei tuoi interlocutori, sbaglio?

Una parte molto rilevante dei risultati che ognuno di noi può ottenere nel lavoro e nella vita, sono strettamente legati alla competenza nel riconoscere e gestire le proprie emozioni, con particolare riferimento a quelle negative.

Essere in grado di affrontare le emozioni e di trarne le indicazioni utili, di stemperarle o di modificarle, di esprimerle in modo efficace al rapporto con se stessi e con gli altri rappresenta una capacità davvero importante, soprattutto quando si ambisce a raggiungere dei traguardi significativi, a vivere delle relazioni interpersonali positive, a prendersi cura di se stessi.

Grazie per l’attenzione

Scartare un pacchetto regalo…

L’altra sera mi ha piacevolmente impressionato questa frase:

Se al mattino, quando apri la porta, non avverti la sottile emozione che provi quando scarti un pacchetto regalo, allora è meglio che cambi lavoro.

Tabatha Mani di Forbice Real Time

Nella sua semplicità la trovo geniale; è impossibile non comprenderne il messaggio.

E a te, che effetto fa aprire al mattino la porta del tuo ufficio, negozio, laboratorio… ?

Tele…confort!

Ebbene sì!
Oggi ho cercato di ampliare, almeno di un pò, la mia zona confort, provando l’ebrezza del telemark, questa antica tecnica dello sci e abbandonando i miei fedeli sci da discesa.

Un grande amico di Roberta, attento innovatore nel campo degli sport invernali innestati sui goffi turisti domenicali, mi ha messo in pista calzato di tutto punto, cercando di disvelarmi i fondamentali di questa antica arte sciatoria.

A dire il vero, durante tutta la settimana lavorativa mi ero preparato con scrupolosa attenzione e metodicità per l’evento, attraverso una dieta specifica, basata su antipastini mantovani leggeri, a base di polenta morbida (per curare la sensibilità sulle nevi primaverili), cotechino (perfetto per migliorare l’arrotondamento della traiettoria di curva) e lambrusco (conferisce frizzantezza alla sciata), sotto la direzione attenta di un vero esperto.

Ecco i due artefici di questa incredibile performance:

Hey Willy, where you goin’ with that guitar in your hand?

Hey Joe, meravigliosa canzone di Jimi Hendrix, incontrò un giorno felice la poliedrica e multietnica ispirazione di Willy de Ville.

Ne nacque un brano capace davvero di stupire, di sorprendere, di ‘far cambiare umore’ [sai vero cosa intendo…]

Hey Joe

Willy ieri ci ha lasciato, e se ne è andato avanti per suonare assieme a tanti grandi.

Ti auguriamo splendide jam sessions, Willy, e grazie per le perle che ci hai regalato.

Parole!

Ti ho più volte parlato dell’importanza delle parole,

di quanto esse siano in grado di dipingere il mondo che vediamo e quindi di influenzare le scelte, l’oggi, il domani, l’ieri.

 

Oggi ti riporto a questo tema e ti propongo un esempio interessante e simpatico, altamente qualitativo.

 

Per farlo, mi servo delle parole di Stefano Bartezzaghi, in Lapsus, la sua rubrica si Repubblica.

 

CINQUANTA

Case chiuse e gabbie salariali come proposte novità;

il nucleare e la fedeltà atlantica come orizzonti generali.

Gerontocrazia ovunque, dai leader over-70 agli stopper verso i 40;

scuola come noioso parcheggio di interscambio;

goliardia; donne-oggetto; letteratura gastronomica e/o a tendenza elegiaca;

religiosità esibita e genuflessa davanti a prelati di implacabile rigidità, esteriore pure quella;

tengo famiglia; amanti; status symbol automobilistici;

cinema, tra neorealismo e commedia all’italiana; unorismo filisteo contro bersagli di maniera;

molto calcio; mobilità problematica per carenza di infrastrutture;

lavoro non garantito e subordinato alla prostrazione fantozziana;

vacanze con visite in gregge a siti che non interessano, il pensiero fisso all’ora dei pasti;

meticolosi picnic con cucina da campo in spiaggia e bucce di cocomero galleggianti in mare;

ignoranza iattante.

 

Manie e mode di massa, che tirano concordemente al brutto, allo sguaiato e al decibel;

forme dialettali e sgrammaticature  a tutti i livelli;

sistemi elettorali capziosamente verticistici;

deferenza pretesa e ottenuta dai potenti; insussistenza dell’Altro.

 

Ma gli anni Sessanta arriveranno anche questa volta?

 

 

Quando lessi queste parole, un paio di volte, notai come le mie impressioni ed emozioni cambiavano, man mano che nella mia mente si andavano dipanando le immagini evocate.

Puoi concludere con un sorriso di simpatia, o amaro, o con una smorfia di rabbia, di importenza, di indifferenza.

 

Ma comunque le parole non sono mai neutre, né se le rivolgi a te, né se sono indirizzate ad altri, definiti o indefiniti che siano.

 

Buona Giornata!

 

Ps: Auguri Roberto!