Ancora sulla formazione

Per molte aziende e studi professionali la formazione deve avere queste caratteristiche:

  • essere gratuita, cioè finanziata da chichessìa;
  • essere breve, poiché, essendo una fastidiosa perdita di tempo (tollerabile a malapena se obbligatoria), meno dura e meglio è.

Del resto, si sa, “chi non sa fare, insegna”.
Dunque perché lasciare le proprie preziose risorse in balia di questi inutili personaggi?!?

Certo, se si ragiona così, non vale davvero la pena perdere tempo “in aula”, del resto chi è già “sapiente” non ne ha bisogno. E sembrano essere la maggioranza!

Ma allora, mi chiedo, come mai incontro così tanta gente insoddisfatta del proprio lavoro, e non solo dipendenti, ma anche titolari?

Maccome?!
Sai già tutto e comunque le cose non funzionano come vorresti?
Oppure sai già tutto… ma non hai tempo di mettere in pratica?

E il bello è che quasi sempre ciò accade in aziende che basano la propria attività (e l’eventuale successo sull’apporto del personale, sulla qualità del loro lavoro, sulla grinta che mettono in campo ogni giorno.

Però che senso ha investire sulla loro crescita?!?

Certo che no, meglio spendere soldi per la sede, in pubblicità, per avere dei bei mobili mobili, ecc…; ma non in formazione. Assolutamente!

Chi ha il “coraggio” di dedicarsi una bell’azione formativa, magari con un po’ di respiro (quindi non striminzita e limitata al “minimo indispensabile”) può scoprire che i sogni si possono avverare: i cambiamenti avvengono davvero, le relazioni migliorano, le idee si chiariscono, i nodi si allentano e addirittura si sciolgono.

Basta avere un po’ di fiducia e di calma, lasciar fare ad un esperto mediatore, creando le condizioni affinché ciò che serve possa davvero accadere.

In fondo basta poco! (certo, ci vuole almeno un po’ di fiducia!)

 

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La parola ai fatti!

Ho seguito più di un corso di Andrea Pozzatti,  ma lo ammetto, soprattutto di primo impatto i consigli, che in realtà sono lucide considerazioni di una persona esperta, li vedevo difficilmente applicabili alla mia realtà.

Uno dei temi che maggiormente mi ha fatto riflettere è stato  ” l’importanza dare un valore a se stessi, capire dove e come posizionarsi nel mercato”. Effettivamente se non siamo noi i primi in grado di darci un valore come possiamo pretendere che lo facciano gli altri?

Quando ho aperto lo studio nel 2011, mi sono posta come obiettivo principale quello di curare il servizio, la Consulenza, dando molta importanza all’aspetto formativo, anche in settori trasversali e non legati alla unicamente alla Consulenza del Lavoro ” classica” , evitando di cadere nella politica di prezzo, che in questo momento potrebbe sembrare quasi una strada obbligata. Pur dubbiosa, ho proseguito, in questi quasi 5 anni dall’apertura del mio studio, convinta della mia scelta. Ovviamente è una strada più lenta. Il passaparola del prezzo è più rapido di quello della qualità, e momenti di dubbio e sconforto ne ho avuti.

Vengo contattata da un’azienda molto grande, inizialmente per alcune consulenze specifiche e molto complesse, chiedendomi poi di di poterli affiancare in maniera stabile e costante integrando alla Consulenza anche la gestione amministrativa delle paghe e contributi.

Immediatamente il mio preventivo viene messo a confronto con quello di altri studi storici della zona. All’appuntamento  mi viene chiesto se ci fosse margine di rivedere l’importo  poiché gli altri studi contattati avevano presentato preventivi molto più bassi del mio, facendomi inoltre capire che essendo io giovane, forse si aspettavano che pur di lavorare, mi sarei adattata.

A quel punto ho spiegato che per poter garantire uno standard di consulenza richiesta è necessario investire su di se e sul personale di studio ed anche fare alcune scelte, tra le quali quella di dedicarsi ad alcuni clienti selezionati garantendo agli stessi la giusta attenzione alla consulenza, alla strategia di impresa, all’organizzazione e non solo all’amministrazione del personale. Ho precisato che il mio è uno studio Consulenza del lavoro, non un ” bustificio” e che una corretta gestione delle paghe esige preparazione e professionalità. Ho pertanto rimesso la scelta al cliente, chiedendogli di valutare quale fosse il tipo e livello di servizio più adatto alle sue esigenze.

Stanca e forse amareggiata dalla trattativa rientro in studio; soddisfatta di essere stata coerente, ma con la sensazione di aver perso l’opportunità di poter gestire un’azienda importante.

Qualche giorno dopo vengo ricontattata e con sorpresa mi viene comunicata l’accettazione del mio preventivo, con la motivazione di essere stata l’unica a non aver trattato il prezzo, ma di aver con passione spiegato le ragioni degli importi ed anche di aver offerto servizi di consulenza aggiuntivi che non avevano considerato come complemento del l’elaborazione delle paghe.

A questo punto posso solo dire :  “aveva ragione lui!”

A presto!

L.

Cerco l’uomo…

Ma quanto conta la persona in una relazione?

Quanto concIMG_1412orre l’individuo nel conferire spessore, qualità e concretezza?
Quanto “pesa” l’uomo nella costruzione di un fondamento di credibilità da cui scaturisca nell’altro la disponibilità a concedere la propria fiducia?

E su questa strada quanto può passare in modo lineare una seria e costruttiva proposta commerciale?

Ne convieni oppure no?

Se convieni con me, cosa pensi di tutti coloro che si ostinano a “vendere prezzo”, piuttosto che “rappresentare valore”?

E tu, come ti comporti?

 

 

Ottenere molto con poco è possibile, basta volerlo!

Più volte nei post di Obiettivo Efficacia abbiamo parlato della Legge di Pareto, e non passa giorno che, se poniamo attenzione, possiamo avere concrete dimostrazioni della sua validità.

Negli ultimi giorni ho avuto due lampanti dimostrazioni:

    • ho già raccontato di come un nutrito numero di giovani professionisti, in una manciata d’ore, sia passato dall’essere una semplice sommatoria di individui convenuti nel medesimo luogo, alla costituzione di un gruppo strutturato, connesso attraverso un social e capace di ragionare fin da subito su obiettivi, programmi ed eventi comuni. Dopo poche ore di conoscenza al singolo s’è sostituita la forza della squadra e il ritmo di idee e proposte è aumentato vertiginosamente, grazie alla sintonia ed all’entusiasmo; quella che si potrebbe definire una vera Esperienza Ottimale! I loro volti lasciavano trasparire la nuova condizione di creatività, fiducia reciproca, condivisione e coinvolgimento.
    • Un cliente, anch’egli professionista e titolare di uno studio, mi ha parlato ieri dei progressi che era contento di aver raggiunto (e ben lo si notava dallo sguardo e dall’atteggiamento) in un paio di mesi, dopo che assieme avevamo svolto un breve ciclo di incontri. In questo periodo ha svolto una dettagliata analisi del fatturato dello studio, acquisendo maggiore consapevolezza sulla redditività delle due linee di servizio che attualmente gestisce e potendo così mettere in campo alcune ipotesi di miglioramento; si è dotato di un calendario per pianificare la propria attività andando oltre la mera programmazione tipica dell’agenda (ricorrendo in modo molto semplice ad un template excel disponibile in rete); ha svolto un completo percorso di e-learning per approfondire un’area tematica nella quale vuole proporre nuovi servizi a clienti e colleghi (e che comunque gli garantisce il quasi completo assolvimento degli obblighi inerenti la formazione obbligatoria). Tutto questo in un paio di mesi, Natale e ordinaria amministrazione compresi.

Molto si può fare, davvero, concentrandosi adeguatamente su ciò che è importante, senza disperdere attenzione ed energia. Molto si può ottenere, soprattutto in questa fase estremamente liquida, dove i limiti sembrano veramente essere più nella mente che nella realtà.

Fare rete, essere flessibili, utilizzare al meglio le tecnologie. Ma soprattutto da alcuni giorni mi viene in mente questa immagine: una persona qualsiasi quando pensa ad un progetto tende a mettere in campo fin da subito limiti e vincoli (invalicabili), mentre un archistar vede il progetto nella consapevolezza che sarà in grado di superare i limiti e derogare ai vincoli. Vogliamo metterci nei suoi panni?

Grazie per la tua attenzione!

PS: se non l’hai ancora fatto, REGISTRATI ORA ad Obiettivoefficacia!