Lavorare (e cambiare)?! Un viaggio in compagnia

Il mio lavoro è spesso itinerante, in luoghi assai vari, più o meno noti.

Questo significa conoscere posti nuovi, talvolta mai sentiti prima, e incontrare persone con le loro storie.

Ma in fondo questa non è altro che una metafora del mio lavoro, che consiste nel mettere in movimento ciò che è bloccato, o nel reindirizzare le situazioni che si stanno muovendo nella direzione sbagliata. Imprenditori e professionisti “prigionieri”, che sognano la libertà.

Ovviamente questo lo posso fare solo assieme alle persone e si tratta di lavorare con loro e sulle loro storie.

Senza voler scoprire nulla di nuovo, il parallelo con il viaggio, con il movimento, lo ritengo davvero importante.
Noto infatti una significativa tendenza a “bloccare” le situazioni, ad indulgere ripetutamente su comportamenti e atteggiamenti, anche quando è lampante (addirittura allo stesso attore), che il risultato prodotto non è utile o addirittura controproducente.

Dunque accettare di cambiare significa in primo luogo farsi venire la voglia di abbandonare qualcosa di sicuro (anche se non necessariamente bello), per iniziare a muoversi verso una direzione, ben sapendo che il traguardo ancora non si vede.

Direi che è più semplice farlo se non si è da soli e se ci si fida della propria guida.

Lavorare (e cambiare): un viaggio in compagnia!

[Foto scattata a Sassari, giugno 2017]

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Fiducia in sè, spirito positivo, entusiasmo, determinazione e coraggio; ‘Siate affamati, siate folli’

Con piacere ti segnalo questi due video, estremamente utili ed efficaci!

Un grazie a Roberta Buzzacchino che mi ha permesso di inciampare utilmente la mia serendipity in questa occasione di riflessione e di stimolo.

Anche tu puoi scegliere

Anche tu puoi scegliere, Saviano: vivere piccolo come il tuo ego o grande come la tua idea.

Ho trovato folgoranti queste parole.

Dette da Peres a Saviano.

Discorsi tra persone ‘non comuni’, ma validi anche per te e per me.

Vivere piccolo come il tuo ego o grande come la tua idea.

La semplicità e la scarna verità di questa frase mi lascia senza fiato e con un certo vuoto addosso.

Te la riporto così.

Grazie per la tua attenzione.

 

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-50/incontro-peres-saviano/incontro-peres-saviano.html

Don’t be heimskur!

Don’t be heimskur!

Ho letto sul supplemento del Corriere della Sera di alcune settimane fa, un interessante articolo sull’attuale situazione socioeconomica dell’Islanda e, la cosa che più mi ha intrigato, è stata una piccola didascalia, di quelle che vengono poste tra le foto ed il testo, che diceva pressappoco così:

Heimskur,

in islandese significa stupido, cioè colui che sta casa.

Mi è molto piaciuto questo significato, che si ritrova nella lingua di un popolo che vivendo su un’isola splendida ma sperduta, necessariamente si è sempre dovuto volgere verso l’esterno.

Mi trovo a condividere questo sentimento, venendo anch’io da una piccola isola del mondo ed avendo capito come sia importante riuscire ad assumere una dimensione personale di vita e di pensiero che vada oltre i limiti geografici e la cultura nella quale si sguazza fin dalla più tenera età.

Penso davvero sia poco saggio, ed anche un pò noioso, rinchiudersi in abitudini e certezze che finiscono inevitabilmente per formare un vicolo cieco.

mausfalle3

E non è molto saggio – davvero – costruire con le proprie mani la propria trappola!

Conviene sentirsi un pò… Islandesi e guardare con fiducia a quel mare che ci circonda, vedendone le opportunità, oltrechè i rischi.

Aiuta pensare all’efficacia emotiva di due delle più belle piazze d’Europa, Trieste e Lisbona, ove un lato è ‘occupato’ rispettivamente dal Mare Adriatico e dall’Oceano Atlantico: esse sanno trasmettere il senso della libertà, del movimento, della scoperta, della crescita, dello sviluppo. Quel mare non costituisce soltanto un pericolo, ma anche una fonte incredibile di opportunità.

Auguri per un futuro entusiasmante, con fiducia e serendipity!

Andrea Pozzatti

PS: Grazie Claudio!

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Il tuo successo

Per il tuo successo ti può essere utile ricordare queste parole:

Là dove esiste un’impresa di successo, qualcuno un tempo ha preso una decisione coraggiosa.

P. Drucker

L’idea che gli individui hanno di se stessi influice su ogni aspetto  del comortamento:

la capacità di appendere, la possibilità di crescere e  cambiare , la scelta  degli amici, del  partner  e della carriera.

Non è esagerato dire che una forte immegine di sè sia il miglior presupposto possibile per avere successo nella vita.

J. Brothers

Un sistema di gestione… da premio!

Tratto da Corriere della Sera del 19 maggio 2008

Nel tribunale delle cause lampo: “Così faccio lavorare i giudici”

Il presidente premiato da una giuria internazionale per aver eliminato gli arretrati: “Il segreto? Cominciare dalla cantina.

Ho solo applicato la legge, trasformando i giudici in direttori d’orchestra, con forti poteri organizzativi che hanno coinvolto anche gli avvocati, partendo dalle cause vecchie. … Poi ho redatto un decalogo con venti regole che sostanzialmente si basa su un principio quasi banale: si parte dalle cause vecchie, quelle di oltre tre anni, pulizia prima in cantina…. Il segreto è stato il gioco di squadra, il senso di responsabilità, di fiducia reciproca.

E gli avvocati? Sono stati coinvolti anche loro.”

L’autore di questa azione organizzativa è Mario Barbuto, Presidente del Tribunale di Torino.

Voglio prendere spunto da queste frasi e da questa esperienza per riflettere assieme a te su alcuni punti, che mi sembrano importanti:

  • in prima battuta ha costruito un sistema di gestione, ha offerto ai collaboratori un riferimento chiaro e preciso cui attenersi. Dando questa linea guida, ha esplicitato cosa ci si aspettava da ognuno, ha definito e condiviso gli standard di riferimento, il traguardo ed il metodo per arrivarvi, lasciando comunque ad essi la libertà di azione nel concreto di ogni situazione specifica. Ha fornito ad ognuno un’arma potentissima: un metodo;
  • una volta fornita l’arma, l’ha caricata, creando le condizioni perchè il metodo potesse divenire realmente operativo. Ha lavorato in termini di motivazione, di costruzione di fiducia e stima, che rendessero possibile la responsabilizzazione reciproca. Ha fatto in modo che magistrati ed avvocato cooperassero, seppur nel rispetto dei propri specifici ruoli, per il bene dell’amministrazione della giustizia, che senza dubbio è un traguardo comune di queste due categorie.

Che te ne pare? Non sembra un clima assai diverso dai “veleni” che spesso leggiamo sulla stampa?

Penso sia uno stimolo interessante ed utile anche per te, per chiunque vuole ottenere risultati straordinari e distinguersi rispetto agli standar ritenuti abituali.

Penso possa riguardarti, perchè immagino che anche tu, come me e molti altri, cerchi di trovare risultati e soddisfazione in ciò che fai ogni giorno e la gestione dei processi è sicuramente una parte essenziale di tutto questo.

Grazie per la tua attenzione!