Ti fermi ogni tanto ad osservare le fotografie?

In molte aziende (o studi professionali) è spesso proprio il titolare a costituire il principale ostacolo all’evoluzione positiva e dinamica della sua creatura, perché non dedica il tempo e l’attenzione necessaria ad elaborare e mettere in atto un vero progetto di sviluppo.

In questo modo rischia di perdere molte opportunità e si allontana via via sempre di più dal proprio contesto e mercato di riferimento.

Quando poi lo scollamento diventa eccessivamente pronunciato, è probabile che si trasformi in una frattura evidente fra le esigenze dei clienti (espresse ed implicite) e la capacità dell’impresa (o dello studio) di comprenderle e interpretarle. Ne consegue una perdita di credibilità agli occhi del cliente e il venir meno del rapporto fiduciario.

Si tratta in genere di un processo lento; ed è proprio questa progressione poco evidente, che non ne favorisce la percezione netta da parte del titolare.
Quasi come non si nota quanto una persona invecchi o ingrassi, quando la si vede ogni giorno.

Diverso è invece quando si ha occasione di osservare la stessa persona in scatti fotografici ripresi a distanza di tempo; in questo caso si colgono immediatamente le differenze, anzi, possiamo dire che balzino subito agli occhi e talvolta addirittura stupiscano.

Ma c’è di più: guardando la foto precedente si vedono molto spesso anche segni premonitori dell’evoluzione – positiva o negativa – che si riscontra nell’immagine successiva; a questo punto sorge la domanda:

Se lo avessi saputo prima, avresti agito diversamente?

Ecco dunque l’importanza di non limitarsi a lavorare a capofitto nel quotidiano, ma di fermarsi periodicamente, alzando lo sguardo e cercando di osservare la situazione sia con un occhio rivolto al futuro, sia con la capacità di inquadrare efficacemente la situazione in cui sta operando l’azienda (o lo studio), le dinamiche relazionali in atto (sia al suo interno che verso l’esterno) e la capacità di soddisfare realmente il cliente.

Per fare questo è di aiuto uno sguardo esterno ed esperto; questo il mio metodo di lavoro.

Grazie per la tua attenzione!

[Foto scattata presso l’Altopiano delle Cinquemiglia, in Abruzzo, nel luglio 2017]

Dentro (e fuori?)

Mi capita spesso di collaborare con imprese familiari.

Secondo te qual è il rapporto che intercorre fra un’azienda ben organizzata ed efficacemente funzionante ed il nucleo familiare che la possiede e gestisce?

Immagini forse che l’armonia nella famiglia si possa poi riverberare in un buon clima interno all’impresa e fra il personale che vi opera?

Beh, se tu la pensi così io sono certamente d’accordo con te, mo non immagini quanto questo rapporto, che a mio parere è estremamente logico, per non dire ovvio, venga trascurato e spesse volte, addirittura “tradito”.

Ma non dispero e continuo a lavorare per creare simmetria.

[Foto scattata sulla riva del Po’, aprile 2017]

Quasi mai

Quasi mai conviene far finta che il problema non sussista.

Quasi mai evitare il conflitto posticipando l’effettiva presa in carico dei problemi costituisce una valida scelta.

Quasi mai privilegiare le ragioni di qualche singolo sbraitante, si rivela una scelta vincente, rispetto a farsi carico di una pluralità rispettosa delle regole.

Quasi mai non decidere e procrastinare non genera conseguenze dannose.

Quasi mai non riconoscere impegno e fedeltà all’azienda si dimostra una scelta lungimirante.

Quasi mai conviene non prendersi cura dei propri collaboratori.

Quasi mai un ambiente di lavoro negativo produce frutti gradevoli e profittevoli.

Ma vale davvero la pena rischiare tutto ciò?

A che pro? E a che costo?

Tu lo sai da che parte stai

Molto difficilmente le situazioni scorrono serenamente ed in armonia, ma è generalmente necessario agire per fare in modo che le cose funzionino, se non al meglio, almeno in modo accettabile.

In ogni situazione pero, considera con attenzione questo aspetto: ognuna delle persone coinvolte decide se sta dalla parte della soluzione o se sta dalla parte del problema.
Certo, non sempre chi attua un comportamento sa esattamente cosa esso comporti; ovvero, non è detto che sappia da quale delle due parti la collochi questo comportamento.

Bene; parlando di gestione aziendale, sono convinto che il leader debba offrire ad ogni membro della sua squadra la chance per comprendere pienamente da che parte si stia ponendo.
Ma poi penso anche che debba agire in modo conseguente, tenendo conto dei comportamenti individuali, più che delle parole.

E invece molto frequentemente che succede? Si preferisce non risolvere la dicotomia soluzione/problema, perché fare questo potrebbe generare dei conflitti. E il conflitto è temuto, dimenticando che esso costituisce il sale della convivenza organizzativa e una occasione di crescita, se viene correttamente gestito.

Del resto sappiamo bene che, anche non volendo affrontarlo, si arriva comunque al conflitto, perché, quando si lasciano andare le cose, alla lunga questo stanca, logora, sfinisce, irrita. Ovvero contribuisce a creare le condizioni ottimali per lo scatto di nervi, che a sua volta alza il volume della comunicazione e modifica il tenore dei dialoghi. A questo incremento segue, in modo inversamente proporzionale, il degrado della qualità del clima interno e si avvia una spirale negativa, che non conduce a niente di buono.

Il leader lo si vede anche dalla voglia di affrontare il conflitto, senza farsi scudo con la solita frase: “Ora c’è tanto da fare. Quando saremo più tranquilli vedremo…”

Appunto: quando?

Ogni tempo ha il suo bello

C’è il tempo dei dolci cannoli.
E c’è il tempo degli aspri limoni.

Una buona strategia verso la serenità sta nel farseli piacere entrambi, evitando di prendere il secondo troppo di petto e di abbuffarsi eccessivamente con il primo.

Quand’è il tempo dei dolci cannoli in primo luogo va riconosciuto che si sta vivendo una situazione positiva, magari lasciandone almeno un boccone a chi ci sta intorno. Per gratitudine verso la vita.

Quando invece il massimo che puoi fare è una aspra limonata, val la pena apprezzare pure quella, riflettere sui dolci cannoli svaniti senza inveire, recriminare o deprimersi.
Anche se non è facile.

(Nella foto: fiori e spine convivono sulla sponda del Lago di Garda)