Organigramma e organizzazione: quanto conta la comunicazione!

Buon giorno, segnalo questo interessante articolo.
Immagino che ad ogni titolare di studio o azienda vengano in mente molte piccole o grandi “comunicazioni” mai fatte (o fatte male) da cui sono sorte in seguito complicazioni, incomprensioni, ecc.
Buona lettura!

E grazie per l’attenzione.

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Stili di leadership: cuore e anima

Mettere cuore nella gestione dell’azienda per dare anima al proprio prodotto.

Questa può essere davvero una buona ricetta per “fare impresa” ai giorni nostri, durante questo periodo travagliato, di fronte ad un mercato più esigente e selettivo, sempre meno propenso a perdonare mediocri e millantatori.

Da tempo sono convinto che la modalità per interpretare efficacemente questo periodo economico, stia nella capacità di distinguersi positivamente dalla massa dei concorrenti da un lato e nel porre grande attenzione all’efficienza produttiva dall’altro. La necessità di contenere il prezzo non può davvero costituire una valida ragione per diminuire la qualità; anzi va individuato ciò che in bene distingue l’azienda e il prodotto e su questo va fatto un grande e costante lavoro. Cuore e anima, appunto.

Ho trovato ben declinato questo atteggiamento nelle parole di un imprenditore del lusso, Brunello Cucinelli, che (in una intervista pubblicata su Io Donna  – Storie di moda dello scorso 8 ottobre a firma Giusi Ferrè) dichiara:

Ho deciso di dividere i profitti in quattro parti.

La prima destinata all’azienda, la seconda per me e la mia famiglia, la terza va ai ragazzi che mi aiutano nell’impresa.

La quarta è destinata ad abbellire il mondo.

Come diceva l’imperatore Adriano: mi sento responsabile della bellezza del mondo.

Parlando della propria azienda, che nel 2011 prevede di raggiungere un fatturato di 245 milioni di euro, in aumento del 20% rispetto all’anno precedente, e della decisione di quotarla in borsa, afferma:

Io ho 58 anni, sono nella giovinezza della vecchiaia e intendo pensare al futuro dell’azienda .

Oggi la Brunello Cucinelli è un’impresa familiare.

Voglio aprirla al mondo, portare nel consiglio di amministrazione uomini speciali, un filosofo, un pensatore, persone in grado di gestire le differenze.

E’ il presupposto della custodia che mi ha spinto verso la borsa: questa azienda deve avere più capitali per affrontare un mondo rapidissimo ma che dà tante opportunità, e deve essere protetta.

Mi sembra davvero molto chiaro, bello ed efficace.

Grazie per l’attenzione.

Organigramma aziendale e passaggio generazionale

Certamente inserire un figlio in azienda o nello studio è un fatto aimportante, per tutte e tre i soggetti coinvolti (senior, junior e organizzazione).

Ma deve essere un’opportunità, non una necessità. E neppure una naturale conseguenza del fatto che il professionista o l’imprenditore hanno uno o più figlio

Lo junior deve essere convinto davvero della scelta di entrare nell’azienda o nello studio familiare; non credo sia utile una scelta diversa.

E’ pericoloso fare esperienza in casa propria, col rischio di compromettere i rapporti col personale e di snaturare una situazione che ha trovato i propri equilibri.

Aggiungere questa casella al proprio organigramma è molto diverso che inserire un nuovo collaboratore dipendente.

Famiglia e azienda sono cose diverse, hanno regole distinte e vanno trattate di conseguenza.

Grazie per l’attenzione.

Organigramma ed organizzazione aziendale: guardiamoli attraverso una nuova cornice (II parte)

Ma perchè dedichi tanta attenzione alla cornice?

Quale sarà mai il suo potere?

Molto semplicemente, la cornice definisce il punto di vista, l’angolo di visuale dal quale guardiamo, conosciamo, impariamo, decidiamo.

Se il contesto cambia, non aggiornare la cornice può impedire di percepire e comprendere a fondo il cambiamento, ma anche di elaborare risposte e strategie nuove.

In altre parole, senza una modifica della cornice, è difficile pensare realmente ad un cambiamento concreto ed efficace.

 

Ti capita mai di porre attenzione alla cornice che usi attualmente per inquadrare il contesto con cui interagisci?

La trovi sempre attuale o talvolta ti lascia insoddisfatto?

Organigramma aziendale, ruoli e competenze professionali

La conoscenza di se stessa è alla base della vita e dell’azione di ogni organizzazione efficiente ed efficace.

Proprio partendo da questo principio, secondo me essenziale, l’analisi delle competenze-chiave costituisce un primo momento di messa a fuoco, di individuazione e riflessione circa le diverse componenti dei ruoli professionali, per definire un metodo che sia poi riutilizzabile ed adeguabile ai diversi passi di un cammino professionale.

L’insieme delle conoscenze, delle abilità e dei tratti (la lettura di ‘La competenza nel lavoro’ di Spencer & Spencer edito da F.Angeli può essere davvero di grande aiuto) che compongono il profilo professionale di un individuo va considerato non in modo rigido, ma secondo traiettorie, cioè rispetto a un divenire ragionato che implica cambiamento e modificazione, a fronte della motivazione indispensabile e della esistenza di opportunità per realizzarlo.

L’analisi dei ruoli professionali permette di conoscerne le caratteristiche fondamentali e di poterne conseguentemente padroneggiare efficacemente l’evoluzione attraverso la maturazione di una progettualità in grado di promuovere e sostenere le esigenze di sviluppo e di cambiamento.

Questo significa poter operare in modo coerente in fase di selezione e di sviluppo dei collaboratori.

Significa inoltre poter proporre loro un chiaro percorso di crescita e di carriera, coinvolgendoli nell’aggiornamento delle proprie capacità tecnico professionali e nella maturazione di quelle competenze trasversali, che portino ai comportamenti ed agli atteggiamenti auspicati.

Contribuisce a maturare una base metodologica per rafforzare la capacità nel condurre le scelte di sviluppo professionale e nell’orientare verso un efficace percorso di formazione continua, ponendo così le basi per meglio soddisfare le aspettative dell’organizzazione e delle persone coinvolte, una esigenza imprescindibile per una realtà che basi il proprio successo sulla valorizzazione duratura del proprio capitale umano.

Si tratta di processi importanti da introdurre in ogni organizzazione, per crescere e costruire ambienti di lavoro migliori.

E’ necessario procedere con massimo coinvolgimento delle persone coinvolte e


Organigramma: un ottimo punto di partenza per l’investimento organizzativo!

Definire un’impostazione organizzativa – e conseguentemente disegnare l’organigramma – significa essenzialmente riflettere su chi fa che cosa (e con chi lo fa) all’interno dell’organizzazione.

Significa avere ben chiara la consapevolezza che l’investimento organizzativo rappresenta una ricchezza e costituisce una saggia strategia di lungo respiro, per attuare al meglio la mission aziendale e poter cogliere appieno i risultati attesi.

Obiettivo dell’investimento organizzativo è definire l’ottimale assetto della struttura, l’inquadramento dei ruoli e delle mansioni rispetto al raggiungimento della mission e degli obiettivi strategici, ottimizzare i fondamentali flussi operativi e comunicativi secondo i criteri dell’efficacia e dell’efficienza gestionale.

La definizione, stesura e diffusione dell’organigramma costituisce un momento importante di analisi della struttura e dell’articolazione dell’organizzazione e di sintesi di un ampio ventaglio di significati – più o meno espliciti – che possono influenzare in modo rilevante il funzionamento dell’impresa, la percezione del contesto organizzativo ed il ‘senso’ del lavoro del singolo.

Per saperne di più: vedi anche qui.