Scusa, ma perchè?!

domanda

Scusa…

ma perchè (?!) se siamo convinti che ogni lavoratore sia in prima battuta una persona, ci comportiamo come se esistessero due realtà disgiunte ed il lavoratore fosse privo di una vita privata, di preoccupazioni, paure, sogni, credenze, ecc?

Ma perché (?!) se sappiamo bene che per lavorare al meglio, con responsabilità, cura e produttività i dipendenti devono essere motivati, invece facciamo finta, che le emozioni non siano lo sfondo che condiziona l’esito dell’impresa o dello studio?

Ma perché (?!) se abbiamo più volte toccato con mano quanto le emozioni positive possano giocare un ruolo fondamentale, tutti i documenti aziendali vengono scritti come regolamenti condominiali o come se fossero istruzioni formali rivolte ad elaboratori elettronici?

Ma perché (?!) se predichiamo l’importanza del lavoro in team, applichiamo di converso una premialità individuale e poniamo attenzione prevalentemente alle competenze proprie del lavorare isolati, contraddicendo nei fatti concreti quanto andiamo dicendo?

Ma perché (?!) continuiamo a lamentarci del fatto che i nostri collaboratori non agiscono come noi vorremmo e non dedichiamo tempo ed attenzione a spiegare loro, con esempi concreti , chiari ed oggettivi, quali sono i comportamenti che ci attendiamo da loro?

Ma perché (?!) se le domande qui sopra ci fanno riflettere, poi, un attimo dopo, riprendiamo a comportarci come prima, come se niente fosse, ignorando una palese realtà?

Ma perché (?!) se anche abbiamo sempre fatto così non possiamo smettere di complicarci la vita, una buona volta?

Qui puoi trovare dei riferimenti utili, se hai deciso di dare una risposta efficace a queste domande:
Articolo 1
Articolo 2
Articolo 3
Articolo 4

Grazie per la tua attenzione!

Organigramma e organizzazione aziendale: hai mai sentito parlare dell’alchimista organizzativo? (III parte)

Buongiorno, avevamo lascito il nostro alchimista organizzativo a metà dell’opera ed è rimasta insoluta una domando piuttosto intrigante:

che fa dunque l’alchimista quando ha stabilizzato in modo armonico il ritmo operativo della propria organizzazione?

La risposta è di quelle che sicuramente ti piace sentire:

Può finalmente cominciare a divertirsi!

Più in concreto può iniziare a spaziare modo decisamente più libero e sicuro, potendo contare sulle certezze che la base ritmica che ha messo a punto gli garantiscono.

Potrà osare, accelerare, innovare, stimolare, nella consapevolezza che l’organizzazione terrà botta e sarà in grado di seguirlo nella sua azione. Questo aspetto risulta, a mio parer mio, estremamente importante (e gratificante) proprio in questi tempi complessi, quando la propensione al cambiamento, all’innovazione e al gioco di squadra possono risultare determinanti per gli esiti di un’impresa o di uno studio professionale.

L’alchimista sa di poter osare, chiedendo al sistema che ha costruito un elevato grado di competitività, impegno e partecipazione; la contropartita sarà rappresentata dalla sua attenzione prestata in modo continuativo a favorire la condivisione dell’obiettivo comune, attraverso la gratificazione di interessi individuali e collettivi. Come detto all’inizio della storia, l’alchimista competente ha l’orecchio fino ed attento, pronto a cogliere ogni minima variazione non desiderata nell’armonia prodotta dalla propria organizzazione ed a mettervi rimedio.

Questo ritmo armonico permette all’azienda/studio professionale di creare collaborazione all’interno e capacità competitiva verso l’esterno, di migliorare la propria efficienza e di valorizzare agli occhi del mercato la propria specificità.
Non mi sembra davvero poco, in termini di risultato e di benessere; molto meglio che trasformare tutto in oro!

Grazie per la tua attenzione!

Organigramma e organizzazione aziendale: hai mai sentito parlare dell’alchimista organizzativo? (II parte)

Ma che razza di individuo è l’alchimista organizzativo?
Proviamo ad entrare assieme nel suo laboratorio e vediamo come lavora; non servono pentoloni fumanti e misteriosi ingredienti esoterici. Piuttosto il contrario: idee chiare e coraggio di credere nel proprio progetto; crederci al punto tale da risultare credibile ed autorevole rispetto ai propri compagni di viaggio.

Ecco gli ingredienti propri del vero alchimista organizzativo:

  • un traguardo da realizzare,
  • persone scelte in modo coerente con il ruolo che verrà loro richiesto,
  • uno stile di leadership che permetta ad ognuno di loro di far emergere i propri talenti ma che non sacrifichi assolutamente la finalizzazione del gioco di squadra, anzi che riesca a far raggiungere al gruppo risultati che individualmente sarebbero inimmaginabili.

Ora che abbiamo scoperto gli ingredienti, vediamo come l’alchimista li combina nella ricetta. Innanzi tutto non si accontenta dei primi ingredienti che trova, anche se apparentemente simili a ciò che gli occorre, ma va alla ricerca delle persone che quanto più possibile sono in linea con la squadra che vuole formare e con il traguardo da raggiungere. Per fare questo egli deve sapere con buona certezza ciò che sta ricercando, sia per selezionare correttamente sia per far crescere in modo adeguato alle proprie esigenze.

L’alchimista ha iniziato in questo modo a produrre le basi dell’armonia che intende ottenere, ma sa bene che per raggiungere il suo traguardo deve operare scelte veloci ed agire con altrettanta rapidità, senza peraltro sconfinare nella fretta. Gli serve dunque poter contare anche su un buon ritmo, poiché dell’armonia fine a se stessa non sa cosa farsene. Egli vuole condurre un’organizzazione vincente, infatti, non gestire un gruppo affiatato.

E’ ben coscio, inoltre, del fatto che ogni progetto che si rispetti non può pretendere di ipotecare del tutto il futuro; anzi, nel periodo attuale, il progetto avrà tante più probabilità di avere successo quanto più sarà in grado di interagire con il contesto, sfruttando nel modo migliore tutti gli spiragli, anche minimi, che si andranno creando e riuscendo a tamponare le difficoltà che, inutile nasconderselo, emergeranno.

Dunque create le premesse per l’armonia, in prima battuta l’alchimista organizzativo si dedicherà ad assicurarsi di raggiungere ed essere in grado di mantenere il ritmo necessario per raggiungere il proprio traguardo. Lavorerà dunque per mettere le persone in grado di interpretare il ruolo affidato coerentemente con le attese sia in termini di performance individuale che di comportamenti organizzativi attesi. Inizialmente si concentra per fare in modo che tutto quanto è ascrivibile alla routine venga operato con un buon grado di autonomia e con la competenza professionale necessaria affinché le persone coinvolte siano davvero responsabile a pieno titolo del lavoro che svolgono. Chiaramente questo risultato richiede attenzione e tempo, poiché consiste nell’accordare progressivamente il sistema creato, fino a quando non offra una base ritmica soddisfacente.

Quando l’alchimista ha messo a punto la base del suo sistema, dovrebbe essere in grado di percepire un suono armonico, costante continuo, ritmico ma piacevole; è vero, ho scordato di dire che una delle armi della competenza di un buon alchimista è l’orecchio, con cui praticare con costanza l’ascolto attento.

Bene siamo arrivati alla fase più interessante e divertente dell’opera alchemica; che fa dunque l’alchimista quando ha stabilizzato in modo armonico il ritmo operativo della propria organizzazione?

Grazie per la tu attenzione e a giovedì per la continuazione di questa appassionante avventura!

Organigramma e organizzazione aziendale: hai mai sentito parlare dell’alchimista organizzativo? (I parte)

Armonia; ho usato spesso questo termine negli articoli del blog.

Nella mia concezione della musica, e non solo, armonia va a braccetto con ritmo; questi due concetti faticano, nella mia mente, ad essere considerati separatamente.

Premetto che non sono un esperto di musica, ma mi piace molto ascoltare generi anche diversi, purché di buona fattura. Vedo la musica come una base ritmica sulla quale voce e solisti possono ricamare, inventare, stupire. Ma tutto questo è possibile se la loro azione appoggia appunto su una base certa, la ritmica appunto, che li sostiene ed asseconda, permettendo una libertà altrimenti impensabile.

Quando penso a queste due caratteristiche, armonia e ritmo, immediatamente mi viene alla mente una seconda coppia di concetti: competenza e coesione. L’armonia di un brano musicale nasce essenzialmente dalla capacità musicale individuale dei membri del gruppo (nel complesso ed in riferimento a quello specifico brano) e dalla loro competenza nello stare e nel suonare insieme in modo davvero efficace, per raggiungere un risultato condiviso nel rispetto dei diversi ruoli individuali.

Evidentemente questo splendido connubio tra competenza professionale ed organizzativa non nasce per caso, né conviene sia così. Tutte le alchimie magiche di cui non si conosce la formula possono sì produrre risultati stupefacenti, ma, proprio perché misteriose, possiamo perderle di punto in bianco così come esse si sono materializzate, senza essere più in grado di ricrearle. E davvero questo non può essere un bel vivere, soprattutto quando si parla di lavoro.

Ognuno di noi si è trovato a stupirsi di come talvolta le persone e con esse le organizzazioni funzionino straordinariamente bene, ma dopo poco a dovuto ricredersi, costatando che le affinità hanno vita breve e che difficilmente si possono ricostruire equilibri ormai incrinati.

Ma, a differenza dell’oro, l’alchimia organizzativa è raggiungibile e l’alchimista organizzativo non è un venditore di fumo ma un leader competente, saggio e lungimirante.

Grazie per la tua attenzione!

Dimenticavo, lunedì potrai leggere la continuazione della storia dell’alchimista organizzativo! Non perderti i suoi segreti!

Organigramma, organizzazione aziendale e chiarezza nel rapporto con i dipendenti sono alcune delle chiavi di accesso a benessere e successo

La chiarezza è alla base di un rapporto di lavoro positivo e di comportamenti professionali efficienti ed efficaci.
Essere chiari con i collaboratori produce frutti importanti e duraturi, con una minima spesa.

Organigramma, perché é così importante?

Perché insisti con l’organigramma?

Perche’ e’ bene farlo!

Anche in una piccola realta’?

Certamente si!

Mi spiego; e’ tempo di fare ordine e di mantenere ordine. Sia nelle grandi che nelle piccole organizzazioni.

E’ tempo di produttivita’ e di competitivita’ e per raggiungere questi obiettivi ci vuole ordine, chiarezza, semplicita’. Bellezza. Si, bellezza, perché l’estetica organizzativa non va affatto trascurata, anche se comunemente non viene quasi mai presa in considerazione.
Semplicità e bellezza; perche’ cio’ che e’ semplice e bello di solito funziona. E bene. E poi ciò che è semplice si spiega facilmente agli alti e la chiarezza è alla base della qualità del lavoro e del buon funzionamento dei processi.

Quando entro in una nuova impresa o in uno studio professionale quasi mai trovo  l’organigramma, e quando esiste di solito non e’ un bel vedere. Raramente vi ritrovo ordine e chiarezza, molto frequentemente la descrizione della struttura si sovrappone a quella dei processi principali.
Insomma, un gomitolo, più che un organigramma!

Perché ritengo questa cosa un problema da risolvere? Perché una rappresentazione poco chiara é frutto di idee poco chiare; se non si é in grado di disegnare la propria azienda o il proprio studio professionale con chiarezza e precisione, figuriamoci quanto rischia di essere pressappochistica la gestione. Fino a quando i clienti sono molti e i potenziali clienti a portata di mano, fino a quando i margini di guadagno sono ampi, ci può stare – ahimè – sia il gomitolo ingarbugliato che il pressapochismo gestionale.

Ora non è più così, da diverso tempo peraltro, ma pochi se ne sono davvero resi conto ed hanno iniziato ad assumere comportamenti coerenti con la trasformazione in atto.

Stendere l’organigramma significa chiarirsi le idee su chi fa che cosa, individuare le aree scoperte, le sovrapposizioni, le possibili fonti di errori e diseconomie. E’ un primo passo importante verso il traguardo del lavorare meglio, faticando meno e guadagnando di più.

Qui scopri come fare!

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Copiare i cinesi?

Per una volta siamo noi a copiare i cinesi! A parte la battuta, credo che la soluzione sia la più innovativa con un ritorno al passato. Le aziende italiane erano leader in quei settori proprio perchè il capitale umano era al centro dell’azienda. Computer software e gerarchie rigide hanno ridotto la qualità del lavoro e la produttività delle aziende. Ottimo esempio per spiegare a tutti cosa bisogna fare per rilanciarsi.

Grazie sempre utile con questi esempi.

Questo il commento di Salvatore, che ringrazio per l’attenzione, all’articolo precedente.

A parte la provocazione, sono davvero convinto di una cosa: per far funzionare un’organizzazione, profit o non profit che sia, produttiva o di servizi, esistono due strade, che presuppongono scelte strategiche ben distinte, frutto di mentalità e stili gestionali quasi contrapposti.
Il primo è il modello più classico, che prevede la presenza di un sistema, più o meno efficace, informatizzato o meno, che “costringendo” i lavoratori a fare le cose previste da procedure, metodi di lavoro, istruzioni operative, permette all’azienda di funzionare con una certa continuità , migliore o peggiore a seconda di come il sistema è stato congegnato e a come viene fatto funzionare.
La presenza di un sistema gestionale garantisce al gestore che le persone seguano percorsi definiti, poiché funge da guida e non permette di operare al di fuori dei limiti stabiliti (ad esempio molte procedure informatiche non permettono di proseguire se non viene inserito un certo input o se questo non è coerente con istruzioni predefinite).
In questo caso il sistema, più della persona, garantisce il risultato.

L’altra faccia della medaglia vede la costruzione di una squadra, preparata, affiatata, competente e motivata, che non necessiti di un sistema guida, ma che sappia far funzionare efficacemente le cose anche senza una “costrizione” esterna. Qui centra il saper lavorare da soli ed in gruppo, avendo senso di responsabilità individuale, di squadra e complessivo. Significa saper pensare per sé e con gli altri, anche in modo veloce, rapido, snello. In questo caso la gerarchia si appiattisce e conta l’autorevolezza e la condivisione.
Hai presente il clima da start-up ed i balzi da gigante che si compiono in questa fase? L’alternativa ad irrigimentarsi è quella di riuscire a mantenere vivo questo clima, anche se l’organizzazione cresce e si evolve nel tempo.
Ed in un momento come quello attuale, l’ottimismo, la grinta e la motivazione tipiche di una  start-up un sarebbero forse più indicate della rigidezza un po’ grigia di un’organizzazione che interpreta sempre il medesimo copione?

In sintesi: per far muovere un gruppo di persone dentro una realtà complessa puoi ricorrere a due diversi modelli gestionali:

  1. li doti di un GPS programmato con li itinerari che debbono seguire, insegni loro ad usarlo e ne monitori i comportamenti;
  2. costruisci una squadra competente e motivata che sia in grado di svogere il prolprio ruolo conoscendo la trama e l’ordito complessivo del lavoro e l’attività dei colleghi, quindi che conoscano la propria strada e quella degli altri, riuscendo a muoversi in autonomia dentro un paesaggio complesso.

Quale preferisci?

Grazie per la tua attenzione e buona settimana.

PS: se vuoi l’articolo cui si fa riferimento lo puoi trovare proprio qui sotto.