Ti fermi ogni tanto ad osservare le fotografie?

In molte aziende (o studi professionali) è spesso proprio il titolare a costituire il principale ostacolo all’evoluzione positiva e dinamica della sua creatura, perché non dedica il tempo e l’attenzione necessaria ad elaborare e mettere in atto un vero progetto di sviluppo.

In questo modo rischia di perdere molte opportunità e si allontana via via sempre di più dal proprio contesto e mercato di riferimento.

Quando poi lo scollamento diventa eccessivamente pronunciato, è probabile che si trasformi in una frattura evidente fra le esigenze dei clienti (espresse ed implicite) e la capacità dell’impresa (o dello studio) di comprenderle e interpretarle. Ne consegue una perdita di credibilità agli occhi del cliente e il venir meno del rapporto fiduciario.

Si tratta in genere di un processo lento; ed è proprio questa progressione poco evidente, che non ne favorisce la percezione netta da parte del titolare.
Quasi come non si nota quanto una persona invecchi o ingrassi, quando la si vede ogni giorno.

Diverso è invece quando si ha occasione di osservare la stessa persona in scatti fotografici ripresi a distanza di tempo; in questo caso si colgono immediatamente le differenze, anzi, possiamo dire che balzino subito agli occhi e talvolta addirittura stupiscano.

Ma c’è di più: guardando la foto precedente si vedono molto spesso anche segni premonitori dell’evoluzione – positiva o negativa – che si riscontra nell’immagine successiva; a questo punto sorge la domanda:

Se lo avessi saputo prima, avresti agito diversamente?

Ecco dunque l’importanza di non limitarsi a lavorare a capofitto nel quotidiano, ma di fermarsi periodicamente, alzando lo sguardo e cercando di osservare la situazione sia con un occhio rivolto al futuro, sia con la capacità di inquadrare efficacemente la situazione in cui sta operando l’azienda (o lo studio), le dinamiche relazionali in atto (sia al suo interno che verso l’esterno) e la capacità di soddisfare realmente il cliente.

Per fare questo è di aiuto uno sguardo esterno ed esperto; questo il mio metodo di lavoro.

Grazie per la tua attenzione!

[Foto scattata presso l’Altopiano delle Cinquemiglia, in Abruzzo, nel luglio 2017]

Armonia organizzativa

Un concerto di Raphael Gualazzi, decisamente riuscito, è stata l’ennesima occasione per constatare ancora una volta, quanto sia azzeccata la metafora fra organizzazione aziendale e jazz band.

Vedere sul palco, neppure tanto ampio, otto musicisti di valore, in grado di integrarsi perfettamente e al contempo di distinguersi ogni qual volta interviene un’assolo, una gag, ecc.

Dietro tutto ciò c’è indubbiamente preparazione individuale e competenza collettiva, ma anche passione, rispetto reciproca, voglia di produrre qualcosa che il singolo, neppure volendo, sarebbe in grado di realizzare da solo.

Leadership e followship si amalgamano e confondono in modo naturale; non emergono gelosie o reciproci sgarbi ad incrinare la prestazione. Batteria, percussioni e ritmica, piano e chitarra, i fiati; tutti gli attori in campo dialogano scrivendo le battute man mano che si dipana lo spartito.

Questo è ciò che cerco di portare nelle piccole e medie imprese, un’armonia organizzativa che generi risultati notevoli, senza sacrificare il benessere interno, anzi, offrendo gratificazioni immateriali quali la soddisfazione, il coinvolgimento e la consapevolezza del proprio valore.

Cosa serve? certamente sviluppare un’intelligenza organizzativa che nasca e si sviluppi dal singolo, ma che vada oltre, si ramifichi e consolidi stabilmente. Questo il lavoro che amo fare.

Grazie per l’attezione!

[Foto scattata a Trento, dicembre 2016]

Quando il marketing è “troppo efficace”

Purtroppo stasera c’è troppa gente

Afferma la cameriera, che, affannata si avvicina al tavolo con due piatti in mano, mentre il gruppo jazz suona discreto sul palco poco lontano, avvolgendo il locale in un’atmosfera calda e rilassata, che stride con l’atteggiamento della cameriera. La sala è “piena”, circa 40 persone; quanti viaggi sarà costretta a compiere in questo modo?

Ma qual è il senso di questa frase e quale pensiero sottende? Forse che si desidererebbe rimanere sempre nel medesimo trantràn, senza dover cambiare passo, almeno di tanto in tanto?

Allora a che serve immaginare un evento, promuoverlo, diffondere la notizia, creare un’aspettativa, se poi non ci si organizza per gestire l’onda di ritorno che, auspicabilmente, verrà prodotta?

Ovvero. quando il marketing si incrocia (mandandola) con l’organizzazione.

L’efficacia organizzativa è alla base della qualità dell’esperienza che il cliente matura durante la fruizione del servizio e concorre a generarne il grado di soddisfazione; da questo deriva poi il passaparola positivo o negativo.

Improvvisarsi è pericoloso; curare l’organizzazione può essere forse noioso, ma certamente aiuta ad evitare brutte esperienze e a non perdere clienti. E non vale solo per i locali!

Grazie per l’attenzione!

[Foto scattata a Lisbona – Alfama, agosto 2016]

Tu lo sai da che parte stai

Molto difficilmente le situazioni scorrono serenamente ed in armonia, ma è generalmente necessario agire per fare in modo che le cose funzionino, se non al meglio, almeno in modo accettabile.

In ogni situazione pero, considera con attenzione questo aspetto: ognuna delle persone coinvolte decide se sta dalla parte della soluzione o se sta dalla parte del problema.
Certo, non sempre chi attua un comportamento sa esattamente cosa esso comporti; ovvero, non è detto che sappia da quale delle due parti la collochi questo comportamento.

Bene; parlando di gestione aziendale, sono convinto che il leader debba offrire ad ogni membro della sua squadra la chance per comprendere pienamente da che parte si stia ponendo.
Ma poi penso anche che debba agire in modo conseguente, tenendo conto dei comportamenti individuali, più che delle parole.

E invece molto frequentemente che succede? Si preferisce non risolvere la dicotomia soluzione/problema, perché fare questo potrebbe generare dei conflitti. E il conflitto è temuto, dimenticando che esso costituisce il sale della convivenza organizzativa e una occasione di crescita, se viene correttamente gestito.

Del resto sappiamo bene che, anche non volendo affrontarlo, si arriva comunque al conflitto, perché, quando si lasciano andare le cose, alla lunga questo stanca, logora, sfinisce, irrita. Ovvero contribuisce a creare le condizioni ottimali per lo scatto di nervi, che a sua volta alza il volume della comunicazione e modifica il tenore dei dialoghi. A questo incremento segue, in modo inversamente proporzionale, il degrado della qualità del clima interno e si avvia una spirale negativa, che non conduce a niente di buono.

Il leader lo si vede anche dalla voglia di affrontare il conflitto, senza farsi scudo con la solita frase: “Ora c’è tanto da fare. Quando saremo più tranquilli vedremo…”

Appunto: quando?

Questione di feedback

Valuto la qualità del lavoro che realizzo ogni giorno in modo direttamente proporzionale alle risposte concrete e convincenti che riesco a dare al cliente. E’ lui infatti a pesare l’efficacia dei servizi ricevuti ed il feedback che offre è merce preziosa per migliorare le mie competenze e la capacità di comprenderne effettivamente le esigenze.

Credibilità, fiducia e qualità umana della relazione che si instaura fra consulente e cliente, costituiscono una gran parte del valore offerto al cliente, ma concorrono anche a contraddistinguere lo stile e la cifra del consulente.

Proprio per questo è assolutamente importante cogliere con attenzione tutti i segnali che il cliente (nelle sue varie sfaccettature: titolare, collaboratori, dipendenti) è disponibile a trasmettere, non solo con la comunicazione verbale, ma anche (e soprattutto) con quella non verbale, che rappresenta il vero termometro con cui misurare la qualità della relazione.

E’ chiaro come l’importanza della relazione superi quella del servizio, perché il secondo ha una conclusione, mentre la prima è fondamentale per generare continuità e per sviluppare un sincero passaparola positivo.

I feedback che ricevi aiutano a capire se pensi all’oggi (cioè allo specifico servizio) o al domani, ovvero alla costruzione di una relazione basata sulla fiducia, che nasce dalla volontà di dare risposte concrete e specifiche, mettendo al centro il cliente e non te stesso.

Preparazione, determinazione, tenacia, voglia di crescere e migliorare costantemente, capacità di “esserci” nei momenti chiave, leadership, apertura a nuove soluzioni sono alla base della costruzione di una solida reputazione, capace di generare relazioni di elevato spessore qualitativo, sulle quali tessere il proprio lavoro, anche grazie ai preziosi feedback ricevuti ogni giorno.

Poi talvolta anche il feedback non verbale risulta particolarmente esplicito! Grazie!

2016 e dintorni (1^ parte)

Stiamo vivendo un periodo denso di cambiamenti.
Credo che su questo si possa essere ormai tutti d’accordo.
Si stanno verificando trasformazioni davvero notevoli, sia in termini di tecnologia, che di assetti organizzativi e di modalità di lavoro.

Le innovazioni si stanno diffondendo, magari sottotraccia, ed innervano, modificandole, le nostre abitudini.
Per fare un esempio, sta accadendo quello che è avvenuto con la progressiva ma inesorabile “conquista” delle nostre vite, del tempo e delle relazioni interpersonali da parte del cellulare prima e dello smartphone dopo.

Affrontare disarmati e disattenti i grandi processi di cambiamento che stanno scorrendo sotto i nostri piedi, potrebbe rivelarsi una strategia poco accorta nel breve e inefficace nel medio-lungo periodo.

I giorni che ci conducono al Natale ed al Nuovo Anno sono generalmente caldi e pieni, ma ma costituiscono anche l’occasione per mutuare un comportamento organizzativo che molte aziende virtuose applicano da tempo: costruire il budget, il bilancio preventivo per il nuovo esercizio.

Perché?
Perché costruire il programma del prossimo anno significa definire le priorità sulla base delle quali si andranno ad investire le risorse disponibili (tempo, capitale, capacità, energie, ecc.) per ottenere risultati e raggiungere i traguardi auspicati.

Pensare per tempo e con metodo al percorso da svolgere nel corso del 2016, in parallelo alla normale operatività quotidiana, è l’unico sistema per cercare di affrontare e gestire i cambiamenti e le evoluzioni radicali che stanno caratterizzando il periodo, senza rischiare di farsi cogliere impreparati e fuori tempo massimo.

Grazie per l’attenzione.

 

Scusa, ma perchè?!

domanda

Scusa…

ma perchè (?!) se siamo convinti che ogni lavoratore sia in prima battuta una persona, ci comportiamo come se esistessero due realtà disgiunte ed il lavoratore fosse privo di una vita privata, di preoccupazioni, paure, sogni, credenze, ecc?

Ma perché (?!) se sappiamo bene che per lavorare al meglio, con responsabilità, cura e produttività i dipendenti devono essere motivati, invece facciamo finta, che le emozioni non siano lo sfondo che condiziona l’esito dell’impresa o dello studio?

Ma perché (?!) se abbiamo più volte toccato con mano quanto le emozioni positive possano giocare un ruolo fondamentale, tutti i documenti aziendali vengono scritti come regolamenti condominiali o come se fossero istruzioni formali rivolte ad elaboratori elettronici?

Ma perché (?!) se predichiamo l’importanza del lavoro in team, applichiamo di converso una premialità individuale e poniamo attenzione prevalentemente alle competenze proprie del lavorare isolati, contraddicendo nei fatti concreti quanto andiamo dicendo?

Ma perché (?!) continuiamo a lamentarci del fatto che i nostri collaboratori non agiscono come noi vorremmo e non dedichiamo tempo ed attenzione a spiegare loro, con esempi concreti , chiari ed oggettivi, quali sono i comportamenti che ci attendiamo da loro?

Ma perché (?!) se le domande qui sopra ci fanno riflettere, poi, un attimo dopo, riprendiamo a comportarci come prima, come se niente fosse, ignorando una palese realtà?

Ma perché (?!) se anche abbiamo sempre fatto così non possiamo smettere di complicarci la vita, una buona volta?

Qui puoi trovare dei riferimenti utili, se hai deciso di dare una risposta efficace a queste domande:
Articolo 1
Articolo 2
Articolo 3
Articolo 4

Grazie per la tua attenzione!