Ma come comunichi?

Già, come comunichi?

Sembra davvero una domanda sciocca.

Che diamine! Tutti comunicano in modo naturale, spontaneo, quasi automatico.

Ma siamo sicuri di essere davvero in grado di comprendere e valutare la nostra comunicazione, non solo per quanto riguarda la sua efficacia, ma anche, e sarebbe il minimo, per essere certi che riusciamo davvero a trasmettere ai nostri interlocutori quanto vorremmo?

Ma quanto tempo hai dedicato a conoscere la tua comunicazione? Insomma, a conoscere te stesso?

Già, te stesso, poiché il modo in cui comunichi rappresenta agli altri ciò che sei.

Tu conosci la situazione; se ti fermi e rifletti sei anche in grado di immaginare la risposta.

Grazie per l’attenzione!

 

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Speedy, no fast!

Metti una zona produttiva di una località un po’ a caso della provincia italiana, anonima e priva di ordine e senso estetico, come tante, troppe aree di recente urbanizzazione nel nostro paese.

Metti pure un giorno di novembre grigio e poco invitante.

Metti un appuntamento a pranzo al quale giungo in anticipo, in un locale scelto perché vicino alla mia successiva destinazione.

Metti che pure che avevo già provato il locale, peraltro positivamente.

Insomma, entro e una gentile giovane signora mi fa accomodare, dopo aver dato una scorsa alla lavagna con il menù. Scelgo la pasta e fagioli coi maltagliati all’uovo; densità? va bene come decide lo chef (già, la giovane cuoca dà un taglio veramente da chef, a quello che potrebbe essere invece un banale ed ordinario fast food, come tanti).

Per ingannare l’attesa prendo un bicchiere di prosecco; dopo qualche istante la maitre mi porta un piatto con un po’ di risotto verdure e pesce:

Non va bene bere il prosecco da solo!

mi dice.

Dopo l’arrivo del mio commensale siamo introdotti al pasto da un simpatico quanto inatteso saluto della cucina, cui segue la pasta e fagioli ed un piatto di gamberoni. Entrambi decisamente validi.

Altrettanto inaspettata, ma gradita, giunge una morbida pallina di limone:

Per pulire la bocca.

si giustifica.

Il tutto accompagnato da cortesia e competenza nel servire a tavola (merce piuttosto rara anche in locali che se la tirano decisamente di più).

Segue caffè ed un conto assai ragionevole.

In conclusione: la soddisfazione del cliente nasce dalla qualità dell’esperienza che vive durante la fruizione del servizio, attraverso una pluralità di piccoli particolare che concorrono a fare la differenza, a generare stupore. Quello stupore che dà vita, a sua volta, al passaparola positivo.

Ecco di chi sto parlando: Speedy Bar

Grazie per la bella esperienza!

 

La scelta consapevole

I figli dei tuoi amici fanno l’unica cosa che gli hanno insegnato i loro padri ed è per questo che stanno appresso alle pecore.

Io faccio invece l’unica cosa che volevo fare ed è questo, non le pecore, che fa di me un pastore.

Si conclude così un racconto breve di Michela Murgia che ho letto oggi un po’ per caso in treno.

Quel giornale abbandonato sul sedile aveva attirato la mia attenzione, con il richiamo del racconto in prima pagina. “Caro Babbo ho studiato da pastore” mi ha incuriosito; come mi incuriosisce sempre incontrare figli che  hanno percorso carriere formative e professionali ai miei occhi dissonanti da quelle paterne. E invero questo mi accade tanto più frequentemente da quando i ragazzi hanno iniziato a prendere più decisamente in mano le redini delle proprie scelte personali, ad iniziare dagli studi.

Michela Murgia descrive il percorso del figlio di un contadino pastore, che asseconda il padre seguendo gli studi in giurisprudenza, fino a divenire avvocato, seguendo una strada che il padre aveva immaginato per affrancarlo da una condizione sociale nella quale non vedeva opportunità positive per il figlio. Il padre si comporta in modo diverso da tutti i suoi coetanei, che invece vedono naturale che i propri figli curino il gregge di pecore, senza soluzione di continuità rispetto a loro.

La forza della cultura e della consapevolezza di sé; un messaggio bellissimo.

Grazie per la tua attenzione.

Gestione del tempo ed esperienza: un tandem importante

Avere cura della gestione del proprio tempo è importante.

Lo è essere in grado di non lasciarsi annegare nel quotidiano, come lo è la capacità di prendersi degli spazio, di fermarsi, di riflettere sulla propria esperienza.

Fermarsi per riflettere su ciò che si è vissuto, sulle proprie azioni, sui risultati ottenuti e su quanto questi o i comportamenti si sono discostati dalle aspettative e dalle attese è importante, fondamentale direi, per riuscire ad imparare dalla propria esperienza.

Temo che, senza riuscire a prendersi questi spazi, commettere degli errori perda qualsiasi funzione didattica e si precluda la strada del miglioramento personale.

Lo stesso discorso vale anche se si scende nell’intimo e si vogliono conoscere ed osservare le emozioni, che così larga parte hanno nell’influenzare il comportamento ed i risultati ottenibili. Con che emozione addosso hai agito? Era quella che ti aspettavi o era diversa? Ti ha aiutato o meno? Quando hai iniziato a sentirti a disagio (se così è avvenuto)? Quando hai iniziato ad avere la percezione che le cose non stavano andando come avresti voluto? Sei riuscito a fare qualcosa per evitare che la situazione ti sfuggisse di mano o ti sei sentito impotente? E allora come hai reagito…?

Ogni giorno possiamo disporre di molti dati riguardo l’efficacia con cui affrontiamo e gestiamo le situazioni personali e professionali; trasformarli in informazioni utili per vivere meglio e lavorare con maggiore soddisfazione dipende dalla nostra volontà di prestare loro attenzione, di dedicare attivamente e continuativamente del tempo.

Secondo me ne vale la pena; perché rinunciare ad imparare ciò che mi può essere davvero utile?

Fa la cosa giusta (e al momento giusto)

Il Principio di Pareto ci ha più volte tirato le orecchie su queste pagine.

Ricordi cosa afferma?

La maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause.

La legge vale sui grandi numeri, proprio quelli che riguardano la ripetitività, talvolta ossessiva, dell’agire quotidiano.

Ne abbiamo parlato anche qui…

Passaggio generazionale: come affrontarlo?

In premessa, penso che sia necessario ammettere che esiste il passaggio generazionale, che non è scontato e che non si limita a insegnare al figlio come lavorare, all’assegnarli una scrivania e appendere i diplomi alla parete.
Fondamentale è valutare la spinta motivazionale del figlio, la reale volontà del padre a concedere spazio e responsabilità al figlio e chiarire il ruolo del figlio agli eventuali dipendenti.
Vista la premessa, sarei disposta a investire molto tempo per pianificare con attenzione il pg.
Dal pdv umano un buon pg implica la serenità di padre e figlio, il consolidamento del loro rapporto e l’armonia dell’ambiente aziendale.
Dal pdv produttivo genera migliori risultati grazie alla chiara ed equilibrata definizione dei ruoli.
Un cattivo pg porta al contrario della risposta alla domanda 2: figlio immotivato o represso, clima di lavoro e famigliare nervoso e conflittuale.
Quanto sarei disposta a spendere? E’ la risposta più difficile.
Il pg non si traduce solo in numeri, è coinvolta la componente emozionale/psicologica.
Il valore in € della gestione emozionale non deve essere basso. L’accettarlo dipende dalla sensibilità degli attori del pg e dalla volontà ad affrontare il dolore (non solo dell’importo della parcella) che smuove il toccare le corde famigliari.
Buon fine settimana da Chiara.

Che soddisfazione!

Ciao Andrea,

ti  invio con la presente un velocissimo saluto ringraziandoti per tutti i tuoi preziosi consigli; da quando ho seguito il tuo corso a Varese, tantissimi spunti sono utilizzati nella nostra gestione giornaliera.

Leggo oggi dell’Angelo custode, e mi permetto di scriverti per complimentarmi di ciò, lo trovo interessantissimo.

Buon lavoro.

Tiziana

Grazie Tiziana!

Che soddisfazione!
Per il mio lavoro, per la mia passione, per il Blog, per il nuovissimo Programma Angelo Costode.
E non temere, non si tratta di marketing da quattro soldi.

Spesso ricevo delle email che davvero mi fanno capire quanto sia importante offrire costantemente del valore vero alle persone che – come Te – mi seguono con attenzione.
Con Obiettivo Efficacia stiamo cercando di esserTi fianco a fianco nel giorno per giorno che caratterizza questo momento davvero non facile.

Con il  Programma Angelo Costode ho voluto andare ancora oltre, offrendoTi la possibilità di avere qualcuno accanto che ti supporta grazie ad un sistema fatto apposta per permetterti di raggiungere il traguardo che ti sta a cuore.

Grazie ancora dei feedback che mi aiuteranno ad offrirti ancora più valore.