Libertà di fare la differenza

Cosa ha fatto la differenza oggi?

«Tutto conta. Oggi ho vinto per un niente, so non ci credi, se non lavori sui dettagli non vinci una gara così. Mentalmente, con la lucidità, porti a casa tantissimo. Sto capendo che posso vincere in MotoGP, sono più consapevole del mio potenziale. Chi ti sta vicino te lo dice spesso, ma se non arrivano i risultati lo mandi a quel paese. Invece lavorare su certi aspetti ti aiuta a capire che ci sono i modi per migliorare».

Queste frasi sono di Andrea Divizioso, tratte da moto.it.

Direi che c’è da riflettere!

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Quanto conta una “bella” voce? (2^ parte)

Hai ascoltato la “tua vera voce”?

Se lo hai fatto davvero, molto bene! Si tratta di un primo passo fondamentale.

Dunque ora sai di preciso cosa udirò io, quando mi parlerai; sa di preciso quali sono le tue caratteristiche in termini di:

  • Precisione e chiarezza dell’esposizione
  • Tono della voce: risulta monotona o spazia in modo da risultare davvero in linea con le diverse situazioni e gli effetti che vuoi ottenere?
  • E il ritmo: il discorso scorre bene o si inceppa frequentemente con borbottii o frequenti intercalari? Rallenta invece quando è importante far comprendere la rilevanza di ciò che stai dicendo? Nel complesso ti sembra di riuscire ad interessare chi ti ascolta con un ritmo coinvolgente o risulti noioso?
  • A che volume parli normalmente? Ti si sente bene? Sei in grado di affrontare da questo punto di vista situazioni pubbliche?
  • La tua voce è alta o bassa? Come ti sembra influisca questo aspetto sull’effetto che fai agli altri? E su te stesso?

Aver avuto il “coraggio” di ascoltare pazientemente la tua voce ti permette di raggiungere alcuni risultati importanti; per rendere questo esercizio ancora più potente registrati in situazioni diverse e valuta come la tua voce si comporta in queste diverse condizioni. Cerca di capire se lei ha fatto esattamente quello che tu avresti voluto facesse; poni attenzione all’effetto che produce su di te e domandati quali risultati può generare nei tuoi interlocutori.

Valuta anche quale dei parametri sopra elencati ti è sembrato più in linea e quale/i invece richiedono un lavoro da parte tua. Conoscere la situazione rappresenta certamente un primo importante passo verso la consapevolezza dei propri mezzi e la volontà di migliorarli, ove necessario.

Poni attenzione agli aspetti che non ti soddisfano, cerca di lavorarci e continua ad ascoltarti, per verificare il miglioramento.

Sapere, saper fare, saper essere

5 semplici parole, sentite o ascoltate chissà quante volte.

Mi è stata data l’occasione di poterci riflettere e questi pensieri, che leggerai di seguito, sono scaturiti proprio da lì.

Se a prima vista sembra il SAPERE ad aprire le danze, io mi sono convinto che l’ultimo della serie, il SAPER ESSERE, costituisca invece la fonte del tutto.

Ritengo che chi SA (cioè comprende l’importanza e vuole) ESSERE, si ponga anche nelle condizioni di SAPERE (cioè di padroneggiare le conoscenze) e di SAPER FARE (cioè di applicare ciò che conosce) in modo adeguato.

Ovvero la persona comanda e dispone circa la propria professionalità e competenza, decidendo cosa e come studiare e le modalità organizzative e gestionali dell’agire professionale proprio e dei collaboratori.

Direi quindi che è il SAPER ESSERE  connotare sia il SAPERE che il SAPER FARE, conferendo continuità, ampiezza e spessore alla competenza professionale.

SAPER ESSERE si declina anche in:

  • SAPER STARE nelle situazioni che contano
  • SAPERCI FARE nella relazione con il cliente
  • SAPER FAR FARE nel processo di delega ai collaboratori
  • SAPER RIMANERE al passo con i tempi, capendo quando è ora di cambiare e riuscendo a farlo

Non è certamente semplice, ma dà sale alla vita.

E tu, da che SAPER ESSERE parti?

 

Ma qual è il confine vero

… tra lasciare che la vita scorra e che le cose accadano e voler invece plasmare il mondo intorno a sé, affinché si materializzino i propri e altrui sogni?

E qual è il naturale punto di separazione fra la guida e l’autonomia di chi si ha accanto? Fra coordinamento e crescita personale?

Quanto lavoro quotidiano è dedicato al fare e quanto a trovare un personale e non troppo precario equilibrio fra queste diverse dimensioni della relazione con il mondo e con le persone?

Quanta creatività viene stimolata e messa in campo proprio dal non lasciar che accada solo ciò che vuol accadere?

Quanto si annusa il vento ogni giorno per cercare “quello giusto” e quante “nasate” costa decidere di non arrendersi alla prima soluzione che ci si ritrova fra le mani?

Non sono certezze e neanche risposte, è vero, ma non sono neppure domande sciocche (almeno credo). E le domande aiutano a pensare.

Chi sei davvero?

Buongiorno Dr. Pozzatti,
l’altra volta si è soffermato sul valore della resilienza ed ora si occupa dell’importanza di andare oltre le abitudini ……… complimenti per la sua visione che partendo da una profonda saggezza e consapevolezza ( anche di taglio psicologico ) integra e sviluppa al meglio le tematiche relative alla organizzazione del lavoro e di come si può lavorare meglio.
Per quanto mi riguarda ho imparato a mie spese che si fa per quello che si è appreso e quindi se non sei stato fortunato ripeti le cose sbagliate che hai visto fare………… mi viene ancora da citare il buon Gaber e il verso di quella canzone ” mi guardo dal di fuori come fossimo due persone ” ………… Rispetto alla necessità di andare oltre alle proprie abitudini ci sono arrivato faticando non poco anche se sono consapevole che è un lavoro su se stessi che non finisce mai o quasi. ( Parlo almeno per me ).
Ancora complimenti ………………….. mi trova compartecipe e riconoscente per gli spunti che continua a produrre.
Buona giornata.

Conoscersi è davvero importante.
Conoscere se stessi significa conoscere le proprie abitudini e, se  necessario, avere la voglia di modificarle, sforzandosi di sostituire le cattive con altre, migliori.
Temperamento e ambiente, è vero, condizionano non poco; ma non del tutto.
C’è sempre uno spazio per la volontà, che, attraverso consapevolezza, metodo, tenacia e qualche “trucco” può riuscire a cambiare le cose, non solo per il bene della persona, ma anche di coloro che la circondano stabilmente, dipendenti o familiari che siano.
Spesso si indulge in comportamenti poco produttivi e, pur essendone pienamente convinti, non si riesce a schiodarsi da essi.
Ad esempio: “Quando sono giù di morale mi consolo mangiando più del necessario . Ma quando mangio più del necessario poi mi deprimo.” Quindi?!?!
Quanto più decidi di non delegare ad altri la responsabilità delle tue scelte, tanto più lavorare sulle abitudini ricorrenti (ciò che fai ogni giorno) diventa davvero importante.
Certo, ci vuole pazienza e costanza, sapendo che non tutti reagiamo nello stesso modo (c’è chi riesce a mangiare un quadratino di cioccolato al giorno; io invece, se apro la confezione…), ma la goccia tenacia scava la pietra (e cambia le abitudini).